Elezioni, ecco perché il Rosatellum obbliga alle alleanze tra partiti

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Il Parlamento che uscirà dalle elezioni politiche del prossimo 25 settembre sarà composto sulla base del Rosatellum, metodo di ripartizione dei seggi previsto dalla legge elettorale in vigore e proposto del relatore Ettore Rosato (in foto). È la stessa norma con cui si è votato alle legislative del 2018

In molti avevano chiesto un cambiamento prima delle elezioni. Eventualità sfumata con la precipitosa caduta del governo di Mario Draghi. Il tempo per approvare una nuova legge elettorale in vista del voto ormai non c’è

La convinzione diffusa è che il Rosatellum sia da cambiare perché spinge le forze politiche ad accordarsi tra di loro, mettendo in piedi alleanze che con un sistema elettorale diverso non nascerebbero

COME FUNZIONA IL ROSATELLUM – Il Rosatellum è valido sia per la Camera dei Deputati che per il Senato e si inserisce tra le leggi elettorali di tipo misto, andando ad assegnare parte dei seggi sulla base di meccanismi maggioritari e un’altra parte con meccanismi proporzionali. I seggi delle Camere sono assegnati per 3/8 in collegi uninominali e per la parte restante seguendo il metodo proporzionale

I COLLEGI UNINOMINALI –  Il peso politico della legge è spostato soprattutto sulla parte maggioritaria: 147 seggi su 400 alla Camera e 74 su 200 al Senato vengono assegnati nei collegi uninominali

Ogni partito o coalizione nei collegi uninominali presenta un solo candidato. Viene eletto il candidato più votato: vince chi prende anche solo un voto in più degli altri

È questo il meccanismo che spinge alle alleanze: più ampia è la coalizione, più possibilità c’è di vincere i seggi nei collegi uninominali

LA QUOTA PROPORZIONALE – Quasi tutti gli altri seggi, 245 alla Camera e 122 al Senato, vengono spartiti con metodo proporzionale. Si riesce così a pesare per ogni forza politica il livello di consenso tra gli elettori, perché viene eletto un numero di candidati proporzionale ai voti ricevuti da ogni lista

Ogni elettore, nel collegio a cui appartiene, esprime una preferenza, con cui va a votare sia per la parte uninominale che per quella proporzionale. Mettendo un segno sul candidato, il voto andrà anche a tutte le liste che lo sostengono. Si può altrimenti votare una sola lista e il voto andrà al candidato previsto all’uninominale

I VOTI ALL’ESTERO – Restano poi i voti all’estero, assegnati con metodo proporzionale e voto di preferenza. I seggi da assegnare in questo caso sono 8 alla Camera e 4 al Senato

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