Qatar 22: “soccer business” di Antonio Sanges

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L’evento Qatar 22, risulta essere il mondiale di calcio che ha determinato il “maggior investimento aziendale” , per un valore totale  pari a 250 mld di dollari (Fonte Il Sole 24 ore). Riguardo al valore dell’investimento, circa 103 mld sono stati stanziati dal Governo , per attivare progetti straordinari di cui,  6,5 mld di euro destinati alla costruzione di otto nuovi stadi.

L’ideale classifica del valore dei mondiali più costosi, risulta essere la seguente: USA ’94 (500 mld di dollari), Francia ’98 (2,3 mld di dollari), Giappone 2002 (7 mld di dollari ), Germania 2006 (4,6 mld di dollari) Sud Africa 2010 (3,6 mld di dollari) Brasile 2014 (15 mld di dollari) Russia 2018 (11.6 mld di dollari) Qatar 2022 (250 mld di dollari).

La Fifa con 14 sponsor globali, grazie all’organizzazione di Qatar22, raggiungerà valori di “ricavi pari a 7 mld di dollari” , superando di 600 mln l’obiettivo del “business plan aziendale” fissato nello scorso 2018. Mettendo in “fuori gioco l’evento aziendale Qatar 22”, il sondaggio attivato da SWG , rileva che il “sistema calcio italiano”, e’ in grave crisi, e lo stesso avrebbe bisogno di un profondo rinnovamento. (Fonte Gazzetta dello Sport)

I tifosi ed appassionati, intervistati da SWG hanno evidenziato “criticità dell’azienda calcio italiana”, proponendo i seguenti correttivi: 1) aumento degli investimenti sui giovani calciatori (91% degli intervistati), 2) limite agli stipendi con attivazione del salary cup (90%), 3) riduzioni dei costi fissi di gestione invece che un aumento dei ricavi (78%), 4) bilancio societario sostenibile quale elemento migliorativo , rispetto ad un successo sportivo determinato  con spese faraoniche (76%).

La 12^ edizione di Report Calcio 2022, conferma che l’azienda calcio italiana, rileva evidenti criticità riguardo la “sostenibilità economico-finanziaria”, con relativo “squilibrio strutturale”,  che già prima della pandemia risultava particolarmente evidenziato.

Dal documento sviluppato dal Centro Studi FIGC in collaborazione con AREL (Agenzia di Ricerche e Legislazione) e PwC Italia (PricewaterhouseCoopers), si evince che nei 12 anni analizzati prima dell’impatto del Covid-19 (dal 07-08 al 18-19), il calcio professionistico italiano ha prodotto un ‘rosso’ aggregato pari a circa 4,1 miliardi di euro (quasi € 1m al giorno). (Fonte Calcio&Finanza)

Tale dato evidenzia che il 79% dei bilanci dei club di calcio , al termine della propria stagione calcistica ha chiuso con un valore di “perdita d’esercizio”. La pandemia Covid19, ha confermato una crisi ‘strutturale’ del sistema calcio italiano, con determinazione del “valore della  perdita complessiva” aumentata dai 412 milioni del 2018-2019 agli 878 del 2019-2020, fino agli oltre 1,3 miliardi del 2020-2021.

I “due campionati giocati  con impatto Covid-19” (19-20 e 20-21) hanno  determinano per l’azienda calcio italiana , un valore negativo di  “perdite d’esercizio aggregate”,  pari ad oltre 2,2 miliardi di euro, con relativo “indebitamento finanziario” incrementato  dai 4,8 miliardi di euro del 2018-2019 ai quasi 5,4 del 2020-2021.

Il valore del  “fatturato aggregato” dei club di Serie A, B e C ha raggiunto nel periodo  “pre Covid-19”  quasi 3,9 miliardi di euro, con un aumento di 1,5 miliardi rispetto a 12 anni prima, ma quasi il 90% della crescita dei ricavi tra il 2007-2008 e il 2018-2019 è stata utilizzata per coprire l’aumento degli stipendi e degli ammortamenti/svalutazioni.

In considerazione del sondaggio SWG, ed in relazione con la 12^ edizione di Report Calcio 2022, per vincere la sfida del “calcio austerity”, la FederCalcio propone la misurazione della “sostenibilità dell’azienda calcio” attraverso l’applicazione dei seguenti “indicatori” :1) indice di liquidità ammissivo (dallo 0,6 fino all’0,8 in tre anni), 2) indicatore indebitamento e costo del lavoro allargato con ricavi al netto delle plusvalenze, 3) indice di rapporto flussi di cassa e servizio del debito, 4) indice rapporto costo squadra.

Strategie  di “azienda calcio partecipata” per vincere la sfida al “calcio industry” ?

Antonio Sanges – Dottore Commercialista

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