Chi era Matteo Messina Denaro?

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Il boss di Castelvetrano arrestato questa mattina dopo 30 anni di latitanza, è l’ultimo dei super latitanti di Cosa Nostra. L’unico uomo ancora in libertà che conosce i segreti delle stragi del 1992 e del 1993.

Fino ad oggi è considerato uno dei latitanti più pericolosi al mondo. ‘Diabolik’ o ‘U Siccu’, come è da sempre nominato nella cosca mafiosa, è una presenza fissa negli elenchi del Viminale quando si parla di ricercati di massima pericolosità.

Matteo Messina Denaro è considerato uno dei capi assoluti della mafia. Nato nel 1962 a Castelvetrano, in provincia di Trapani, è il figlio di Ciccio, uno degli storici alleati di Totò Riina. Il suo padrino di cresima è Antonino Marotta, un ex affiliato alla banda di Salvatore Giuliano. Iniziò la sua scalata criminale nel 1989, quando fu denunciato per associazione mafiosa partecipando alla faida tra i clan Accardo e Ingoglia di Partanna.

Il suo nome fu scritto per la prima volta su un fascicolo d’indagine dal giudice Paolo Borsellino.  Nel 1992 fece parte del commando dei mafiosi di Brancaccio e della provincia di Trapani, che andarono a Roma per un attentato nei confronti di Maurizio Costanzo e per uccidere Giovanni Falcone e il ministro Claudio Martelli. Nello stesso anno fu esecutore dell’omicidio di Vincenzo Milazzo, capo della cosca di Alcamo, e della sua compagna Antonella Bonomo.

Nel 1993 fu il mandante del sequestro del dodicenne Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito di mafia Santino Di Matteo, che dopo quasi due anni di prigionia fu strangolato e sciolto nell’acido.

L’ultima volta che è stato visto in libertà è nell’agosto del 1993 quando era in vacanza a Forte dei Marmi. Resta solo l’immagine di un ragazzo con un look casual e i rayban. Poi nulla, divenne un fantasma all’età di trent’anni quando scrisse una lettera alla fidanzata Angela. “Sentirai parlare di me, mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità”. Con queste parole aveva annunciato la sua vita da ricercato dopo le stragi mafiose del 1992 e del 1993.

Aveva avuto un ruolo di rilievo nelle stragi di Capaci e Via D’Amelio che costarono la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e negli attentati del 1993 a Milano, Firenze e Roma.

Con la morte del padre Ciccio nel 1998 è diventato il capomandamento di Castelvetrano e rappresentante della provincia di Trapani in Cosa nostra. Rappresenta uno dei ricercati di primissimo livello perché, fino all’operazione di questa mattina che ha condotto al suo arresto, era rimasto l’unico boss in libertà a conoscere i segreti delle stragi.

Olindo Nuzzo

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