Allarme da report Istat: aumento povertà assoluta, nel 2030 a rischio una famiglia su 10

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“In una nazione che cullava storie di prosperità e crescita, ci troviamo oggi a testimoniare un mutamento silenzioso ma profondo. L’indagine che andremo a presentare non è soltanto una raccolta di dati; è il racconto di una realtà che bussa alle porte di sempre più famiglie”.

Così Istat presenta “Povera Italia, poveri italiani”, ultimo report riguardante l’indigenza del Paese, ma anche le tendenze future. nuovo report sulla povertà in Italia, basato sui dati ISTAT più recenti. Con una visione approfondita e senza veli, vi invitiamo a guardare l’Italia così com’è, oggi: un Paese che si confronta con l’ombra crescente della povertà, non più un fantasma tra le righe di un report ma una presenza viva tra noi.

Le proiezioni per il 2030 sono drammatiche: 1 famiglia su 10 potrebbe trovarsi in povertà assoluta. Istat sottolinea l’importanza di diffondere questi dati, al fine di informare i cittadini sulla reale situazione, vista spesso ancora lontana da molti, ma vissuta in prima persona da troppe persone.

Il report Istat 2024: cosa significa povertà assoluta?

La povertà assoluta in Italia indica la situazione di individui o famiglie che non riescono a coprire le spese di beni e servizi essenziali per un vivere dignitoso, inclusi alimentazione, casa, vestiario e salute. L’ISTAT stabilisce la soglia di questa povertà valutando il costo di un paniere essenziale di beni, aggiornato regolarmente per adeguarsi ai cambiamenti di stili di vita e consumi. Tale soglia varia a seconda della dimensione e composizione della famiglia e della zona geografica, riflettendo le differenze nel costo della vita in Italia.

Chi sono i poveri in Italia?

Il 2023 conferma il rapporto uscito a fine 2022 sul sito dell’Istat. Nonostante i numeri non mostrano incrementi significativi, è evidente che la situazione generale peggiora ogni anno. Nel 2021, le donne rappresentavano il 50,13% degli individui in questa condizione, mentre gli uomini il 49,77%. Questo squilibrio si accentua lievemente nel 2022, dove le donne in stato di povertà raggiungono il 50,38% contro il 49,62% degli uomini, evidenziando una leggera ma costante crescita della vulnerabilità femminile.

Guardando le fasce d’età, nel 2021 i giovani tra 0-17 anni costituivano il 22,60% dei poveri, seguiti da coloro nella fascia di età 35-44 anni (19,97%) e 45-54 anni (16,19%). Le persone oltre i 65 anni rappresentavano il 10,62%. Nel 2022, la distribuzione mostra una variazione nelle percentuali, ma la tendenza al rialzo è comune a tutte le classi.

L’aspetto più allarmante è dato dall’aumento di famiglie in povertà assoluta: si passa da famiglie con un figlio che rappresentano il 40,76% nel 2021 al 45,9% nel 2022, e famiglie con due figli dal 10,87% al 13,59%. In maniera ancora più preoccupante, il grafico mostra un aumento delle famiglie con tre figli in povertà, che crescono dal 1,84% al 3,14% in solamente un anno.

Questi dati rivelano anche una distribuzione omogenea della povertà, che colpisce indistintamente le varie componenti della società italiana.

Il dramma dei salari: i working poor

L’11,5% degli occupati in Italia è a rischio povertà, noti come “working poor”. Secondo l’Istat, sono individui che hanno lavorato per almeno metà dell’anno ma il cui reddito familiare annuo è inferiore al 60% del valore mediano nazionale. Nonostante percepiscano un salario, questi lavoratori vivono in gravi difficoltà economiche.

Le cause includono salari non adeguati all’aumento del costo della vita e la precarietà del lavoro. Il rischio di povertà raddoppia per chi lavora part-time, a tempo determinato o autonomamente. Dal 2010 al 2022, il rischio povertà è aumentato dal 9,5% all’11,5%, superando la media UE dell’8,5%. Nel Mezzogiorno, un quinto dei lavoratori è a rischio povertà, con Sud e isole che presentano valori quasi doppi rispetto alla media nazionale (20,4% e 21,9% rispettivamente), mentre Nord e Centro registrano valori inferiori all’11,5%.

Forbice allargata tra (tanti) poveri e pochissimi super ricchi

In Italia, vivono 8.930 persone il cui patrimonio netto supera i 30 milioni di dollari. Messa assieme, la loro ricchezza arriva 897 miliardi. Al di là di queste due categorie, c’è il resto della popolazione, i 53,5 milioni di italiani che non rientrano né tra i super-ricchi né tra quelli in povertà assoluta. Tra questi:

  • L’83% (circa 44,4 milioni di persone) è classificato come “sicuramente non povero”, il che indica un tenore di vita stabile e al di sopra della soglia di povertà;
  • Il 9,5% (più di 5 milioni di persone) rientra nella categoria di “quasi poveri”, suggerendo una situazione economica precaria che potrebbe facilmente deteriorarsi in assenza di stabilità lavorativa o di supporto sociale;
  • Infine, il 7,5% (oltre 4 milioni di persone) è considerato “appena povero”, il che implica una condizione di vulnerabilità maggiore dove anche piccoli cambiamenti nel contesto economico o personale potrebbero spingerli al di sotto della soglia di povertà.

Questo spaccato dimostra che, nonostante la presenza di una ricchezza patrimoniale considerevole a livello nazionale, esiste un divario economico marcato che influisce negativamente sulla qualità della vita di una parte notevole della popolazione.

Previsioni inquietanti

Ecco un’analisi della proiezione della povertà assoluta tra le famiglie italiane dal 2005 al 2030. La linea rossa mostra un trend inquietante: l’incidenza della povertà assoluta è in aumento. Nel 2005, la percentuale di famiglie in questa condizione era intorno al 5%, ma nel corso degli anni è salita gradualmente.

Da notare in particolare sono i picchi che si prevede avvengano in futuro. Secondo le stime, si potrebbe arrivare al 9% entro la fine del 2024.La proiezione più allarmante è quella per il 2030, dove si evidenzia che 1 famiglia su 10 potrebbe trovarsi in stato di povertà assoluta.

Fonte: newsprima.it

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