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De Luca a Il Mattino: «I vertici del Pd hanno paura delle primarie»

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«In questi anni è cambiato il mondo. Sono cambiate le forme della politica, i linguaggi, il rapporto tra leadership e cittadini. Ascolto a volte espressioni di nostalgia per il partito con la P maiuscola. Ho scoperto dopo anni che quel partito esisteva solo nella mia testa. Quel partito non c’è più, distrutto non da Renzi, ma da gruppi dirigenti di anime morte, che hanno prodotto negli anni centralismo burocratico, correntismo, doppiezza, e selezione “in negativo” dei gruppi dirigenti. Oggi non tutto è chiarito. Ritengo che sia irrinunciabile il valore della militanza. Occorre porre argine alla balcanizzazione correntizia e definire nuove regole certe per il pluralismo interno. E inoltre, occorre affrontare due nodi irrisolti: il rapporto fra centro e organizzazioni locali (mai più centralismo burocratico); e il rapporto fra azione di governo e territori.

Mi auguro che l’azione di rinnovamento e anche di rottura operata da Renzi approdi oggi alla valorizzazione del merito, oltre i correntismi; e alla difesa dei valori, oltre l’anagrafe. È questa la sfida di leadership – di egemonia – che è di fronte al segretario». Lo ha detto il Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca in una lunga intervista pubblicata sul quotidiano Il Mattino. Nell’edizione on line (il mattino.it) si ripercorrono alcuni passaggi dell’intervista, la corsa alle regionali ma anche un giudizio sul Governo Renzi: «Il Sud è scomparso, o quasi, dal panorama politico dell’Italia. Paghiamo la pochezza di tanta parte delle classi dirigenti meridionali. Paghiamo i tanti disastri e le gravi inefficienze del Sud. La permanente tragedia dei rifiuti colpisce l’Italia intera.

Detto questo, non possiamo accettare che, con l’alibi dell’inefficienza, si taglino risorse al Sud, si riducano i cofinanziamenti dello Stato rispetto ai fondi europei. Sono fra quelli che – in forte minoranza – non comprendono ancora bene la funzione dell’Agenzia Nazionale per la Coesione. E sono preoccupato che la fase di riorganizzazione delle nuove province e delle città metropolitane determini nuovi ritardi e grovigli burocratico-amministrativi. Intanto, il primo anno del ciclo europeo 2014-2020 se ne è andato. Allora, il problema è individuare i soggetti istituzionali efficienti, e premiare questi, orientando lì le risorse, non limitandole per tutti». 

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