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Caos Ruggi: reparti spostati per far spazio ad Enrico Coscioni

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Il centro di procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale Ruggi d’Aragona rischia la chiusura, dopo la decisione di ridimensionare il centro diretto dal dottor Giorgio Colarieti nei locali autorizzati nella Torre Cardiologica. Il motivo è presto spiegato: le stanze della Torre dov’è stato finora il Centro anti-infertilità servono al reparto di Cardiochirurgia d’elezione diretto dal dottor Enrico Coscioni, creato con lo sdoppiamento della vecchia divisione di Cardiochirurgia affidata al dottor Severino Iesu. Lo scrive LIRATV.com

L’effetto della decisione è immediato: la data è quella del 15 gennaio. La conseguenza è il venir meno dei requisiti per l’esercizio della procreazione medicalmente assistita, norme alla mano.

Ogni mutamento rispetto alla precedente autorizzazione, infatti, andrebbe nuovamente autorizzato. Cosa che finora non è accaduta. Il che, come rilevato dal responsabile Colarieti nella nota inviata alla direzione dell’Ospedale Ruggi, rischia di far incorrere in reati di natura penale, visto che senza autorizzazione specifica la procreazione medicalmente assistita e la conservazione di tessuti umani dei pazienti oncologici non si possono fare.

Insomma, sembra che i vertici del Ruggi siano incorsi in un pasticcio per far spazio al nuovo reparto del dottore Coscioni, sacrificando non solo il centro anti-infertilità di Colarieti ma anche il reparto di Oculistica Pediatrica diretto da un’eccellenza assoluta del campo: quel dottor Adriano Magli che condivideva i locali nella Torre ospedaliera per operare i bambini prematuri a rischio cecità.

Se si considera che in Campania c’è solo un’altra divisione di Oculistica Pediatrica con le stesse caratteristiche al Santobono, è facile dedurre la gravità della decisione di sottrarre spazi per creare un doppione della Cardiochirurgia. Inoltre: per il reparto del dottor Magli la soluzione degli spazi attigui alla Radioterapia sembra inadeguata. Provate ad immaginare decina di genitori con bimbi in tenera età a rischio cecità affollarsi laddove manca una sala d’attesa dedicata, a due passi da apparecchiature Pet Tac, aspettando di fare l’intervento salva-vista.

Davvero qualcuno dovrebbe spiegare il perché di un provvedimento ad horas, tra l’altro ignorando che per il centro anti-infertilità sono state acquistate apparecchiature per 500mila euro mai montate e che ora non si sa che fine facciano. Probabilmente, se non ci sarà una correzione in corsa, se ne occuperà la Corte dei Conti.

VIDEO LIRATV Tg 13 gennaio 2020

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