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Coronavirus, la movida si è fermata. L’appello dei locali: «Aiuti anche per noi»

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«Siamo stati i primi a chiudere, ad oggi non sappiamo quando sarà possibile riaprire: servono aiuti anche per i locali della notte e per chi fa intrattenimento». L’appello è dei gestori delle discoteche di tutta Italia. In Cina i club hanno già riaperto, per noi sarà più dura dicono all’unisono da Jesolo a Palinuro passando per la capitale del divertimento, ovvero Rimini con l’amica Riccione. Aprire con limitazioni e prescrizioni sarebbe difficile, per non dire impossibile anche perché il problema è sempre quello delle verifiche: chi accerterà il rispetto delle limitazioni? Per riaprire probabilmente sarà necessario fare la cosa più semplice: attendere che la situazione si normalizzi».
Un’attesa che però vorrebbe dire rimanere chiusi per tutta l’estate, con una perdita di fatturato per svariati milioni di euro. Possiamo ipotizzare una riapertura per ottobre, ma nel frattempo le nostre aziende devono essere messe nelle condizioni di sopravvivere. Si parla di aiuti e sgravi per tutti, ma non per le discoteche e discobar. I nostri locali sono tra i punti di forza dell’offerta turistica, creano indotto e muovono migliaia di giovani per tutta l’estate. Abbiamo bisogno di un sostegno concreto, servono sgravi fiscali a più livelli e sostegni reali per pagare gli affitti dei locali. Oggi stiamo vivendo una situazione paradossale: nello stesso momento ci possono essere 300 persone dentro un supermercato ma le discoteche e i discopub devono rimanere chiusi. Non tutte le attività che rimarranno chiuse durante l’estate, tra sei mesi avranno la forza economica di riaprire e ogni locale che chiuderà i battenti definitivamente rappresenterà una perdita per l’offerta turistica. Per questo ci attendiamo una maggiore considerazione e qualche aiuto in più. Riteniamo di rappresentare una parte importante della nostra economia, per questo se ora ci viene chiesto un sacrificio riteniamo che sia giusto ricevere un sostegno».
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