Droga dall’Ecuador al porto di Salerno, colpo al Clan Tamarisco

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Finanza_al_PortoSono 34 le misure cautelari eseguite dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Napoli nell’ambito di un’operazione contro il traffico internazionale di stupefacenti dal Sudamerica gestito da due clan della camorra di Torre Annunziata. L’operazione, coordinata dalla Dda del capoluogo campano, ha permesso di sgominare la rete del clan Tamarisco, il cui reggente – Bernardo Tamarisco, 44 anni, costretto sulla sedia a rotelle per un agguato subito negli anni ’90 – malgrado fosse agli arresti domiciliari coordinava, secondo l’accusa, un intenso traffico di cocaina, in particolare proveniente dall’Ecuador.




IL TRASPORTO E I RAPPORTI CON LE ‘NDRINE. La cocaina destinata al gruppo “TAMARISCO” veniva spedita via mare dai porti del Sud America (in particolare da quello di Guayaquil in Ecuador) a quello italiano di Salerno, dove l’organizzazione poteva contare sull’appoggio di alcuni operatori addetti alla movimentazione delle merci per il recupero e la successiva consegna delle partite di stupefacente occultate all’interno dei containers. Sulla base dei riscontri probatori acquisiti nel corso delle indagini, l’organizzazione e riuscita a concretizzare diverse imponazioni di cocaina dall’Ecuador, fra cui si segnalano i 48 chilogrammi giunti presso il porto di Salerno nel mese di giugno del 2014 e altri 24 chilogrammi nel dicembre del 2014.

Dall’inchiesta emerge che alla cosca erano giunti via mare, nel solo 2014, 72 chili di coca. La seconda organizzazione, meno articolata rispetto alla precedente, era specializzata nell’importazione dalla Spagna di ingenti quantitativi di hashish che venivano trasportati in Italia attraverso automezzi pesanti, all’interno di appositi carichi di copertura.

L’operazione della Gdf ha visto l’impiego di oltre 170 militari, in varie regioni d’Italia. Le misure cautelari emesse dal gip sono 22 custodie cautelari in carcere, sette arresti domiciliari e cinque obblighi di presentazione all’autorità giudiziaria. Sottoposti a sequestro preventivo beni per circa 10 milioni di euro, ritenuti provento del narcotraffico. Dalle intercettazioni è emerso anche che uno degli arrestati, Domenico Tamarisco, scarcerato lo scorso 6 aprile, avrebbe programmato l’uccisione di un uomo, non identificato, con il quale era entrato precedentemente in contrasto.

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