Salerno: la scuola e le arti in campo per le popolazioni colpite dal sism

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Orchestra_EtnopopolareDue appuntamenti in cui la scuola e le arti scendono in campo per le popolazioni colpite dal sisma. Lunedì 5 settembre, alle ore 21.00 in largo S. Maria dei Barbuti, nel centro storico di Salerno, fuori programma, per la XXXI edizione del “Barbuti Festival”, è in programma uno spettacolo il cui incasso sarà devoluto ai terremotati del sisma dello scorso 24 agosto. (ingresso 10 euro adulti, 5 euro studenti).

L’iniziativa si deve al il Liceo Statale “Alfano I” di Salerno che ha organizzato l’evento in collaborazione con la Fondazione della Comunità Salernitana, la Bottega S. Lazzaro e il Teatro dei Barbuti. Il progetto artistico e benefico coinvolge  i docenti,  gli studenti  e il personale della  scuola in giorni critici e di emergenza . La solidarietà  è una parola  che va sostanziata con  gli esempi e l’impegno, con la partecipazione attiva e il Liceo salernitano con i suoi indirizzi coreutico e musicale ha creduto fortemente, nonostante la  scuola  non sia  ancora iniziata per i ragazzi, condividere l’appello per una giusta causa, in uno stato  di emergenza.




Sul palco dei Barbuti si esibiranno  studenti e docenti dell’ Ensemble Jazz e del gruppo etnopopolare  con un repertorio  nazionale  internazionale, diretti dai Maestri Giuseppe Esposito, Fabio Schiavo, Gerardo Sapere d Espedito De Marino.

Giovedì 8 settembre, secondo appuntamento presso il teatro dei Barbuti, con il Liceo Alfano I di Salerno che si esibirà per una raccolta fondi a favore delle zone colpite dal sisma dello scorso 24 agosto. Alle ore 21.00 andrà  in scena “La vera gioia”, spettacolo di teatro danza su musiche di René  Aubry e Marco Frisina, firmato dalla coreografa siciliana Marcella Barbaro. I danzatori del Liceo Alfano I si esibiranno in uno spettacolo che ha come tema “il crollo” visto anche come metafora e “la perdita”.

I corpi danzano trasportati in un flusso di coscienza , in un “non luogo” in cui mondo visibile e invisibile si toccano. Uno spettacolo ricco di suggestioni e di contaminazioni che spaziano dalla danza al teatro. Alcune coreografie sono tessute sui versi di Neruda e di Cesare Pavese. Uno spettacolo emozionante, ricco di pathos che si conclude con un finale a sorpresa ricco di speranza  nel domani, nella vita.

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