Celiachia, la conoscenza può battere l’intolleranza (di Tony Ardito)

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tony-arditoVenerdì scorso si è tenuto a Salerno, presso Palazzo di Città, un convegno sulla celiachia, mentre in contemporanea i volontari dell’AIC (Associazione Italiana della Celiachia) divulgavano informazioni ai cittadini in una piazza del centro.

L’appuntamento è stato organizzato con particolare cura dal Consorzio ISMESS che opera allo scopo di erogare corsi di formazione ai professionisti del settore sanitario per agevolarne la crescita professionale.

L’AIC ha, quindi, promosso questa iniziativa nella convinzione che il riconoscimento precoce delle manifestazioni atipiche o inusuali della celiachia e delle patologie associate rappresenti la strategia vincente per la ricerca di soluzioni puntuali ai disagi di una fetta sempre più consistente della popolazione. Chi ne è colpito è, purtroppo, costretto talvolta a veri e propri pellegrinaggi tra più ambulatori medici, prima di poter giungere ad una corretta identificazione del problema.

La formazione medica mira, principalmente, a migliorare la condizione di vita delle persone celiache, sostenerle nella acquisizione di una piena consapevolezza della propria condizione, oltre a diffondere una corretta ed ampia conoscenza della patologia nella società anche attraverso una implementazione dell’impiego di cereali non tossici per tali individui.

Grazie alla dedizione di taluni scienziati, quali il salernitano Alessio Fasano, direttore del Centro di Ricerca per la Celiachia del Massachusset General Hospital di Boston e presidente della Fondazione EBRIS, ed al significativo contributo dell’associazionismo, questa condizione viene vissuta oggi dagli individui affetti e dai familiari con maggiore “leggerezza e serenità”, nella prospettiva che si possa arrivare, quanto prima, ad una più precisa definizione dei meccanismi che conducono alla intolleranza con l’intento di immaginare una prevenzione su larga scala, dedicata ai soggetti predisposti.

Su questa linea, si sta muovendo uno studio collaborativo, attualmente in corso in alcuni centri italiani, tra cui quello del Polo di Cava de’ Tirreni della Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno, egregiamente diretto da Basilio Malamisura. Lo studio si propone di seguire nei primi 6 anni di vita una coorte di neonati appartenenti a famiglie nelle quali ci siano uno o più individui affetti, per tentare di stabilire se vi fossero rapporti tra eventi precoci nella loro vita e rischio di insorgenza di celiachia.

La prevenzione, la conoscenza e la ricerca rappresentano dunque armi efficaci, al pari della terapia stessa, nella lotta ad ogni patologia, ma anche strumenti potenti per far cadere gli steccati di un approccio culturale e sociale spesso sbagliato verso condizioni che non possono e non devono rappresentare, per nessuno, una ragione di pregiudizio o di sconfitta.

 

editoriale a cura di Tony Ardito

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