‘Non violentarono il nipotino’. Assolti nonna, zia e due uomini

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Erano accusati di violenza ai danni di un bambino di cinque anni. Ieri, dopo circa 11 anni è finito l’incubo per la nonna, una zia paterna e due uomini che all’epoca dei fatti pare ruotassero intorno alla vita del bimbo, oggi adolescente.

I giudici della terza sezione penale del Tribunale di Salerno, hanno assolto, per non aver commesso il fatto quattro persone per le quali il pm Giovanni Paternoster aveva chiesto pene di circa 12 anni per ognuno.

A darne notizia il quotidiano Le Cronache oggi in edicola. L’inchiesta giudiziaria ha avuto inizio nel lontano 2006. All’epoca dei fatti furono raccolte le testimonianze del bimbo e iscritti nel registro degli indagati una serie di persone.

Poi, nel corso degli anni il processo ha subito dei rallentamenti fino a ieri, quando è giunto al termine. Una vicenda incredibile e di grande crudeltà quella ricostruita dagli inquirenti all’epoca dei fatti.

I fatti sarebbero stati consumati durante le visite che il piccolo faceva al papà. Secondo l’impianto accusatorio, il bambino, all’epoca dei fatti, sarebbe stato violentato con tamponi vaginali e altri oggetti, obbligato ad assistere a scene di sesso tra gli adulti e costretto a rapporti con altri minori che non si è riusciti a identificare. La nonna fu accusata di aver defecato e orinato sul nipote.

Un campionario dell’orrore che, pare, all’epoca avvrebbe trovato riscontro nelle dichiarazioni del piccolo raccolte dai consulenti della Procura dopo che l’inchiesta era già partita nei confronti del padre.

L’uomo è stato condannato a 12 anni con una sentenza divenuta definitiva nel 2011, ma da quel processo si è originato uno stralcio dopo che in altre deposizioni raccolte da giudici e assistenti sociali il ragazzino ha spiegato che i “lupi” – come li chiamava – erano più di uno, indicando due amici del genitore e disegnandoli nei loro luoghi di lavoro.

Successivamente nel procedimento sono state coinvolte anche nonna e zia. Si è così arrivati al nuovo processo, in cui la madre del bambino si è costituita parte civile tramite gli avvocati Francesca Vista e Marta Gnazzo.

Fu la donna a presentare denuncia quando il figlio le confidò di brutti giochi a cui era costretto, ma non immaginava che quegli orchi di cui parlava il bimbo potessero essere in famiglia.

I difensori, hanno sempre sostenuto che la ricostruzione della vicenda effettuata dall’accusa era troppo fantasiosa, fondata su racconti che non erano emersi nella prima indagine e che si sospetta siano stati male interpretati. Lo ha sostenuto nella sua arringa l’avvocato Francesco Rizzo e lo hanno ripetuto i colleghi Agostino De Caro, Agostino Allegro e Domenico Russo

Fonte Le Cronache oggi in edicola

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