“Maledetto e spaventoso alcol” la lettera a Il Mattino del papà di Nico

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“Mio figlio era un ragazzo pazzesco, con un cuore e una mente enorme, con una vita a disposizione ma che gli andava stretta per le tantissime cose che programmava e del quale era il primo realizzatore”. E’ uno dei passaggi della lettera che Antonio Marra, papà di Nicola il giovane di 21 anni di Napoli  che ha perso la vita in un tragico incidente la notte di Pasqua. Secondo l’autopsia, il giovane napoletano, di ritorno da una serata in discoteca a Positano, sarebbe deceduto sul colpo dopo un volo di circa 70 metri.

Nella lettera a Il Mattino il papà di Nico lancia un appello a tutti, genitori e figli adffinchè la morte del ragazzo non sia vana: «Maledetto e spaventoso alcol! Ma perché tutto questo…?
Nico ha voluto inconsapevolmente, casualmente ma purtroppo tragicamente,manifestare che si è arrivati a un punto di non ritorno. E adesso sto a piangerlo con un dolore che
mi fa morire giorno dopo giorno, ma che mi fa rabbia e costringe
ad urlare che non può e non deve succedere. Abbracciate i vostri figli, coccolateli,
fate loro leggere queste parole, la vita è preziosissima, non può essere ceduta in cambio
di uno sballo.

Il ritorno a casa dopo il divertimento deve essere qualcosa di normale e
scontato. Non si può pregare e sperare ogni volta nel miracolo ordinario di rivedere il proprio figlio riposare,al sicuro,nel proprio letto. A me non è più consentito…
Ciao Nico. Papà ti ama”

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1 COMMENTO

  1. La morte di una giovane vita è un fatto traumatico e drammatico. I padri non dovrebbero mai sotterrare i figli. Mai. Ma dobbiamo anche chiederci come siamo arrivati a questo dramma quasi quotidiano figlio di droga ed alcol. La mia generazione è quella che dai genitori riceveva più non che si. E i no erano no, senza se e senza ma. Vivevamo in una società in cui gli adulti erano come canta Venditti in “Giulio Cesare”: E mio padre una montagna troppo alta da scalare. Oggi forse i genitori sono diventati delle pianure e ovviamente i figli non hanno difficoltà ad attraversarle. Confesso che forse lo avremmo fatto anche noi se avessimo potuto, ma i nostri padri erano montagne troppo alte da sacalare.

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