Cammarota: «Il Porto va spostato. Stop al dragaggio, c’è rischio crolli»

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Nel 2017 la proposta arriva direttamente in Consiglio comunale. Antonio Cammarota da anni ormai studia, propone e rilancia la sua idea di città che passa inesorabilmente attraverso la delocalizzazione del porto commerciale di Salerno. Oggi l’argomento torna all’ordine del giorno, sollevato dall’inadeguatezza del viadotto Gatto e dalla volontà ormai comune di ripristinare il doppio senso di circolazione in via Benedetto Croce.

Il fatti tragici di Genova hanno acceso i riflettori sulla sicurezza dell’infrastruttura di via Ligea, con tutti gli annessi e connessi, con in testa il problema viabilità in ingresso in città. «Vogliamo vedere il dito che indica la luna o la luna?», dice Antonio Cammarota a Le Cronache oggi in edicola, riferendosi al possibile ripristino del doppio senso di circolazione in via Croce.

«Lì c’è un problema legato alle famiglie che abitano in quella zona. Penso che dobbiamo ragionare su altro». Andiamo per ordine: Viadotto Gatto. Il caso è approdato più volte nella commissione trasparenza di cui Cammarota è presidente. «Un dato su tutti: è una bretellina, realizzata tanti anni fa quando non c’era questo viavai di mezzi pesanti.

Dove collegare il porto con l’autostrada. Oggi a tutte le ore del giorno, domenica comprese, è invasa da mezzi pensati e dalle auto». Altro problema, il dissesto idrogeologico e porta Ovest: «Sappiamo che la Sam ha instaurato un contezioso civile con l’autorità portuale. Sappiamo che la zona è a rischio idrogeologico.

Parlano i fatti – prosegue Cammarota – e le frane e smottamenti che si sono verificati negli ultimi tempi. Una minima compromissione potrebbe far verificare ulteriori danni». Ed è per questo, dice ancora il consigliere comunale d’opposi zione, «che mi preoccupa fortemente il dragaggio del porto. Immagino le sollecitazioni che la zona portuale e quella dell’Olivieri avrà durante gli scavi. Penso che vada assolutamente impedita una simile operazione».

Ed ecco perché dobbiamo guardare alla luna: ossia al porto e pensare ed attivarci per la sua delocalizzazione. «Un po’ –dice – come sta avvenendo per le fonderie Pisano, si sta spingendo verso una delocalizzazione. Sul porto, stiamo spendendo ed immaginiamo di spendere notevoli risorse per adeguare qualcosa che non va bene in quel posto.

Tutto questo a fronte, probabilmente, di una cambiale (politica) scaduta da tempo nei confronti di qualche imprenditore. Il destino di Salerno non è in mano agli imprenditori, le scelte non competono a loro».

Tra l’altro, conclude, «quanto costa il nuovo porto? Quanto un nuovo ospedale o una nuova infrastruttura pubblica. Ed inoltre, a mio avviso, la delocalizzazione del porto consentirebbe nuovi posti di lavoro e restituirebbe un’area alla città di Salerno, con tutti i benefici del caso».

Fonte Le Cronache

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8 COMMENTI

  1. La faciloneria è diventato un cancro della nostra politica.
    Per spostare il porto di Salerno occorrono miliardi di euro.
    Cammarota vuole spostarlo? Benissimo. Ci dica prima dove e come recupera i soldi e poi ne riparliamo.

  2. Se mai si parte, mai si arriva! La navi aumentano sempre le proprie dimensioni, per cui Salerno non potrà più accoglierle! Allora è giusto cominciare subito ad affrontare il problema, perchè il porto per Salerno è un problema gigantesco, non una risorsa. I porti devono essere serviti da ferrovia e da ampi retroterra: Salerno non ha nè l’una nè gli altri. Di che parliamo?

  3. Se il costo per la delocalizzazione del porto (e per il ripristino del sito precedentemente da esso occupato) è paragonabile alla costruzione di un ospedale, immagino che il sig. Cammarota abbia diligentemente effettuato le analisi dei rispettivi costi e sia quindi in grado di renderli noti all’opinione pubblica.
    Si avrebbe così anche conoscenza dei fondi occorrenti e delle conseguenti azioni da svolgere per il loro reperimento.
    Ciò detto, va considerato in quanti anni l’attuale porto commerciale ha assunto la presente fisionomia.
    Non credo quindi che spostarne le strutture (e dove??) sia un’operazione di poco conto, che può avvenire nell’arco di qualche anno (a meno di non affidarsi a ditte e maestranze cinesi!!).
    Se il solo doppio senso di marcia su via B. Croce sta richiedendo mesi e mesi prima che ne venga deciso il ripristino, figuriamoci la delocalizzazione di uno scalo marittimo, con tutti gli annessi e connessi, cosa comporterà!!
    Senza contare le sicure proteste per gli impatti ambientali, di cui in Italia siamo maestri a livello … universitario (vedasi TAV, TAP, ecc.).

  4. Troppi quaquaraqquà che speculano sui fatti di cronaca puntando all’emotività del momento e che sparano la loro…oggi è Cammarota, politico locale fin troppo navigato per ignorare quanto un’opera come la delocalizzazione del porto commerciale appartenga solo alla propaganda dell’erba voglio che tanto ha successo negli ultimi tempi. Diciamolo, il vero vantaggio a cui punta gente come Santoro e Cammarota è soprattutto politico nel riaprire via Croce…una comodità piuttosto che un’esigenza.
    Infine Cammarota porti numeri, tempi , dati, progetti di fattibilità e capitoli di spesa, perchè di dispensatori di illusioni a buon mercato, la lista è già completa.

  5. Sulla delocalizzazione già da tempo ho espresso la mia opinione e vedo in particolare che molti si associano nel richiedere concrete informazioni sui costi di tutta l’operazione. Ma, il sig. Cammarota è sempre latitante su questo fronte.
    Quanto a via B. Croce è errato definire una comodità il ripristino del doppio senso. Caso mai la comodità la vogliono conservare tutti coloro che parcheggiano, anche al centro della carreggiata e impediscono il doppio passaggio, come del resto era anni fa.
    Si tratta invece di una esigenza ineludibile per razionalizzare il traffico ed evitare inutili percorrenze più lunghe del necessario e con maggiori contributi di intralci al traffico e di inquinamento.

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