Diario minimo per il turista estivo in cerca di meta (di Cosimo Risi)

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A come Australia. Dall’altra parte dell’Europa, più lontana ci stanno solo la Nuova Zelanda e alcune isole in mezzo al Pacifico. Calcolare buone 24 ore di volo per arrivare con il clima opposto al nostro. Non che faccia mai davvero freddo, ma neppure caldissimo. I canguri prendono a cazzotti  l’automobilista che li disturbi mentre dormono sdraiati sulla carreggiata. Noleggiare un vero fuoristrada, e non il SUV alla moda, per aggirare l’ostacolo nell’inatteso fuori pista. I serpenti giganti penetrano in casa dal giardino appena lasci aperta la porta finestra.  I locali  considerano gli animali elementi del paesaggio.

B come Burkina Faso. E’ fra le rotte più battute dai trafficanti di esseri umani, li inseriscono nelle carovane per attraversare il deserto fino al primo porto libico dove s’imbarcano per Lampedusa, il resort prediletto dalla nuova generazione di viaggiatori forzati. In questo e in altri paesi della Francafrique circola il franco CFA, valuta simbolo del neo-colonialismo francese.

La fonte è accreditata: Alessandro Di Battista, viaggiando e scrivendo di viaggi alla maniera di Bruce Chatwin,  s’intende di queste vicende più di un diplomatico di stanza a Ouagadougou. La Francia è presente in forze per stroncare il traffico alla fonte, non sempre ci riesce, Lampedusa attrae troppo per lasciarsi dissuadere dalla Legione Straniera.

C come Como. Quando arrivò George Clooney, all’epoca lo scapolo più desiderato del pianeta, il Lago di Como divenne meta del turismo glamour. La vicina Svizzera delle banche sicure, più che l’incipit dei Promessi Sposi, faceva il resto. Ora lo stesso Clooney, con la bella e impegnata moglie e con i gemelli belli e non ancora impegnati, invita in Villa il bello e impegnato Barack Obama e famiglia. Il corteo che li porta da Malpensa al Lago è degno di un Presidente in carica e non di un ex.

Solo che l’ex è Obama, il massimo richiamo politico – estetico. Potesse ricandidarsi nel 2020 contro Trump, non ci sarebbe partita di charme. Partito lui, partono pure le forze dell’ordine schierate a tutela e il Lago torna normale. Per un brivido cercare di infilarsi al matrimonio di Renzo e Lucia, tanto glamour non saranno ma li conosciamo dal liceo.

D come Dortmund. Uno dice che ci vai a fare a Dortmund, Germania. Cerchi la Dab nel luogo di produzione, è fra le migliori birre tedesche e la puoi gustare senza la confusione dell’Oktoberfest a Monaco, che si tiene in autunno, fuori tempo massimo per le vacanze estive. Poi scopri che il Belgio e non la Germania è il più fenomenale produttore di birre e che la Cancelliera Angela verrà a ritemprarsi in Alto Adige. Lunga salute a Lei, nostra Signora d’Europa!

E come Ellas. La Grecia passa dalla sinistra di Tsipras alla destra di Mitsotakis. Fino alla settimana scorsa era il luogo del cuore dei sinistri italiani in perenne ricerca del papa straniero. Imitavano persino l’abbigliamento:  camicia bianca con colletto slacciato, abito e scarpe nere, sembravano necrofori in pausa pranzo. Invece di Atene scelgano Napoli,   il classico sarto  ti  cuce l’abito addosso e ti fa somigliare a Jep Gambardella – Toni Servillo nella Grande bellezza. Pure lui con la camicia bianca sbottonata: ma sotto la giacca gialla, il vero tocco di stile.

F come Federer. Non è un fenomeno, è un noumeno. In Svizzera Roger è oggetto del culto laico e mercantile, qualsiasi oggetto pubblicizzi con la sua immagine, quello balza nelle vendite. Ora cuoce pure la pasta italiana per noi telespettatori. A Basilea vorrebbero intitolargli, in vita, una piazza o un ponte per richiamare i pellegrini in luogo idoneo alla pagana venerazione del dio del tennis. Nell’attesa non inseriamo Basilea nel carnet di viaggio.

G come glasnost. La trasparenza, predicava Mikhail Gorbaciov ai suoi tempi. Si sa come finì per l’URSS. Ora la si chiede a certi emissari leghisti che la Lega sconfessa. Assistiamo al primo caso  di un turista in Russia rimborsato da chi lo alloggia. In genere l’albergatore presenta il conto all’uscita dopo aver incassato l’acconto alla prenotazione. A Mosca danno rubli e non dollari, attenti alla conversione in euro.

Continua

Cosimo Risi

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