Se va a fuoco il pensiero? (di Claudio Tortora)

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Qualche anno fa Chi si è trovato per caso, a passare di lì, oppure ha soltanto appreso la notizia dell’incendio alla Feltrinelli, è rimasto certamente sorpreso.

Personalmente, se ben ricordo, oltre che sorprendermi  come tutti, ho avuto un attimo di smarrimento. Pensai  per un momento che qualcuno, poteva  aver considerato che tutto sommato, bastava poco per cancellare un pensiero!

Ecco ad esempio un banale incendio e le idee, scompaiono, non esistono più. Certo una certa angoscia  mi prese, poi pensai: Ma se resta chi pensa, una buona parte  si recupera, bisogna vedere però, se ne hanno ancora voglia.

Si perché di questi tempi a volte passa  il desiderio di pensare.

Viene più naturale lasciarsi andare, perché la mediocrità di chi ti ascolta ,possiede una percentuale  forte. Insomma lo spread della sensibilità già allora era a 1000!!!

Certo, di questi tempi, qualcuno potrà dire: In questa città già stiamo restando a piedi,perché c’è crisi del trasporto, le ristrettezze economiche ci attanagliano, siamo costretti a pagare più del dovuto all’erario, perché il momento lo richiede, chi vuoi che si ricordi che anni fa andò in fumo  una libreria e con lei  uno dei pochi coraggiosi contenitori del pensiero. Ed allora che ci resta?

Ci deve restare, penso oggi, a mio avviso, la voglia di spegnere questi incendi, di camminare a piedi, in attesa che passi il momento è arrivi davvero il mezzo di trasporto, quello buono, preciso, confortevole, deve passare la paura di sentirsi responsabile anche in piccola parte del disastro economico, perché magari non si è pagato una multa, o si è passato con il rosso, o perché si  è in cerca di un posto e ci si rivolge all’amico dell’amico, o perché si hanno 3000 euro in contanti, o una casa di proprietà ed un monolocale al mare,  per le  quali paghiamo le tasse, i mutui.

Però qualcuno potrebbero venirci a chiedere come abbiamo fatto e noi sapremmo anche  giustificare tutto, ma abbiamo paura, insomma, basta con queste angosce, per piacere, non esageriamo.

Certo siamo passibili di pene, se non abbiamo le carte  tutte in regola e pagheremo per questo. Ma siamo anche abituati   a pagare ed a rispondere sempre signorsì a chi  chiede (perché sono sempre i soliti che pagano) !!! È questo che dobbiamo fare, ma in allegria!

Pensate per un momento ai vari  Lusi, a Belsito, a Renzo Bossi, che non potranno più avere Lingotti, Brillanti, milioni  per la Tanzania o anche  migliaia di Euro per la benzina, pensiamo a quelli che  hanno fatto e stanno facendo come loro,ma che non sono stati ancora scoperti.

Poverini!!! Quelli si che hanno problemi. Come? dite che, non si preoccupano più di tanto, poiché alla fine, anche loro sanno che sono sempre i soliti a pagare?  Ed allora, perché agitarsi, tanto non possiamo fare nulla, l’unica cosa che resta di concreto è  non cancellare il pensiero.

Non lasciamo andare in fumo l’unica risorsa che abbiamo e soprattutto, cerchiamo di ricostruire sulle ceneri della tanta voluta confusione, creata dal disonesto pressapochismo, la nuova realtà.

Un pensiero non può cancellarsi, anzi può diffondersi  più del fuoco. Alimentiamolo allora con i nostri ideali e le nostre spinte, riscaldando così la mente ed il cuore e raffreddando l’insensibilità e la disonestà intellettuale, che lo vorrebbe vedere bruciato.

Riprendiamoci i sogni, sono loro che alimentano i nostri pensieri!

Claudio Tortora

 

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