La Russia nel Mediterraneo meridionale (di Cosimo Risi)

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Il mare nostrum lo è molto meno e non da oggi. Comincia nel 1956 la presenza sovietica nel Mediterraneo meridionale. La crisi di Suez è considerata lo spartiacque fra l’Europa potenza e l’Europa ridimensionata.

L’intervento britannico e francese fu bloccato dall’azione congiunta di USA e URSS. Le ragioni delle due superpotenze, che solo allora presero piena coscienza di esserlo, erano diverse ma per una volta convergenti nella finalità. Non era più tempo di mandare le cannoniere a minacciare i paesi terzi per piegarli ai voleri delle potenze coloniali europee.

La presenza sovietica si consolida nel Mediterraneo orientale grazie all’intesa con la Siria di Hafez Al-Assad, il padre dell’attuale Presidente. La base navale nelle acque calde e fuori dalla strettoia del Mar Nero è un’acquisizione pregiata, Mosca non molla Damasco neppure nella brutta stagione. E’ storia recente la difesa strenua che il Cremlino oppone alla cacciata di Bashar Al-Assad, pur osteggiato da buona parte della comunità internazionale, Stati Uniti in testa.

L’Amministrazione Obama aveva infatti minacciato la Siria di gravi sanzioni se avesse superato “the red line” degli attacchi chimici. Le sanzioni non scattarono grazie alle rassicurazioni di Mosca, che avrebbe acquisito l’arsenale chimico siriano per disattivarlo. La  guerra al DAESH – ISIS, combattuto dalle forze regolari siriane assieme ai Curdi ed alle milizie internazionali, ha rafforzato la presenza russa nel paese. La Russia è  interlocutrice essenziale anche per paesi ad essa tradizionalmente estranei come Arabia Saudita e Israele.

Il balletto diplomatico con la Turchia di Erdogan produce i suoi frutti. Il regime turco, accusato di violazioni dei diritti umani, si è valso dell’indifferenza russa per rientrare nel gioco mediorientale rispolverando gli stilemi dell’Impero Ottomano. Ankara imbocca la rotta libica e si fa garante del traballante Governo di Fayez Al–Serraj contro il ribelle Khalifa Haftar.

In Libia la Russia si schiera dall’altra parte, con il Maresciallo appunto, assieme a Egitto e Emirati Arabi Uniti. Ma lo fa con discrezione. Invia armi e mercenari, i cosiddetti Uomini Verdi, militi senza insegne né mostrine di riconoscimento, che sono individuati come russi dalle intercettazioni e dagli armamenti. Sono i contractors che  un’agenzia specializzata ingaggia a regolare i problemi del mondo. Reinterpretano il personaggio di Pulp Fiction: “sono Mr. Wolf e risolvo problemi”.

La Russia ci sta senza apparire. Una presenza immanente, per dirla in linguaggio filosofico. L’Italia se ne avvede e con noi parte d’Europa. La Conferenza in programma a Berlino dovrebbe schierare gli stakeholders della vicenda libica. Non solo gli attori locali ma i terzi che agiscono dietro le quinte muovendo le forze sul terreno a procrastinare l’instabilità del paese.

Nell’avvenire un nuovo regime autoritario sulla scorta di quello del “compianto” Colonnello Muammar Al-Gaddafi?  L’auspicio della diplomazia europea è che l’assetto da costruire includa tutte le parti in una sorta di confederazione degli interessi. A cementarla è la comune convenienza a trarre il massimo vantaggio dagli idrocarburi.

di Cosimo Risi

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