Vaia (Spallanzani): «Non facciamoci illusioni, la fase 2 non sarà facile»

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“Non si può pensare che la Fase 2 significhi che da un giorno all’altro saremo «liberi tutti»”. Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, è stato molto chiaro sul Giornale. Il  4 maggio non sarà un “tana libera-tutti”. Il motivo è semplice. “Vedo in giro comportamenti sbagliati e che non esito a definire delittuosi da parte di chi ignora le misure di contenimento e non rispetta le regole: così rischiamo di vanificare gli sforzi fatti fino ad ora”.

È il succo dell’intervista rilasciata la quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. Francesco Vaia, a capo dello Spallanzani, ha di fatto messo a punto un trattamento di cura sperimentale per il Covid 19, un virus per molti aspetti ancora sconosciuto. Per questo è molto cauto. Anche se ammette “che siamo in una fase discendente”, risponde, “non dobbiamo farci illusioni.

Non si torna alla vita di prima in un giorno”. Per quanto riguarda la Fase 2 da adottare in ogni regione, Vaia concorda: “A decidere sarà la politica ma a mio giudizio non è sbagliato. Occorre attenersi ai dati tecnico-scientifici e al buon senso. Nel Lazio siamo scesi a un indice di contagio dello 0,5 ma dobbiamo comunque mantenere la situazione sotto controllo fino al vaccino”.

“Non si tornerà alla vita di prima. I momenti cruciali della nostra vita saranno «certamente i trasporti:  non possiamo tornare ad affollare le metropolitane o i bus. Questa sarà una fase di svezzamento, di transizione: le persone devono mantenere le regole di distanziamento, curare l’igiene, indossare le mascherine. Che in fondo ci hanno fatto riscoprire quanto sia importante guardarsi negli occhi”.

Rientro a scuola, il nodo cruciale
“Il nodo più difficoltoso sarà riorganizzare il rientro a scuola, spiega Vaia. “Si devono escogitare formula innovative. Impensabili le classi di 30 alunni: occorrerà moltiplicare gli spazi. Gli istituti che hanno un giardino o ampie palestre possono riuscire a rispettare il distanziamento”. Più possibilista sulle modalità di tornare a frequentare i luoghi sacri. “Ritengo  sia possibile far tornare le persone in chiesa e nei luoghi di culto: con ingressi contingentati e le finestre aperte, in modo controllato”.

La seconda ondata del virus
Molti temono la seconda ondata del virus. Da molti studiosi attesa addirittura prima dell’estate. O comunque in autunno. Il direttore dello Spallanzani spiega al Giornale: “Se il virus si dovesse nuovamente ripresentare in forma epidemica incontrollata vorrebbe dire che non abbiamo fatto nulla per evitarlo. La ripresa dell’epidemia non sarebbe una fatalità». Allora come fare per evitarlo

“Dobbiamo potenziare la nostra capacità diagnostica su tutto il territorio”, risponde. Lo Spallanzani lo ha fatto, spiega, dopo aver riscontrato la presenza del virus nella coppia di turisti cinesi. “A Nerola ad esempio abbiamo eseguito la sequenza dei tre test: sierologico e tampone e ne abbiamo così anche verificato la attendibilità. Abbiamo individuato i positivi e quelli che avevano già sviluppato gli anticorpi.

È già partito in accordo con la Regione il tracciamento ampio sulla popolazione: nel giro di 15 giorni eseguiremo 300mila test. Dobbiamo capire quante persone sono venute a contatto con il coronavirus. Nei cluster già esaminati la percentuale è intorno al 3 per cento”.

Il nuovo reparto anti Covid dello Spallanzani
“Per questo avere  ospedali dedicati esclusivamente al Covid 19  diventa una priorità, afferma Vaia. “È indispensabile: occorre separare e isolare i pazienti e anche i positivi senza sintomi”. Vaira pertanto ha annunciato che proprio da oggi ci sarà l’ inaugurazione all’interno dello Spallanzani  di “un reparto ad alto isolamento: 40 posti letto a pressione negativa dove il rischio infezione è zero. Una struttura unica: superato il Covid la useremo per i pazienti affetti da agenti patogeni multiresistenti e per studiare l’antibioticoresistenza”.

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