Pastiche giallo estivo (di Cosimo Risi)

Facebook   Twitter   Whatsapp   Google plus   Condividi via Mail
0
Stampa
Dal diario di John Watson: alcuni giorni prima in Baker Street.

– Mi chiamo Claudine Augier –  si annuncia la signora in americano con la “erre” arrotata alla francese –  e cerco il Dottore Watson. Abita qui, n’est – ce pas?

Confermo che Watson ce l’ha davanti. La Signora è elegante nel suo abito lungo a mezza gamba, il cappellino con la veletta lascia trasparire l’ovale scuro e gli occhi castani. Qualche ricciolo le spunta dal copricapo che tiene in testa pure da seduta. Alle mani guanti corti in pelle lucida nera. Accavalla le gambe avendo cura di tirare giù la gonna. Il suo profumo si spande nell’aria.

Holmes, stravaccato nella solita poltrona, si finge mezzo addormentato, sospetto per non salutare la nuova venuta. La quale mi racconta la malattia della madre: un morbo esotico che solo il Dottor Watson, ufficiale medico della Royal Navy in Africa,   saprebbe curare. Accenna a un sorriso per alleggerire la tensione che avverte nell’aria  a causa della diffidenza di Holmes.

  • Abitavamo a Gibuti, la mamma e io, e dal Kenya giungeva la fama del dottore britannico specializzato in malattie tropicali. Sono lieta di avervi davanti e se la vostra bravura è degna della fama…
  • Visiterò vostra madre subito dopo il turno in ospedale. Datemi l’indirizzo e vi raggiungerò appena finito.
  • 12 Sloane Square.

Nel salutarci le sue dita avvolgono le mie in un gioco a incastro. Holmes si risveglia per porgerle il mantello e assicurarle che il Dottore Watson in questo momento proprio non può. L’intervento di Holmes è così repentino da lasciarmi senza possibilità di replica.

Claudine Augier esce di casa e Holmes lascia il salotto. Lo sento rimestare al piano superiore, una finestra si apre e nessuno poi la chiude. Mi precipito fuori dalla porta in tempo per notare una figura allampanata avvolta di nero che si cala dal cornicione di casa e si avvia sulle tracce di Claudine. I due scompaiono alla vista superato l’angolo. Solo dopo alcune ore Holmes rientra. Lo sento dal calpestio che viene dal primo piano, deve avere fatto il percorso all’inverso, attraverso la finestra.

Dal diario di John Watson, giorni dopo in Baker Street

L’indomani della scoperta del cadavere in Sloane Square, sento bussare alla nostra porta. Entrano, senza attendere di essere invitati, Cramer e Stebbins assieme a un terzo uomo. Si muovono come a casa loro, con una disinvoltura che dà ai nervi a Holmes,  già indispettito di suo per essere stato interrotto dal sogno oppiaceo.

Cramer presenta l’accompagnatore. Soprabito lungo, abito grigio a tre pezzi,  capigliatura brizzolata frammentata in mille ricci. Gli occhi grigi, la mascella quadrata, il sorriso freddo fanno di lui una maschera temibile. Si chiama Sam Spade, investigatore privato in San Francisco, California.

  • Sam Spade – spiega Cramer  – viene dagli Stati Uniti per cercare la Signora Claudine Augier, originaria di una  famiglia francese di vinattieri che si è stabilita nella Napa Valley per produrre vino di stile bordolese.

Spade aggiunge che lui e Holmes sono entrambi investigatori privati, solo che lui, Spade, lavora per un’agenzia, la Continental OP, che gli assegna i casi più spinosi. La ricerca di Claudine gli è stata commissionata dal Direttore dell’Agenzia, un colonnello dell’esercito in pensione che dirige l’ufficio con piglio militaresco.

  • Spade, andate a Londra e indagate. Il padre di Claudine Augier ci paga venti dollari al giorno più le spese e una gratifica finale per rintracciare la ragazza che è scomparsa da casa mesi fa e che solo ora gli ha telegrafato da Londra  per chiedere un centinaio di dollari per tirare avanti. Ecco la busta coi soldi, la consegnate e poi  trascinate la donna a San Francisco.

Holmes ricapitola per Spade le sue impressioni sul crimine. Per un’opinione più precisa ha bisogno di riflettere ancora. Spade non cede facilmente, è abituato alla rudezza americana, gli inglesi coi loro modi affettati hanno fatto il loro tempo, vanno compulsati. Holmes tace, avverte, o finge di avvertire, i postumi della fumata da oppio.

Parte quarta – segue

di Cosimo Risi

Facebook   Twitter   Whatsapp   Google plus   Condividi via Mail

Commenta

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente. I commenti di questo blog non sono moderati nella fase di inserimento, ma Salernonotizie si riserva la facoltà di cancellare immediatamente contenuti illegali, offensivi, pornografici, osceni, diffamatori o discriminanti. Per la rimozione immediata di commenti non adeguati contattare la redazione 360935513 – salernonotizie@gmail.com Salernonotizie.it non e’ in alcun modo responsabile del contenuto dei commenti inseriti dagli utenti del blog: questi ultimi, pertanto, se ne assumono la totale responsabilità. Salernonotizie.it si riserva la possibilità di rilevare e conservare i dati identificativi, la data, l’ora e indirizzo IP del computer da cui vengono inseriti i commenti al fine di consegnarli, dietro richiesta, alle autorità competenti. Salernonotizie.it non è responsabile del contenuto dei commenti agli articoli inseriti dagli utenti. Gli utenti inviando il loro commento accettano in pieno tutte le note di questo documento e dichiarano altresì di aver preso visione e accettato le Policy sulla Privacy.