Bimba di 18 mesi con il raffreddore, subito il tampone: il racconto di una mamma salernitana

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“Salve sono la mamma di una bambina di 18 mesi. Vorrei condividere con voi la spiacevole situazione che si è venuta a creare fra mia figlia di 18 mesi ed il suo pediatra.
Martedì mattina mia figlia si è svegliata con un po’ di febbre e chiaramente non è andata al nido.

In mattinata chiamo il pediatra di base dato che nel pomeriggio aveva una visita prenotata per controllo , il mio pediatra mi ha detto che lui non poteva venire a casa e ne tanto meno potevo portarla allo studio.

Mi ha fatto la morale perché non avrei potuto iscrivere mia figlia al nido perché si sapeva come sarebbe andata a finire. Mia figlia era più che altro raffreddata,un semplicissimo raffreddore che hanno tutti i bambini in questo periodo. Ho contatta un pediatra privato é venuto oggi a casa diagnosticando un raffreddore.

Per rientrare all’asilo c é bisogno del certificato medico rilasciato dal pediatra di base il quale ha fatto la segnalazione all’Asl e quindi domani questa bambina di 18 mesi farà il tampone. Ora mi chiedo tutte le volte che ci sarà un raffreddore il pediatra si rifiuterà di controllarli e obbligatoriamente dovranno fare il tampone”. E’ la storia raccontata alla nostra redazione da una mamma salernitana.

COSA DICE LA LEGGE- Influenza o Coronavirus? Distinguerli nei bambini non è per niente facile. La certezza può darla solo il tampone, che i pediatri dovranno chiedere al primo sintomo sospetto.

Questo stabilisce la legge. Tempi di un tampone alla mano, però, il caos nei laboratori sembra essere dietro l’angolo. Quanti bambini dovranno fare il tampone? Tantissimi, se si considera l’elevata possibilità di un semplice raffreddore per queste fasce d’età.

Ogni bambino all’insorgere di un sintomo – che sia tosse, febbre al di sopra dei 37,5°, mal di gola – sarà sottoposto a tampone, su richiesta del proprio pediatra di famiglia. Il bambino ha il naso che cola? Se è a scuola deve tornare subito a casa, quindi va avvisato il suo pediatra, che provvederà a prescrivere il tampone. Una prassi chiara.

“Non si tratta di una decisione del Pediatra, ma di una disposizione. Anche per un banale raffreddore il pediatra dovrà richiedere il tampone, questo sia secondo quanto stabilito dalla Circolare dell’Istituto Superiore di Sanità – datata agosto 2020 – sia stando a quanto previsto dai protocolli regionali.

“Il pediatra non può non chiedere il tampone. Deve essere chiaro a tutti che qui non si sta parlando solo di affrontare un raffreddore in un bambino, poiché non abbaiamo alcun segno clinico tale da farci stabilire che quel semplice raffreddore sia o meno Covid. Per questo dobbiamo solo applicare la legge”. Un concetto che viene sottolineato dalla dottoressa D’Andrea, la quale ribadisce come la procedura sia “necessaria e stabilita dalle norme”.

Non sono mancate – e non mancano in questi giorni – le polemiche in merito a queste disposizioni, considerate da molti genitori troppo rigide, soprattutto con l’autunno in corso e l’attesa ondata influenzale. Quest’anno, però, anche il discorso influenza va rivisto, alla luce delle nuove necessità imposte dalla pandemia da Covid19.

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13 COMMENTI

  1. Assolutamente ridicolo! Medici di base e pediatri di libera scelta, tranne qualche rara eccezione, non fanno una mazza e guadagnano molto di più di un medico ospedaliero

  2. Andateci piano con le accuse e con la convinzione che si stia esagerando. Non è valido né l’eccesso di cautela, né l’eccesso di sottovalutazione. La questione è molto complessa, inoltre, ai giorni nostri se un pediatra o un qualunque medico sbaglia diagnosi scatta subito la denuncia e nei casi più incivili anche le mani. Mettetevi nei loro panni…cosa fareste? Vi assumereste la responsabilità di non far fare un tampone dinanzi a un’evidenza di un seppur lievissimo malessere come un raffreddore, fra l’altro sostenuta anche dalla Legge, che questo impone. La mamma che ha scritto questa lamentela dovrebbe chiedersi cosa avrebbe scritto se le fosse accaduto l’esatto contrario, ovvero che il pediatra diagnosticava un semplice raffreddore e poi si scopriva che questo è un primo sintomo del covid. Cosa gli sarebbe accaduto al pediatra? E’ assolutamente vero che non bisogna allarmarsi per un semplice raffreddore. E allora perchè ha chiamato il pediatra? Il pediatra, una volta chiamato, ahilui, oggi più che mai deve obbligatoriamente tutelare la salute del suo assistito, nonchè la sua figura professionale. La mamma non poteva lasciare che il semplice raffreddore alla sua bimba passasse da solo? Cosa voleva che facesse il pediatra, per i tempi che corrono? Siamo difronte a una situazione dove non ci sono né responsabili né risolutori, dove occorre uno smisurato buon senso civico e tanta ma tanta tolleranza, sia nei confronti della scienza, sia della politica che fra cittadini. Questo virus, ancora oggi non perfettamente conosciuto in quanto non vi è ancora un vaccino, motivo per cui siamo in balia di eccessi sia in un senso che nell’altro, ci ha messi tutti dinanzi a ciò che più conta: la Vita. Tutto il resto è, purtroppo, noia

  3. ma di cosa ti lamenti, e tu sei mamma???? io dovre portare mia figlia la nido sapendo che ci sono altri bimbi con la febbre o il raffreddore??? per mia figlia avrei preteso subito il tampone e sopratutto, per rispetto della salute di altri bimbi la facevo restare a casa.

  4. ringraziate il vostro governatore, i terroristi del covid, gli amanti del covid, i giornalisti procovid, e le foche che cantano sul balcone. e siate felici così. non lo vedete il virus? che ci frega se il bambino muore, importate è che non sia un asintomatico covid, poi puo pure morire ! o forse no?
    Quando vi svegliate e fate svegliare questa gente bloccata e terrorizzata dal virus che non esiste piu?

  5. Buongiorno mi trovo nella Stessa situazione della signora che vi ha scritto. Trovo vergognosa questa cosa, non perché non reputo giusto fare Il tampone rapido a mia figlia, ma trovo vergognoso chiedere ad una famiglia di spendere circa 25 euro per far fare questo tampone, perché anche la mia pediatra (e so per certo che non tutti sono così scrupolosi) segue questo iter. Ho una figlia che frequenta la scuola media ed è anche un soggetto allergico. Una soluzione bisogna trovarla

  6. Eppure chissa’ dietro tutto questo che si nasconde…sappiamo tutti che de luca e’ salito anche coi voti di persone colluse…sapete chi fu a mettere un piedi il covid center ospedale del mare? Informatevi…

  7. Forse c è realtà e realtà. Punti di vista opposti. Nella mia realtà a Feltre città del bellunese, vengono fatti tamponi rapidi dalle 8.30 del mattino alle 12.30 sette giorni su sette a tutti i bimbi dal 1 mese al 14 anno d età ne caso ci sian sintomi sospetto Covid come da disposizioniregionali. In 10 minuti vien data la risposta scritta al genitore, cosi il pediatra può vedere il piccolo senza correre il rischio di chiusura dello studio e sanificazione dello stesso con grave danno per gli altri pazienti qualora passasse di la un piccolo positivo. Oppure per sintomi meno preoccupanti il piccolo vien gestito telefonicamente e poi con il tampone positivo rientra al nido. Tutti pediatra genitori, scuola materna son contenti? Quasi. Isola felice o piccola città (15000)abitanti. Nella realtà anche in questa situazione direi abbastanza efficiente 200/300 tamponi al giorno. Tempo di attesa un ora, c è qualcuno che si lamenta. Se fai troppo o troppo poco comunque non va bene.

  8. A tutti coloro che continuano a insistere che siamo in presenza di una nuova ondata, cosiglio di andare a calcolare la percentuale tra nuovi positivi e tamponi effettuati di giorno in giorno e si renderà conto che questa percentuale è attualmente intorno al 3%. Di questi positivi soltanto il 3% risulta ricoverato, ma può essere ricoverato per ben altre cause e risultare casualmente positivo al tampone ma senza alcun sintomo di tipo influenzale. Oramai, come si evince dai grafici dei morti giornalieri per qualsiasi causa in Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia (sito ISTAT) i decessi giornalieri si attestano sui valori medi degli anni passati. Quindi siamo fuori da qualunque pericolo. I tamponi positivi per almeno il 95% sono Falsi Positivi.
    Se a ciò aggiungiamo che in caso di confermata infezione la terapia si conosce ormai bene, e non è il tanto decantato Remdesivir, bensì l’idrossiclorochina e azitromicina, eventualmente eparina, e all’occurrenza corticosteroidi, allora è chiaro che non c’è più alcuna ragione di preoccupazione e di mettere a rischio lo sviluppo psicologico e sociale dei bambini, oltreché rischiare di compromettere la loro salute con pratiche discutibilissime, quando tra l’altro è dimostrato che per loro il virus è praticamente innocuo (vedere sito ISTAT).

  9. http://www.quotidianosanita.it/m/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=88335

    Consiglio a tutti di leggere questo articolo del Prof. Dr. Filippo Festini: lui si occupa di effettuare tamponi e mette in guardia dai notevoli rischi insiti nell’effettuare tamponi a bambini.

    In risposta ad un pediatra che obiettava al contenuto dell’articolo, egli ha poi aggiunto:

    “Oggi mi ha scritto un pediatra di famiglia con un ruolo importante in una associazione di pediatri di famiglia, molto risentito per il mio articolo sui tamponi.
    In buona sostanza, pur confermando i rischi da me evidenziati ha affermato in modo molto fermo che le loro prescrizioni sono obbligatorie perché ci sono dei protocolli e loro non possono sottrarvisi.
    Gli risponderò che non possono nascondersi dietro la foglia di fico dei protocolli: ogni professionista sanitario deve, certamente, obbedire alle leggi dello Stato (e in questo caso non si parla neppure di leggi ma solo di protocolli) ma ancor prima al codice deontologico della propria professione e alla propria coscienza. Spesso capita che deontologia e obblighi di legge siano in contrasto tra loro e la scelta a favore dell’obbedienza alla legge non può essere automatica, anzi.
    Vi ricorderete che una decina di anni fa il governo del tempo voleva fare una legge che obbligava i sanitari a denunciare gli immigrati clandestini che avessero assistito. Tutti gli ordini professionali giustamente dissero: fatela pure la legge, noi non la applicheremo e disobbediremo. Perché non farlo ora ? Se in coscienza tu pediatra ritieni che il rischio sia troppo elevato rispetto al beneficio, o ritieni che non vi sia un ragionevole motivo per farlo, perché non ti rifiuti, certificando che il b. non ne ha bisogno ? Se una Legge dello stato ti dicesse che non devi visitare i bambini dei migranti illegali, obbediresti ? Ovviamente no, perché sarebbe contro il codice deontologico.
    In questo caso invece tutti i pediatri continuano a dire “sono costretto a farlo”. Ma ciò mon è vero !
    Prima di tutto perché il protocollo non è una Legge e non esiste alcuna sanzione al medico nel caso di non applicazione; Secondo, perché la deontologia, la propria coscienza e i normali doveri professionali non possono essere ignorati sic et simpliciter per obbedienza ad una norma.
    Questa lettera mi ha provocato una grande pena.”

    Tutte le mamme che si trovano ad affrontare il problema e hanno dubbi su questa pratica, possono senz’altro inviare al loro pediatra questi due importanti articoli.

  10. SOTTOSCRIVO TOTALMENTE Carla Young! oltre che il Prof. Festini.
    Finalmente dei contenuti argomentati, seri, equilibrati e oggettivi..

  11. Buon giorno sig. “Clara Bella”dove fanno il tampone che costa25 euro? Sono interessata rispetto ai 60 euro che mi hanno chiesto a tampone, ho due figli e due tamponi mi costano 120 euro

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