Primario del Cardarelli di Napoli, pronto soccorso massacrante

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“Il lavoro al pronto soccorso del Cardarelli in questo momento è massacrante in senso letterale. Abbiamo numerosissimi accessi di pazienti sospetti e positivi, accogliamo tante persone da zone non territorialmente di competenza del nostro ospedale e non solo delle reti tempo dipendente che sarebbero la nostra competenza. Sappiamo che gli arrivi sono tanti perché i numeri sono enormi”.

Lo afferma il primario del pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli di Napoli Fiorella Palladino descrivendo la pressione sul suo reparto mentre la Croce Rossa monta la tenda per ampliare l’obi nell’area del parcheggio alle spalle del pronto soccorso.

“Questa struttura – spiega – dovrebbe, si spera per un periodo sufficientemente lungo, decongestionare i pazienti che sono meno critici e sono in attesa di diagnostica di definizione o di un’eventuale dimissione a domicilio. Questo è il senso della struttura che stanno allestendo”.

Primario del Cardarelli: “Enorme sofferenza organico”

“La sofferenza sull’organico è enorme, non ci sono medici, infermieri, operatori e materiali che ci bastino in questo momento”. Lo afferma Fiorella Palladino, primario del pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli, descrivendo lo stress del personale sanitario nell’affrotnare il covid19.

“Pensiamo ad esempio – spiega – al numero di bombole dell’ossigeno al giorno: da un consumo medio di trenta ora ne usiamo duecento e non ci bastano, abbiamo preso i bomboloni e non ci bastano.

Molte persone che arrivano hanno bisogno di fare ossigeno, è una situazione di estrema criticità, non ci sono mai uomini e mezzi abbastanza che non ci costringano a rincorrere la situazione. Noi chiediamo sempre più risorse e devo dire che l’ospedale ci fornisce sempre tutto quello che chiediamo, le scorte non mancano.

Ma la mole di richiesta fa capire l’emergenza del momento”. Palladino illustra anche le difficoltà all’interno del pronto soccorso: “I percorsi tra covid e non covid sono separati – dice – ma le difficoltà sono enormi, perché quando il numero di pazienti sospetti supera il numero di pazienti “puliti” diventa una difficoltà in più.

Per questo abbiamo dedicato molte postazioni che abitualmente erano dedicati ai pazienti non covid all’accoglienza di sospetti positivi e abbiamo ridotto l’assistenza in una medicheria più piccola per il resto dei pazienti. Riusciamo però a mantenere il distanziamento e la separazione e abbiamo personale dedicato alle diverse aree, non c’è commistione”.

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