Scuola, lo sfogo della maestra Iva sull’inopportuno ritorno in classe

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Riceviamo e pubblichiamo lo sfogo di una insegnante (si firma maestra Iva) sulla inopportunità di tornare in classe in questo momento. Ecco il suo punto di vista:
“Scusatemi lo sfogo, ma chi mi conosce bene, sa che mi sono sempre dedicata al mio lavoro di insegnante , anima e corpo e che quindi quello che segue non è solo una pura e semplice lamentela, ma un cercare una soluzione largamente condivisa. Sono consapevole che l’organizzazione per il tanto auspicato rientro a scuola, sia a dir poco difficile, se non impossibile, ma non posso fare a meno di fare alcune considerazioni.
Se gli orari di ingresso differenziati, alle 8 e alle 10, sembrano funzionare su carta, risultano invece praticamente irrealizzabili. Il tempo per i compiti, per lo sport, per la vita privata,  saranno così di colpo  totalmente azzerati. Ma perché è così importante “tentare” questo rientro a ridosso della fine delle vacanze?
Cosa ci costa continuare con la didattica a distanza ancora per un poco? Mi chiedevo: ma hanno considerato che ci sono istituti che devono fare 6 o 7 ore di lezione? Entrando alle 10.00 e  finendo alle 16.00, quando e dove mangeremo? Noi docenti forse potremmo anche “arrangiarci” con un panino, ma ce li vedete ragazzoni tra i 14 e i 18 anni, digiuni da colazione, fino a pomeriggio inoltrato? Rischiamo di dare luogo a fenomeni di cannibalismo.
Chiunque poi conosca un pochino la scuola sa cosa questo comporta: per organizzare orari funzionali agli alunni,  si costringeranno i docenti a scuola  ben oltre il loro orario di servizio, tra ore buca ed inutili ore tra i corridoi o per la città nel tentativo di raggiungere l’altra sede.
Infatti,  l’inevitabile sfasamento degli orari d’ingresso, solleveranno inevitabili problemi di coordinamento tra le scuole per i numerosi docenti assegnati a “cattedre esterne”, le cui 18 ore si articolano su due o più scuole dello stesso istituto o di istituti diversi. La scuola infine si ridurrà ad una mera trasmissione di concetti, per
l’ impossibilità di svolgere attività aggiuntive come sportelli didattici, attività di recupero, progetti vari ecc.
Sarà inoltre impossibile svolgere  le attività collegiali, in orari accettabili, o in presenza ove possibile, in prosieguo all’orario scolastico o a tarda sera, dopo il rientro presso il proprio domicilio a distanza.
Gli studenti, il personale docente e non docente dovranno aspettare la sera per poter stare in famiglia, per non parlare dei pendolari, che saranno i più penalizzati, tra gli adulti che per lavorare accettano anche sedi fuori provincia, e tra i ragazzi che scelgono magari un liceo fuori mano, ma che almeno in teoria, prima della pandemia offriva loro qualcosa di più.
E mi chiedo ancora, chi sanifica gli spazi ogni giorno al termine dell’attività scolastica? Questi orari sono compatibili con il contratto degli ATA? A parità di organico tutto questo? Bha, io ho i miei dubbi.
Lasciatemi ora andare sul personale, insegno Filosofia in un liceo scientifico sportivo, i miei alunni mi sono testimoni, sono mesi che continuo a dire loro che non vedo l’ora di averli tutti in presenza, ma a quali condizioni? Ovviamente in completa sicurezza! Ma questo non è garantito! Averli poi al 50% è come non averli!
E i ragazzi, che sono degli sportivi ad alto livello, se escono alle 16, quando avranno il tempo di allenarsi? La soluzione di recuperare le ore il sabato, è poi davvero penalizzante, se non discriminante. Il mio istituto è tra l’altro frequentato da una comunità di Ebrei che non  potrà ovviamente, per motivi religiosi, frequentare le lezioni di quella giornata. Consentitemi ora di andare ancora più sul personale.
Sulla certezza di non andare a scuola il sabato, io ci ho costruito il mio progetto di vita per i prossimi 3 anni, rientrare in seno alla mia famiglia durante il weekend è fondamentale. Quest’anno, dopo trent’anni di docenza, di ruolo nella primaria, ho ottenuto il tanto desiderato passaggio alle superiori.
Da Salerno, mi sono spostata a Roma, contando di restare fuori casa tutta la settimana, e di rientrare il venerdì sera e ripartire la domenica. Il sabato dunque, è unico giorno in cui posso stare con i miei cari.
Giorni fa ho detto che possono disporre di me fino alle 8 di sera, tutti i giorni, ma io il venerdì alle 4 sarò su quel pullman che mi porterà verso i miei doveri di moglie e di madre.  Firmato maestra Iva
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12 COMMENTI

  1. Professoressa IVA…complimenti!
    Parole vere e sacre!
    Io, sua collega, penso allo stesso modo e mi chiedo come mai, “più in alto”, non si pensi a certe semplici dinamiche e perché la famiglia non sia proprio tenuta in considerazione…

  2. Grazie per la testimonianza! Grazie davvero. Sono ancora pochi i docenti che hanno il coraggio di prendere posizione.

  3. Non avete mai voluto lavorare…sfogati pure ma è la verità! Mi meraviglio una maestra..
    Sicuramente hai tanto da insegnare ai tuoi alunni…

  4. In alto, abbiamo il più inetto ministro dell’istruzione che questo Paese abbia mai avuto.

  5. questa lettera fa cadere le braccia, in mano a che insegnanti siamo…addirittura il sabato non si può lavorare perchè la contessa deve rientrare a casa…..ancora non ci credo che abbia scritto una cosa del genere…

  6. Cara Iva, quando ho letto il titolo dell’articolo immaginavo anzi speravo fossi tu. Siamo state colleghe fino all’anno scorso e ho avuto modo di apprezzare la tua professionalità, il tuo altruismo, il tuo amore e rispetto verso le molteplici sfumature di ogni singolo alunno. Valori che trasudano dalle tue parole e che andrebbero ascoltate da chi dall’alto ci guida nell’affrontare questo momento storico così difficile. Se solo un po’ ci si calasse nelle situazioni reali, senza badare troppo alla forma, forse funzionerebbe tutto meglio e la percezione di questa edulcorata anormalità avrebbe un sapore più autentico. Solo chi ama la scuola ed ha ben presente il significato del termine “insegnare” può fare delle riflessioni così contestualizzate e pertinenti. Tu sei una di queste! Sperando che il tuo appello possa aprire la mente a chi di dovere, ti saluto con affetto e stima sincera. E.M.

  7. purtroppo questa e’ l’italietta di m…. non capace di usare il pugno duro con l’economia ed i negazionisti di ogni sorta mentre continuamo ad avere una strage ininterrotta con centinania di morti al giorno per covid (agli imbecilli che fanno accostamenti con altri “tipi” di morti dico che questi, a differenza di altri, si possono tranquillamente evitare con solo due dico due, mesi di chiusura totale).

  8. Tanto vale chiuderle definitivamente le scuole pubbliche così in un colpo solo si risolvono tanti problemi: i prof possono stare a casa con la loro famiglia tutto il tempo che vogliono, si evitano affollamenti sui trasporti pubblici, si evitano inutili assembramenti di ragazzi che possono contagiare, i presidi si accollano meno rischi, i dipendenti ATA possono andare al lavoro più serenamente e tornare prima casa, i ragazzi possono mangiare a casa loro all’ora che preferiscono e infine dedicare tutto il tempo che vogliono loro sport preferito. …….. Mamma mia che fine abbiamo fatto……

  9. Eppure basta essere semplici: vaccino a tutta la popolazione della scuola e a marzo ritorno in classe. Non ci vuole molto. Ma evidentemente non si vuol capirlo

  10. L’ironia amara di Mimmo è purtroppo aderente alla realtà. La situazione psichica di un’intera generazione di ragazzi è drammatica. Occorre assolutamente fare i salti mortali per ritornare al più presto in presenza, porre cioè la riapertura della scuola come priorità nazionale. È complicato e rischioso, lo so, ma non c’è tempo da perdere. Inventiamoci qualcosa ma interrompiamo la DAD. Sono i trasporti pubblici per i ragazzi delle superiori le problematiche più rilevanti da risolvere. È l’inutile retorica del solito ministro dell’istruzione di turno a essere del tutto sterile, quando si riempe la bocca a settembre contro l’affollamento delle aule e poi ci ritroviamo sempre più con organici ridotti, tagli alle spese e classi di trenta ragazzi.

  11. una lettera ridicola che tiene conto solo del punto di vista dell’insegnante/dipendente pubblico, una volta che ha risolto lei il resto non conta niente più!! I numeri Covid della scuola sono irrisori, parliamo dello 0,1% dei contagi (influenza), di cosa stiamo parlando? Gli stessi insegnanti che ora vogliono la scuola chiusa nei giorni di Natale erano in giro con le amiche a fare compere, li il Covid non c’era? spero che Conte non ceda di un millimetro!!!

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