La sfida del Recovery, l’opportunità del Sud

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E’ sempre molto difficile tentare di capire come si svilupperanno i mesi che ci attendono all’inizio del nuovo anno. Si sprecano le previsioni e le prese di posizione, si elencano progetti e risorse sulle quali contare, si fa riferimento a tanti errori compiuti nel passato – da quello più vicino a quello più lontano – mettendo insieme numeri e percentuali per quantificare una massa enorme di flussi di finanziamenti che attendono di essere impiegati in contesti che hanno bisogno di un vitale sostegno.

La partita che si apre con i fondi del Recovery Fund è il punto centrale intorno al quale ruotano, in questo momento, principalmente le polemiche tra i partiti, più che il confronto costante e approfondito tra tutte le forze in grado di produrre idee e sforzi comuni al fine di raggiungere l’obiettivo di sostenere la nostra economia e rilanciare il Paese.

In altre parole, non appare affatto, se guardiamo con attenzione il panorama che ci circonda, quella dinamica comune che dovrebbe accompagnare ogni passaggio che occorre compiere per fare in modo da recepire al meglio la grande opportunità che ha preso forma davanti a noi.

Pochi, pochissimi compiono lo “sforzo” di ricordare – e sottolineare – che per il Sud e l’Italia intera si è aperta una porta che era al di fuori di ogni immaginazione appena un anno fa. Perché – è bene dirlo con grande chiarezza – eravamo in una condizione economica difficile, “appesa” alla ricerca di fondi ai quali agganciare il tentativo di ripresa, nonostante le oscillazioni di una classe politica che continuava a elencare “le cose da fare”, senza, però, mettere in campo un percorso praticabile e sostenibile.

Al contrario, continuavamo ad “avvitarci” in un contesto che lasciava prevalere l’accumulazione di debito, nonostante i fermi richiami a trovare presto le soluzioni per arginare derive a dir poco sempre più difficili da affrontare.

A tutto questo si è aggiunto il Covid che ha fin da subito provocato riflessi sul contesto economico e produttivo non semplici da descrivere. Si è riusciti, però, ad ottenere risorse finanziare ampie, una base considerevole con la quale mettere in campo un piano di “rifondazione” di non poco conto.

Ma, anche in questo caso, la politica, tra varie tipologie di litigi e contrapposizioni a breve e ampio raggio, ha rallentato ogni cosa, addirittura ponendo al centro dell’attenzione scontri e contrapposizioni che evidenziano prima di tutto l’assenza, in questo momento, di un contesto adeguato all’urgenza e alla necessità di prendere provvedimenti ben ponderati e di farli viaggiare con la necessaria rapidità.

E con quella che si pone per noi come la novità sostanziale e indifferibile: la prevalenza dei fatti sulle parole. La prevalenza, cioè, di un agire politico che non si dilegua di fronte alla necessità di produrre quanto annunciato, di realizzare il disegno così tanto propagandato.

Ora, però, ci ritroviamo nella condizione che impone di non commettere non solo il consueto errore legato alla mancanza di coerenza politica, ma anche di evitare di perdere per strada – allocando ogni ricaduta economica sulle generazioni più giovani – i preziosi “pezzi” di un ampio bacino di risorse che non torneranno mai più nella nostra sfera gestionale.

Insomma, tenendo prioritariamente conto della difficile pandemia in atto, è il momento di aprire il nuovo anno con gesti di responsabilità politica che tutti attendono, non possiamo fare i conti con altre certificazioni di un disastro economico e sociale che, purtroppo, è parte non piccola proprio nel nostro Sud.

I nostri territori, invece, sono ancora ricchi di aree piene di risorse mai valorizzate (senza speculazioni) e, soprattutto, di giovani e meno giovani che possono mettere in campo la volontà e la formazione – se avranno l’opportunità di svilupparla – necessarie per contrastare e vincere l’emergenza che ci ha travolti.

di Ernesto Pappalardo

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