Covid e matrimoni: nel decreto riaperture nessun accenno al wedding

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Molte attività ed esercizi commerciali fermi da tempo a causa della pandemia da coronavirus sono state inserite nella road map delle riaperture messa a punto dal governo Draghi. Tra queste non è incluso il comparto del wedding. Il fatturato del settore, secondo un report di Jfc, è crollato del 92,7% rispetto ai dati dell’anno precedente, con ricadute anche sul turismo

“Per il CTS possono riaprire tutte le attività economiche, tutte tranne quelle del wedding e degli eventi privati. Serviva un consulto di scienziati per arrivare a questa conclusione senza senso?”, scrive Michele Boccardi, presidente di Assoeventi, in un lungo sfogo sulla pagina Facebook dell’associazione di Confindustria dei settori Events, Luxury e Wedding.

Per l’Italia il problema della mancanza di certezze sulla ripresa dei matrimoni si lega anche al turismo. Secondo i dati di una ricerca di Jfc, pubblicata da ANSA in anteprima, prima della pandemia l’industria legata al comparto dei matrimoni aveva registrato 486 milioni di euro di fatturato da oltre 9mila matrimoni di stranieri in Italia, con un milione e 783mila presenza sul territorio tra invitati e partecipanti.

“Considerando che i mercati Usa e Gran Bretagna – afferma Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc e direttore dell’Osservatorio Italiano Destination Wedding Tourism – rappresentavano in epoca pre-pandemia ben il 39,6% del valore del wedding tourism, è interessante focalizzare l’attenzione su come si stanno comportando proprio questi mercati.

Dalla rilevazione emerge che i wedding specialists operanti in questi due mercati hanno perso, nel 2020, il 69,7% degli eventi e il 78,9% di fatturato. Tuttavia rimane elevato l’interesse per l’Italia come destination wedding, in quanto oggi il 59,2% dei wedding specialists di questi due mercati anglofoni dichiara di avere molta richiesta per l’Italia, purtroppo al momento impossibile da soddisfare”.

Stando sempre al report di Jfc, per il 45,2% degli operatori non ci sarà alcuna ripartenza prima della primavera 2022. Feruzzi continua: “I dati fanno comprendere il perché del tracollo del settore in Italia: nel 2020 ha purtroppo segnato un -87,3% di presenze ed un ancor più significativo -92,7% di fatturato rispetto ai dati dell’anno precedente, assestandosi pertanto a 35,5 milioni di fatturato generati da 226 mila presenze”

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