Coprifuoco, scontro Salvini-Letta. E il Viminale smentisce Gelmini

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Il leader della Lega lancia una petizione contro il divieto di uscita notturna: “In campo per restituire libertà agli italiani”. Il segretario del Pd: “Raccolta firme contraria a una decisione dell’esecutivo, chi non vuol stare nel governo non ci stia”. La ministra degli Affari regionali: “Nessuna multa per chi resta al ristorante fino alle 22”. Il sottosegretario all’Interno: “La legge è chiara: a casa alle 22, evitare interpretazioni”.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, il dibattito politico s’infiamma nuovamente con la petizione lanciata dalla Lega. “Noi, donne e uomini liberi d’Italia, chiediamo la cancellazione dell’insensato coprifuoco e la riapertura di tutte le attività nelle zone (gialle o bianche) in cui il virus sia sotto controllo”, è la richiesta della campagna, lanciata dal Carroccio. Ad annunciarla sui social è stato Salvini. “Nella giornata della Liberazione, Lega in campo per restituire diritti, lavoro e libertà agli italiani: in poche ore già superate 20mila firme per no coprifuoco”, ha detto il capo politico della Lega.

Un’iniziativa, quella della Lega, che non è piaciuta al Pd. “Salvini oggi partecipa a una raccolta firme contro il coprifuoco che il governo di cui fa parte ha stabilito”, ha detto il segretario Letta. “Voglio che il governo vada avanti due anni – ha aggiunto Letta – ma suggerisco sommessamente di considerare che è successo una volta e non può succedere più. Chi lo fa deve tirare le conseguenze, se non vuole stare al governo non ci stia”.

La diatriba sul coprifuoco non è soltanto legata alla divergenza di vedute fra Lega e Pd. A suscitare perplessità all’interno del governo è anche l’intervento della ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini. “C’è stata qualche polemica sul coprifuoco e sulla difficoltà per i ristoratori ad erogare i propri servizi la sera. Ma voglio chiarire un punto: chi va a cena fuori può stare tranquillamente seduto al tavolo fino alle 22 e poi, una volta uscito dal locale, far ritorno a casa senza alcun rischio di ricevere sanzioni”, ha dichiarato la ministra in un’intervista a Il Messaggero.

Ma quanto affermato da Gelmini non trova sponda all’Interno. “Sono tra quelli che auspicavano il coprifuoco alle 23 ma la cabina di regia, dove siedono i rappresentanti di tutti i partiti, ha deciso per le 22. La legge e la circolare del Viminale è chiara e prevede il ritorno a casa alle 22 anche per chi cena all’aperto. Evitiamo pertanto interpretazioni personali che possono ingenerare confusione tra i cittadini e mettere in difficoltà le forze dell’ordine”, ha detto il sottosegretario Carlo Sibilia. “Se c’è qualcosa da dire sugli aspetti di sicurezza – ha aggiunto Sibilia – non è il caso lo faccia il ministro degli Affari regionali. In Italia l’unica voce credibile e autorità competente in questo senso è quella del ministro dell’Interno”.

La circolare sul decreto riaperture, firmata il 24 aprile, dal capo di gabinetto del ministero dell’Interno Bruno Frattasi, oltre a confermare la permanenza del limite orario tra le 22 e le 5 agli spostamenti  “richiama i prefetti sull’esigenza che i servizi territoriali predisposti per la verifica del rispetto delle misure anti-contagio debbano concentrarsi sulle possibili situazioni di sovraffollamento, privilegiando, quindi, le aree interessate dalla presenza di esercizi aperti al pubblico ed a più intensi flussi di mobilità secondo linee condivise in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

La circolare indica, inoltre, l’esigenza che vengano predisposti “mirati interventi operativi in prossimità dei quadranti urbani maggiormente interessati, specie nelle grandi città, da fenomeni di aggregazione in occasione del fine settimana e delle giornate festive e prefestive”.

Intanto dal Consiglio superiore di Sanità emerge che una prima verifica sugli orari del coprifuoco sarà fatta a metà maggio. “E’ il tempo minimo – ha detto il presidente del Css Franco Locatelli – per vedere che impatto hanno sulla curva epidemiologica una serie di scelte che hanno avuto il merito di tutelare la salute pubblica e venire incontro al disagio sociale e alla sofferenza economica”.

Il coprifuoco è dunque una scelta “condivisibile. Se avremo dati positivi – ha aggiunto Locatelli – nessuno ha il gusto sadico di restringere i movimenti. La scelta che è stata fatta è quella di mantenere il controllo su quelle che sono occasioni di socialità che possono determinare rischi”.

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