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Si chiama Mustapha Jawara, ha 22 anni ed è giunto in Italia all’età di 16 anni, a bordo di uno dei cosiddetti “barconi della speranza”, il primo migrante diventato un arbitro con tanto di iscrizione all’Aia.

A rendere nota la sua storia è proprio il sito web ufficiale dell’Associazione Italiana Arbitri.

Jawara, originario del Gambia, migrante ospite di un centro di accoglienza della Campania, ieri ha diretto le sue prime gare, nel Settore Giovanile. E’ ospite di un centro di accoglienza di Polla, in provincia di Salerno, ma prima era stato in una struttura simile di Mondragone, nella provincia di Caserta.
Nell’articolo che gli è stato dedicato parla della sua toccante avventura, quella di molti altri migranti. Prima di toccare terra in Italia è rimasto in attesa per mesi in Libia. Poi ha affrontato il mar Mediterraneo. E’ giunto nel nostro Paese con l’aspirazione di diventare un elettricista. Nel frattempo, poco prima dell’ultimo lockdown, accogliendo il suggerimento di un associato alla Sezione Aia di Sala Consilina (Salerno), ha partecipato a un corso online per arbitri che ha superato brillantemente. Una storia, la sua, che è subito rimbalzata su Facebook.
“Adoro lo sport in generale, – si legge sul sito web dell’Aia – ma in particolar modo il calcio. Non ho mai avuto piedi buoni, non sono molto bravo a giocare a calcio, e così ho pensato che potevo essere un buon arbitro anche perché mi è sempre piaciuta la sua figura per la sicurezza che da in campo. Ho imparato tutte le regole a memoria per far si che un giorno il mio sogno possa diventare realtà: sogno di arbitrare la finale di Coppa d’Africa, emulando il mio connazionale Papa Gassamma, e magari quella dei Mondiali. Sarebbe veramente un sogno perché così potrei riabbracciare la mia famiglia ed i miei amici che mi potrebbero rivedere nella mia nuova veste di arbitro”. (ANSA).

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