Cibi Frankenstein, la condanna di Coldiretti (di Tony Ardito)

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Coldiretti manifesta preoccupazione per le nuove sperimentazioni del cibo in provetta e condanna con fermezza le multinazionali del cibo le quali – secondo la nota sigla – approfittano della crisi per imporre sui mercati “cibi Frankenstein”, dalla carne prodotta in laboratorio al latte senza mucche fino al pesce senza mari, laghi e fiumi, che potrebbe presto inondare il mercato europeo.

Già ad inizio 2023 potrebbero essere introdotte a livello Unione Europea le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e la Commissione Ue, mentre entro il primo semestre del prossimo anno negli Usa potrebbero entrare in commercio i primi prodotti sintetici.

Da una indagine di Coldiretti/Ixè presentata nei giorni scorsi durante la convention di Milano, emerge che ben 7 italiani su 10 (68%) non si fidano del cibo creato in laboratorio con cellule staminali in provetta.

Le persone interrogate sui motivi principali per i quali bocciare il cibo fatto in laboratorio mettono in cima il fatto di non fidarsi delle cose non naturali (68%), mentre al secondo posto ci sono i consistenti dubbi sul fatto che sia sicuro per la salute (60%). Rilevante anche la considerazione che il cibo artificiale non avrà lo stesso sapore di quello vero (42%), ma c’è pure chi teme per il suo impatto sulla natura (18%).

Da Bill Gates (fondatore di Microsoft) ad Eric Schmidt (cofondatore di Google), da Peter Thiel (co-fondatore di PayPal) a Marc Andreessen (fondatore di Netscape), da Jerry Yang (co-fondatore di Yahoo!) a Vinod Khosla (Sun Microsystems), gli investimenti nel campo del cibo sintetico stanno crescendo molto, sostenuti da diversi protagonisti del settore hitech e della nuova finanza mondiale. L’esempio più lampante è quello della carne artificiale dove solo nel 2020 sono stati investiti 366 milioni di dollari, con una crescita del 6.000% in 5 anni.

Coldiretti sostiene che per ciò che riguarda la carne da laboratorio, la verità che non viene pubblicizzata è che non salva gli animali, perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche; non salva l’ambiente, giacché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali; non aiuta la salute, in quanto non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare; non è accessibile a tutti, poiché per farla serve un bioreattore e non è neppure carne, ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato.

In Europa, l’ultima deriva a tavola arriva dalla Germania: i bastoncini di sostanza ittica coltivati in vitro senza aver mai neppure visto il mare, mentre negli Usa, con un’abile strategia di marketing, si sta sperimentando il sushi in provetta.

di Tony Ardito

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