Qualche riflessione culturale anche dopo le Sante festività (di G. Fauceglia)

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In risposta al mio ultimo articolo “Difendere il presepe e la nostra cultura”, un vecchio amico mi scrive: “E’ una cazzata. Facciamo funzionare le cose serie (sanità, scuola, etc) poi pensiamo al presepe e altro”.

Una risposta che non solo manifesta il difetto di comprensione del mio breve scritto (con una superficialità cognitiva che impressiona davvero), ma finisce per rappresentare una vera e propria iperbole argomentativa, considerato che coloro i quali difendono le radici della civiltà occidentale non negano affatto l’importanza fondamentale dell’istruzione o della sanità.

Infatti, nel mio articolo non ho posto la domanda, che il mio incauto amico presuppone, ovvero “Volete più scuole o ospedali o più presepi?”, ma ne ho implicitamente formulato una diversa: “Credete che il presepe rappresenta, insieme ad altri, un elemento della nostra civiltà?”.

Si è consapevoli che l’argomento – se così può definirsi – utilizzato dal mio amico è una delle manifestazioni di quella cancel culture, che alberga in tante anime candide e meno candide della sinistra, che è oggi paragonabile a quella “folla che nel medioevo era in cerca di gente da bruciare” (per dirla con Rowan Atkinson), nonché espressione di quel negazionismo culturale che intende recidere le radici della nostra civiltà. Per fortuna l’opinione di quel mio vecchio amico è rimasta isolata, perché tutti gli altri commenti (ed erano centinaia) hanno manifestato, direttamente o indirettamente, la consapevolezza della pericolosità di quella tendenza abrasiva dei nostri valori, compreso quello religioso.

L’Europa, quella dei popoli e delle nazioni, presenta uno dei suoi tratti più significativi proprio nel cristianesimo. La grande fortuna dei cristiani – come mirabilmente scrive Massimo Corsale, in “Ma liberaci dal male. Fenomenologia radicale e disincantamento del mondo”, Edizioni Scientifiche Italiane, 2023 – è che non hanno né un Sinai né una Mecca, luoghi in cui il Signore avrebbe comunicato il suo messaggio in forma definitiva e conclusa.

Invece, il Vangelo è un testo scritto da uomini in carne ed ossa, frutto di un’evoluzione di pensiero successiva alla morte del Cristo e, allo stesso, tempo terreno di successive letture evolutive, sulle quali si è misurata la storia della civiltà cristiana. Ed è stato questo processo evolutivo, che rappresenta l’epifenomeno della gloria della “resurrezione” quale invito ad ogni uomo a cercare la propria dimensione o il senso della vita, ad aver costituito il germe della nozione di “soggettività”, su cui è stata edificata l’idea stessa della comunità occidentale.

Il mondo moderno e la cultura occidentale hanno ruotato intorno ai concetti di “soggetto” e di “soggettività” (Cartesio, Kant, Husserl), presupposto dell’idea dell’imprenditore come l’Ulisse del mondo economico moderno (Weber) e finanche della complessa ed articolata entità del partito politico come soggetto rivoluzionario (Lenin).

L’insieme di questi e di altri concetti ha subito un attacco da parte di movimenti interni alla stessa cultura occidentale (ad esempio, l’esistenzialismo in filosofia o la nascita della grande società azionaria in economia, sino alla teorizzazione sociologica dell’uomo-massa), i quali, però, ne hanno rappresentato l’evoluzione, se non il tratto circolare, che ha finito per proporre una diversa nozione di “soggettività” o, meglio, di individualismo, come si manifesta nei social.

Oggi, però, assistiamo ad un attacco alle fondamenta della civiltà occidentale, che viene dall’esterno, da masse che si sono trasferite sul nostro territorio, ma che intendono disconoscere i criteri fondanti della nostra convivenza, rappresentando la ineluttabilità e la assoluta superiorità della loro esperienza.

Un malinteso senso del multiculturalismo ha indotto le classi dirigenti dell’occidente europeo a retrocedere progressivamente dal dato identitario della nostra civiltà, quasi avendo timore di urtare altre suscettibilità, ma in tal modo mettendo in pericolo la identità di un intero continente. Per questi motivi, il presepe va difeso, perché rappresenta la cifra della più grande tradizione culturale dell’occidente, il cristianesimo, nelle sue diverse forme e manifestazioni culturali.

Al mio disattento amico, agli ingenui sostenitori della tendenza abrasiva della nostra civiltà, consiglio lo sforzo di comprendere la Lectio magistralis che Benedetto XVI pronunciò a Bratislava il 12 settembre 2006, una summa del pensiero antirelativista e una compiuta ricostruzione delle origini cristiane del pensiero europeo. Vecchio amico mio, queste cose dovrebbero, insieme a tante altre anche di segno contrario, essere insegnate nelle scuole, ma è proprio la negazione della storia, alla quale inconsapevolmente aspiri, a portare a quell’ estrema ed infantile semplificazione del mio ragionamento, di cui è segno la tua frase che ho ricordato ad apertura di questa mia riflessione.

Giuseppe Fauceglia  

1 Commento

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  • Analisi perfetta. Sicuramente aiuterà il suo amico a meditare sui valori e le tradizioni di un occidente cristiano che, per pigrizia o per viltà, sta rinnegando e svendendo se stesso.

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