Salerno: presentato il libro “Vita d’artista. Il mito Charlie Chaplin” di Claudio Tortora

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Vita_Artista_Claudio_TortoraE’ stato presentato  presso il Salone dei Marmi del Comune di Salerno alla presenza del Sindaco e Viceministro Vincenzo de Luca e di numerose autorità ed addetti ai lavori il libro “Vita D’artista. Il mito Charlie Chaplin” di Claudio Tortora. Il testo, edito da Phasar Edizioni di Firenze, vede la prefazione del professore universitario Valerio Caprara, noto ed affermato critico cinematografico e l’introduzione dell’AssociazioneChaplin di Parigi, rappresentante ufficiale degli eredi.

Come nacque la risata malinconica del grande Charlie Chaplin. Una pièce teatrale da cui emerge l’eccezionale carriera di un artista straordinario. La vita di Charlot raccontata e sceneggiata in un copione teatrale che vi spingerà a rivedere i suoi meravigliosi film. Chi di noi non ha mai provato a far roteare un bastone, a camminare, ad ammiccare come Charlot? L’ometto che se ne va, solo, per la strada maestra, con la sua bombetta, il bastoncino, le scarpe troppo grandi, l’andatura dondolante da anatra è nel sentire di noi tutti da sempre.

Ma il suo segreto qual è? L’opera “VITA D’ARTISTA. Il mito Charlie Chaplin” tenta di spiegarlo sintetizzando 87 anni vissuti a tutto tondo, con un’attenta ricerca biografica sulla vita di Chaplin, nella sua Londra, dove iniziò il lungo viaggio d’un pessimista europeo con sangue gitano ed ebreo, carico di antichi dolori, compiuto per convincersi che tuttavia conviene credere nell’uomo. Dal lavoro viene fuori la sua battaglia per sopravvivere alle meschinerie e alle crudeltà, una continua lotta con se stesso sotto il pretesto di una zuffa col destino nemico.

Viene fuori il Chaplin che non fu mai felice, nemmeno quando divenne ricco e idolatrato dalla gente. Per tutta la vita, finché non approderà ai quieti lidi della vecchiaia, Chaplin inseguì il sogno – e quanto spesso lo raggiunse – di proiettarsi nella propria opera, sciogliendosi dai lacci della carne per sublimarsi in un personaggio che fosse pura idea. Nella prima parte il lavoro racconta il giovane Chaplin che nel sorriso aveva il pianto del mondo e nelle lacrime delle cose faceva brillare la gioia della vita, evocando gli inizi a fianco della madre Hannah, l’incontro con Fred Karno, famoso produttore di pantomime, a soli 17 anni; e ancora l’incontro con il cinema per mano di Mack Sennett e della sua Keystone; le prime 35 comiche, il suo passaggio alla Essanay, e il lancio al suo fianco di Edna Purviance, con i primi Mutual, con cui poté inaugurare i suoi studios e sul set di Charlot Soldato sposare la sua prima moglie Mildred Harris; sino alla fondazione della United Artists con Douglas Fairbanks , Mary Pickford, e David W.Griffith, con i quali inizierà il suo periodo sfolgorante con il Monello, La febbre dell’oro, Luci della città.

Nella seconda parte il copione racconta di un Chaplin immerso nella sua vita privata, non più di Charlot, poiché a venir fuori è la girandola di cause di divorzio, i maltrattamenti della stampa, la caccia dell’FBI. Dalla crisi del ’29 che ispirerà Tempi Moderni e dalla satira sociale si passerà a quella politica nel 1940 con Il grande dittatore, al suo fianco Paulette Goddard, e la storia determinante con Joan Berry, la ragazza che intentò contro l’artista un processo per riconoscimento di paternità di una figlia. Di qui scandali e persecuzioni sino alla sua espulsione dagli Usa nel 1952.

Monsier Verdoux segnò il divorzio di Chaplin da Charlot sino a Luci della Ribalta suo testamento morale nei panni del clown Calvero. Il suo ultimo matrimonio con Oona O’Neill, lascia l’immagine di un Chaplin finalmente felice, chiudendo un itinerario d’arte e di vita in cui si esprime una parabola psicologica e storica che ha avuto in ogni punto della sua traiettoria straordinaria virtù e potenza di significato. Nella stesura del copione, l’autore ha immaginato una voce della coscienza e un’anima vagante sempre presente che è quella della madre, che sembrano ricordare ad ogni apparizione che la salvezza viene soltanto dalla libertà di inventare se stessi, di esporsi, piccoli e indifesi come siamo, alla ruota della fortuna, nell’illusione.

La conclusione è affidata a questi pochi versi: Un sorriso che si cela dietro la malinconia è il modo più intelligente di prendere le avversità della vita e costringerle in un angolo. Abbiamo imparato tutto questo da te, Charlot, e non smetteremo mai di ringraziarti. Non è stato semplice sintetizzare ottantasette anni di vita vissuta così intensamente per farne un copione teatrale, ma l’autore Claudio Tortora ha provato a farlo, per continuare a promuovere l’immagine del più grande artista del ’900, facendo in modo che molti giovani possano conoscere la genialità e la luce dell’arte pura di un’icona che mai sarà dimenticata.

 

 

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