L’ecommerce, opportunità non virtuale che viene dal web (di Tony Ardito)

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tony-arditoSabato scorso a Salerno si è svolta la seconda edizione di “#eh2016”, un importante meeting sull’ecommerce, ideato da Alfonso Annunziata e da un gruppo di intraprendenti ragazzi del territorio, in cui circa 500 operatori del settore, provenienti da ogni parte d’Italia, hanno interagito fra loro e si son potuti confrontare con alcuni tra i massimi esperti della materia, i quali hanno relazionato sui rilevanti temi che man mano affiorano da questo nuovo, accattivante mondo.

L’ecommerce, soprattutto per taluni talentuosi giovani informatici e comunicatori, ma non solo, sta rappresentando una buona ed entusiasmante chance occupazionale. Basti pensare che il valore degli acquisti online degli italiani ha raggiunto nel 2015 i 16,6 miliardi di euro con un incremento del 16% rispetto al 2014, pari a oltre 2,2 miliardi di euro. Contribuiscono a questa crescita i settori che lo hanno trainato fino ad oggi, come il turismo (+14%), l’informatica ed elettronica (+21%) e l’abbigliamento (+19%), ma anche l’editoria (+31%) e, finalmente, i settori emergenti come il food&grocery, l’arredamento e home living e il beauty.

L’incremento, nel turismo, è stato spinto dall’acquisto di biglietti per i trasporti e dalla prenotazione di camere di albergo. Nella informatica ed elettronica, l’apporto arriva da tv, telefonia, tablet e pc, ma anche da elettrodomestici bianchi. Nell’abbigliamento continuano a essere determinanti gli high fashion. Sempre più imprese tradizionali, sia produttrici che commerciali, stanno cogliendo la opportunità di avviare una strategia multicanale onde consentire ai propri clienti di proseguire la esperienza di acquisto online.

Anche nel 2015 diverse aziende hanno, infatti, attivato un sito dedicato. Tante le ritroviamo nell’abbigliamento e negli accessori, comparto in cui vi è una elevata sensibilità nei confronti di questa novità; altre, nel fai da te, nella informatica ed elettronica, nel food&grocery e nel’arredamento e home design. Al contempo, molti retailer o produttori tradizionali vanno online attraverso i marketplace – cioè i luoghi di incontro tra domanda ed offerta – (Amazon, eBay ma anche ePrice) per affiancare un ulteriore canale al sito ufficiale.

I marketplace sono altresì utilizzati dai piccoli operatori che non hanno i mezzi per investire adeguatamente nello sviluppo di un sito proprio e da coloro che vogliono approcciare senza velleità di leadership. Un ulteriore vantaggio degli aggregatori è favorire il cross-border – ovvero il commercio transfrontaliero. Ad esempio per una PMI italiana che vuole vendere in USA è ragionevolmente semplice utilizzare eBay o il marketplace di Amazon piuttosto che attivarsi con un’iniziativa sviluppata in casa.

Poter modulare il commercio tradizionale con quello innovativo, anche per i piccoli imprenditori, rappresenta una opportunità da cogliere per una serie di ragioni innanzitutto di mercato, tuttavia ciò non deve mai distogliere dalla esigenza di preservare una dimensione umana che tra social e varie, diventa sempre più virtuale e , ahimè, sempre meno interpersonale e relazionale.

editoriale a cura di Tony Ardito

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