Appalti: Cantone, hanno fatto retromarcia su molte cose

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Sul codice degli appalti il governo ha fatto “marcia indietro”: a dirlo senza inutili giri di parole è Raffaele Cantone, il presidente dell’Authority anticorruzione intervenendo su tanti temi ‘caldi’ nel corso di una intervista rilasciata a Giovanni Minoli e in onda su La7, a pochi giorni dalla scoperta del ‘pasticcio’ approvato dal Consiglio dei ministri del 13 aprile e venuto a galla venerdì scorso con la soppressione – dalla prevista revisione del Codice degli appalti – di una norma, il comma 2, che assegnava all’organismo diretto da Cantone maggiori poteri di controllo sulle gare.

“E’ stata una rivoluzione copernicana”, ha premesso Cantone per poi aggiungere subito che, però, “si è fatta retromarcia su molte cose e non si è data la possibilità di attuare il codice. Io credo che fosse una buona riforma e il fatto di andare avanti e indietro è un classico del nostro Paese.

Ci sono tante opere incompiute in tutta Italia. Il problema vero è che qualcuno ha pensato che bisogna fare realizzare opere pubbliche per smuovere l’economia non perché davvero servono. E non smuovono nulla”.

Ma l’Italia “è il paese di Masaniello e io spero di non aver vissuto né la polvere né gli altari. Il mio antidoto è la normalità e la famiglia”, conclude Cantone stemperando l’affondo a chi voleva ridimensionarlo sperando che nessuno se ne accorgesse e vi ponesse rimedio, come invece ha fatto il premier Paolo Gentiloni impegnandosi a reintrodurre il testo stralciato. Cantone punta il dito anche contro le istituzioni e la riforma ‘federalista’.

“La decentralizzazione regionale e la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 – ha detto – è una delle riforme più criminogene del Paese e l’effetto più devastante è nella sanità dove ci sono troppi soldi che girano e c’è grande discrezionalità nell’utilizzo”. Ma ci sono anche norme che hanno funzionato, e tra queste cita la legge ‘Severino’.

Apprezzamento anche per “l’ultimo Csm” che “ha fatto delle riforme sul criterio di nomine che vanno nella giusta direzione”. Cantone non si tira indietro sull’argomento toghe e politica dicendo che “le modalità” – soprattutto quelle che riguardano il rientro in servizio dei magistrati che sono stati in Parlamento – “vanno regolamentate in maniera chiara, ma credo che non si posso impedire a un magistrato di fare politica perché rappresenterebbe la violazione di un diritto”, il diritto all’elettorato passivo.

Sul caso Consip, nel quale si è registrato lo scontro tra le Procure di Roma e Napoli prima per la fuga di notizie e poi sulle imprecise trascrizioni ‘accusatorie’ dei carabinieri del Noe usati dai pm partenopei, Cantone sorvola ma dice anche che “se le procure controllano fino in fondo la polizia, è una garanzia per i cittadini”.

Nel caso della centrale per le gare di appalto per la pubblica amministrazione è coinvolto l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, con il quale il fratello del magistrato, l’avvocato Bruno Cantone, aveva una consulenza che ha creato un certo imbarazzato al presidente dell’Anac. “Mio fratello ha avuto un contratto di alcuni mesi con Romeo, vicenda di cui ho saputo successivamente quando lui ha dismesso l’attività.

Se lo avessi saputo prima – ha detto Cantone – glielo avrei detto subito che era inopportuno perché non mi occupo degli affari di mio fratello così come pretendo che lui non si occupi dei miei”.

Non è ancora tempo di bilanci, ma il presidente dell’anticorruzione un rammarico già ce l’ha, ed è quello sul capitolo delle assunzioni esterne fatte dalla Rai mentre ci sono norme che imporrebbero di servirsi degli oltre 1500 giornalisti della tv pubblica.

“La Rai è stata il mio più grande insuccesso. Abbiamo ricevuto risposte formalistiche sulle assunzioni e in audizione Campo Dall’Orto ha risposto in modo parziale. Abbiamo trasmesso l’informativa alla Procura della Repubblica che sta indagando”. Un fascicolo è stato aperto, a Piazzale Clodio, per il momento senza il nome di alcun indagato.

Fonte ANSA

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