‘Resto al Sud’. Benefici per giovani imprenditori (di Luca de Franciscis)

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Il Governo con una buona accelerata sta creando iniziative per promuovere nuovo lavoro per il Mezzogiorno d’Italia e per le Isole.

In particolare la nuova normativa è proposta per facilitare la costituzione di nuove imprese nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia da parte di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni.

L’iniziativa proposta prende il nome di “Resto al Sud” ed è entrata in vigore lo scorso 21 giugno con la pubblicazione sulla gazzetta Ufficiale del Decreto Legge 20 giugno 2017, n. 91.

La norma consente di ricevere un finanziamento fino a 40 mila euro e nel caso l’iniziativa sia promossa da più soggetti, già costituiti o che intendono costituirsi in forma societaria, comprese le società cooperative, l’importo massimo di 40 mila euro è per ciascun partecipante fino al tetto massimo di 200 mila euro. Ne discende che i soggetti che potranno beneficiare dell’agevolazione devono essere massimo cinque.

I requisiti per ottenere il beneficio sono:

  1. Siano residenti nelle regioni innanzi elencate al momento della presentazione della domanda o anche vi trasferiscano la residenza entro sessanta giorni dalla comunicazione del positivo esito dell’istruttoria da parte dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. – Invitalia. Nel gruppo di giovani ci potrà essere, quindi, anche l’amico che non è ancora residente nella regione ma lo sta per diventare (entro 60 giorni). La norma ammette che le società possono essere costituite anche da soci che non abbiano i requisiti anagrafici a condizione che questi non superino un terzo dei componenti e non abbiano rapporti di parentela fino al quarto grado con gli altri soci. Per questi soci non residenti non è però possibile accedere ai finanziamenti (si favorisce l’ingresso di soci che posseggono maggiori capacità imprenditoriali).
  2. Non risultino già beneficiari, nell’ultimo triennio, di misure a livello nazionale a favore dell’autoimprenditorialità.
  3. La presentazione di apposita istanza di accesso corredata da tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, attraverso l’apposita piattaforma Invitalia.

La domanda, completa della necessaria documentazione, sarà valutata dall’apposita Agenzia di Invitalia che ne riscontrerà anche la sostenibilità tecnico-economica. La risposta di accoglimento o meno sarà data entro 60 giorni dalla presentazione della domanda.

Le domande potranno essere presentate fino ad esaurimento delle risorse. Per l’anno 2017 sono previsti 36 milioni di euro, 280 milioni di euro per l’anno 2018, 462 milioni di euro per l’anno 2019, 308,5 milioni di euro per l’anno 2020, 92 milioni di euro per l’anno 2021, 22,5 milioni di euro per l’anno 2022, 18 milioni di euro per l’anno 2023, 14 milioni di euro per l’anno 2024, 17 milioni di euro per l’anno 2025.

I finanziamenti saranno erogati per il 35 per cento come contributo a fondo perduto, per il 65 per cento sotto forma di prestito a tasso zero.

Il prestito dev’essere rimborsato entro otto anni complessivi dalla   concessione del finanziamento, di cui i primi due anni di pre-ammortamento. Beneficia di un contributo in conto interessi per la durata del prestito, corrisposto dal soggetto gestore della misura agli istituti di credito che hanno concesso il finanziamento e sarà garantito, per l’istituto finanziatore, con modalità che saranno individuate con apposito decreto da emanarsi entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge.

Sono finanziabili le attività imprenditoriali relative a produzione di beni nei settori dell’artigianato e dell’industria e anche quelle relative alla fornitura di servizi. Sono escluse dal finanziamento le attività libero professionali e del commercio ad eccezione della vendita dei beni prodotti nell’attività di impresa.

I finanziamenti pongono la condizione del conferimento in garanzia dei beni aziendali oggetto dell’investimento o anche alla presentazione di altra idonea garanzia, al soggetto che eroga il finanziamento.

Sicuramente è un buon avvio e l’iniziativa del Governo è da plaudire ma il limite dei 35 anni dovrebbe essere innalzato ad altra maggiore età. L’essere giovani (fino a 35 anni) e diventare imprenditori non sono termini associati in maniera univoca.

Come previsto innanzi per i soci non residenti che non devono superare un terzo di partecipanti, si può prevedere che possono essere soci anche chi ha superato i 35 anni e senza limite di età, sempre senza superare un terzo dei partecipanti. Si favorirebbe l’ingresso di chi già possiede esperienza, capacità imprenditoriale e manualità in specifici settori merceologici (specialmente nel settore dell’artigianato, con la conservazione dei vecchi mestieri).

Per approfondimenti art. 1 del Decreto Legge 20 giugno 2017, n. 91.

Luca de Franciscis

dottore commercialista

www.studiodefranciscis.it

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