Salerno: Stato restituisce 700mila euro a medici per borse di studio non pagate

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Dopo Roma, tocca anche a Napoli, dove “fa tappa” il maxi rimborso di oltre 62 milioni di euro che lo Stato sta pagando ai medici che hanno frequentato la Specializzazione tra il 1978 ed il 2006 senza ricevere il corretto trattamento economico. La violazione delle direttive Ue in materia (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) continua a produrre un conto salatissimo per lo Stato: solo ai medici tutelati da Consulcesi sono stati, ad oggi, riconosciuti oltre 530 milioni di euro dai Tribunali di tutta Italia attraverso sentenze che arrivano con sempre maggiore rapidità e con un orientamento giurisprudenziale sempre più a senso unico.

Nelle ultime settimane si è espressa in favore dei medici specialisti due volte la Corte d’Appello di Roma (sentenze n.6009/17 del 28 settembre e n.4898/17 del 19 luglio) e una volta quella di Messina (n.907/17 del 21 settembre) per un valore complessivo superiore ai 20 milioni di euro.

Oggi a Napoli vengono complessivamente rimborsati con oltre 3 milioni e 500 mila euro 102 medici campani, così suddivisi:

4 DI AVELLINO, 140 MILA EURO

7 DI BENEVENTO, 245 MILA EURO

16 DI CASERTA, 560 MILA EURO

55 DI NAPOLI, 1.925.000 EURO

20 DI SALERNO, 700 MILA EURO

Per tutti loro si chiude positivamente una vertenza in cui il momento del rimborso assume un forte valore simbolico: gli ex specializzandi, ricordando le fatiche associate al periodo di studio e lavoro dell’epoca, possono vivere un autentico momento di rivalsa rispetto alle ingiustizie subite.

«Il riconoscimento del diritto per tanti colleghi, penalizzati negli anni della Specializzazione, continua ad assumere un rilevante significato – commenta il Presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, Silvestro Scotti -. In questo senso è stata importante l’azione istituzionale di Consulcesi anche per fare chiarezza sulle normative europee e la loro mancata applicazione in Italia. Questo induce a ragionare su una soluzione normativa a garanzia dei medici e in grado di evitare ulteriori gravosi esborsi di denaro pubblico da investire, invece, nel Ssn: per la sicurezza delle cure e per potenziare organici in sofferenza».

La soluzione resta quella rappresentata dal Ddl 2400, che propone un accordo transattivo che potrebbe consentire allo Stato di risparmiare almeno la metà dei 5 miliardi di euro che rischia di dover pagare e, al contempo, permetterebbe ai medici di ottenere l’immediato ristoro del proprio diritto. Su questo punto hanno battuto i Senatori Luigi D’Ambrosio Lettieri e Guido Viceconte, entrambi firmatari del provvedimento, in occasione della conferenza stampa organizzata nei giorni scorsi a Roma da Consulcesi. Nella nota previsionale di bilancio 2017 la Presidenza del Consiglio, con 140 milioni per affrontare i contenziosi, ha dovuto accantonare 80 milioni annui per tre anni per questa questione. E forse non basteranno. Per questo si sta lavorando su una proposta di emendamento alla prossima Legge di Stabilità per giungere finalmente ad una soluzione transattiva tra lo Stato e i medici specialisti, che preveda le coperture economiche necessarie senza gravare sugli altri capitoli della sanità.

«Grazie al nostro network legale – afferma Andrea Tortorella, Amministratore Delegato di Consulcesi – tuteliamo i camici bianchi attraverso una visione internazionale e prospettica delle problematiche legate alla loro professione. Da molto tempo richiamiamo l’attenzione delle istituzioni alla ricerca di una soluzione politica della vicenda degli ex specializzandi, che sembrava potesse essere proprio quella proposta attraverso il Ddl 2400. Purtroppo, da questo fronte non arrivano buone notizie e il diritto di migliaia di medici specialisti è messo a rischio dall’imminente scadenza dei termini prescrittivi.

Sebbene i nostri legali – spiega ancora l’Ad Tortorella – ritengano che in assenza di una norma attuativa, secondo i principi stabiliti dalla Cassazione, i termini di prescrizione non inizino a decorrere, invitiamo i medici specialisti a tutelarsi per far valere il diritto al rimborso, già riconosciuto a migliaia di medici. Per farlo è possibile seguire due strade: avviare l’azione legale o produrre un atto interruttivo, ovvero una diffida, nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri competenti. A disposizione mille consulenti che rispondono al numero verde 800.122.777 e direttamente sul sito internet www.consulcesi.it».

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