Associazione ‘Io Salerno’: “Bentornati a lavoro”

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La ripresa delle attività, dopo la pausa estiva, è stata accompagnata da dichiarazioni incoraggianti sulla crescita dell’economia del tipo: “si vede la luce” e “le cose stanno cambiando”.

Non ne siamo convinti.

E chiediamo anche di sapere, per favore, dove e per chi.

Perché a noi non risulta si siano fermati i viaggi della speranza e del dolore dei tanti concittadini in cerca di una occupazione in altre zone d’Italia o all’estero. Anzi.

In realtà, noi pensiamo che il problema del lavoro sia da noi assolutamente irrisolto, che costituisca potenziale causa di gravi tensioni tra la nostra gente e che debba essere affrontato con decisioni concrete che costituiscano la semplice risposta ad una semplice domanda: è questo il provvedimento che serve veramente alla nostra comunità?

Perché, per noi, la prima necessità è proprio quella di selezionare le scelte realmente vantaggiose, che ci “possiamo permettere” con le nostre risorse economiche, che sono adatte alla preparazione dei nostri giovani, che rispettano e valorizzano il territorio, l’ambiente, la storia, le tradizioni, le strutture e infrastrutture, che soddisfano gli interessi di tutti i cittadini nella salvaguardia dell’equilibrio sociale.

Purtroppo, fino ad oggi, non ci sembra sia andata cosi, perché Salerno è tutto, ma anche il contrario di tutto:

– è città industriale, ma l’area produttiva è un agglomerato nel quale residui stabilimenti industriali, variegate aziende artigianali e un enorme impianto di depurazione coesistono con supermercati, negozi, ludoteche (bimbi vicino a meccanici!), pizzerie, fabbricati residenziali e, a breve, anche palestre e piscine (con vista sui capannoni!);

è città portuale, ma con un futuro tutto da definire, visti i limiti imposti dalla posizione dello scalo, situato in un “cul de sac” (come dicono i francesi). Su di esso ci siamo già espressi. (cfr. salernonotizie.it – Associazione Io Salerno 19/04/2017 e 11/10/2017),

è città commerciale, ma ha negozi in gravi difficoltà, male assortiti e soffocati dai centri commerciali che, a loro volta, soffocano la Città,

è città del terziario, ma con servizi assolutamente tradizionali riservati prevalentemente al ceto medio con impiego sicuro,

– è città turistica, ma non ha una cultura diffusa dell’accoglienza, non dispone di infrastrutture idonee, non ha forza di richiamo per un turismo stanziale, che duri più di mezza giornata, perché non è riuscita a creare un vigoroso circuito incentrato su storia, architettura e ambiente, non tanto per il marginale numero di attrattori rispetto alle grandi Città d’arte, ma per le condizioni nelle quali versano i quartieri e i monumenti della parte antica.

In sostanza, noi riteniamo che la nostra Città sia priva di una “identità produttiva”, una “anima”, una “missione” idonee a richiamare attività”coerenti” e creare filiere “connesse”.

Per questo, è per noi indispensabile che l’Autorità Pubblica si faccia carico della costituzione di una cabina di regia, aperta alle varie Istituzioni del territorio, per la individuazione di parametri identitari utili alla realizzazione di “poli produttivi originari”, come è stato fatto altrove pur con scarse risorse e infrastrutture inadeguate, ma con idee e progettualità.

In sintesi, noi pensiamo ad una Città che:

  1. a) realizzi un polo per aziende innovative in campo ambientale e della tutela del territorio e, quindi: energie alternative, depurazione dell’aria e dell’acqua, bonifiche, risparmio energetico, piccola mobilità ecocompatibile, tecnologie utili alle altre attività presenti, trasformazioni “leggere” di prodotti agricoli, erbe medicinali e prodotti ittici (“Salerno Città Green”);
  2. b) sostenga la creazione di parchi tecnologici per mettere a frutto i curricula universitari delle facoltà tecniche (“Salerno Città Smart”);
  3. c) dia fiato all’edilizia senza consumare il territorio ma avviando, prima in Italia, progetti di “rottamazione dei fabbricati” per il rischio sismico, per il ridisegno della mobilità, per la riqualificazione dei quartieri nel rispetto della storia e della identità (“Salerno Città del Rinnovamento”);
  4. d) rivitalizzi il “proprio” commercio sollecitando le Associazioni per la localizzazione di attività, anche in “coworking” (ci scusiamo per il termine), che siano rispettose delle diversità presenti nei quartieri, perché non tutto va bene dappertutto (“Salerno Città dei Mercanti”);
  5. e) aiuti progetti in grado di coniugare idee, passione e volontà nell’arte del fare, nelle attività legate alla ecologia, al turismo e allo sviluppo dei traffici (“Salerno Città del Talento”);
  6. f) incentivi locali letterari e scuole per l’educazione alle belle arti, ripristini le botteghe artigianali (pittura, scultura, ebanisteria, vetro, ferro, ceramica, veleria, antiquariato) anche come botteghe-scuola per i giovani affetti da dispersione scolastica e per quelli privi di adeguato titolo di studio o di conoscenze professionali (“Salerno Città delle Arti”);
  7. g) dia forza al turismo “stanziale di mobilità”, privilegiando la riconversione in strutture alberghiere di fabbricati del centro storico (ex Convitto Pascoli, ex Clinica Villa Medici), perché il turismo viva la Città e la Città viva il turismo, acquisisca la funzione di hub (ci ri-scusiamo per il termine) per spostamenti brevi tra le due Costiere (via mare), per Vietri, Pompei, Paestum e Velia, e valorizzi le proprie ricchezze ambientali (“Salerno Città d’Arte, di Storia e di Cultura”).

Sono giusto delle idee. Ma non sono le uniche.

In ogni caso, ci riserviamo di svilupparle nel corso dei successivi interventi settimanali.

Intanto, ci sia consentita un’ultima osservazione.

Si parla molto, in giro, del progetto di “industria 4.0” presentato come soluzione di ogni male.

Ci permettiamo far notare che esso, integrando i processi produttivi con le moderne tecnologie, determina, sempre e comunque, a parità di produzione, un esubero di forza lavoro perché si basa su cicli ad alta specializzazione e con bassa intensità di mano d’opera comune. Purtroppo, proprio quella di cui disponiamo in eccesso (il 75% dei giovani fino a 25 anni è privo di laurea).

Cosa faremo fare ad essi?

La verità è che la nostra comunità, per quanto piccola (134.500 anime) e con decrescita demografica, ha grande bisogno di posti di lavoro adeguati alla qualità del lavoro disponibile.

Ha bisogno, quindi, di progetti “specifici”, per le esigenze dell’oggi, non per la gloria del domani, costruiti con serietà, inventiva, fantasia e, magari, anche con un pizzico di follia.

Ma, soprattutto, con amore verso i più deboli.

Anche se, temiamo, possa non essere più sufficiente solo quello terreno.

Associazione Io Salerno – Officina di Pensiero

(a Mercoledì prossimo)

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3 COMMENTI

  1. Morale della favola: Salerno è tutto questo (industriale, commerciale, portuale, turistica, ecc.), ma anche nulla di tutto questo! In ciascuno di questi settori il livello qualitativo è appena sufficiente e avrebbe bisogno di interventi migliorativi. Non è semplice individuarli, ma se si pensa a progetti proibitivi ogni soluzione si traduce solo in “semplici buone intenzioni”. Fra quelli che si sente proporre e dibattere figurano: la riqualificazione di tutto il litorale da foce Irno a foce Picentino e oltre, la rottamazione dei vecchi edifici o di interi rioni (Pastena, Mercatello, ecc.), la delocalizzazione del porto in zona non meglio precisata, solo per citare i più impegnativi. Ora, per non apparire disfattista, vorrei domandare: ma si è fatta mente locale di quali e quanti oneri progettuali, economici, burocratici, temporali, ecc. bisognerebbe tener conto per dare concreta attuazione a queste iniziative? Meglio quindi migliorare l’esistente con interventi mirati all’eliminazione delle lacune e degli inconvenienti più vistosi. Né si può escludere a priori che siffatta ipotesi escluda la possibilità di creare nuovi posti di lavoro.

  2. Dai tempi della crisi dell’area industriale, la nostra Città è priva di una precisa identità. E’ rimasta in crisi economica, sociale e culturale. I progetti alternativi sono falliti. Si è pensato di riqualificarla in termini urbanistici. Va bene. Ma non si è pensato alla necessità di riqualificazione sociale. Fare i marciapiedi a Mariconda, tanto per esempio, è giusto. Ma non sufficiente, perché il quartiere vive comunque nell’abbandono morale. Per evitare questo, si dovevano delocalizzare attività e servizi. Quali? Fare il Comando Carabinieri (invece che a Mercatello, a 50 metri dal mare), o la Caserma della Guardia di Finanza, o i Vigili del Fuoco. I quartieri collinari dovevano essere valorizzati anche in chiave turistica. Poi si sono promessi posti di lavoro. Non realizzati. Poi, per averne qualcuno, si è autorizzato di tutto. Senza un disegno preciso. Poi si è pensato alle grandi opere, ma non a quelle che servono veramente alla comunità. Poi si è dato spazio ai privati. Che hanno fatto e fanno opere per pochi. E cresce la divisione sociale. Ora si pensa all’aeroporto. Ci vorranno almeno cinque anni. Ma serve a chi è in cerca di lavoro? Perché non si ragiona prima su questo e sulla necessità di dare una missione produttiva alla Città? Noi ne parleremo. Se vuole, potrà leggerlo nelle prossime settimane. Le nostre sono semplici idee. Possono essere motivo di riflessione. Mica per fare tutto.
    Quello che è necessario, è immaginare il futuro produttivo. Non fare sogni di gloria.

  3. Piuttosto che chiedersi se l’aeroporto serve a chi cerca lavoro, bisognerebbe augurarsi che l’annunciata ristrutturazione dello scalo, con l’allungamento della pista, porti realmente all’atterraggio e decollo dei grossi vettori aerei, in modo da consentire arrivi e partenze di un maggior numero di passeggeri. Un simile scenario, riscontrabile in altre realtà già consolidate, crea lavoro, produce diversificazione di attività indotte e incrementa flussi turistici con effetti benefici sull’economia del territorio.
    Questa sarebbe l’immagine di un futuro produttivo che mi piace prefigurare, perchè sicuramente foriera di sviluppo e di ammodernamento territoriale.

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