Una striscia di violenza nella terra di nessuno (di Cosimo Risi)

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L’Egitto non ha pace. Non fa a tempo a deprecare gli attentati alle chiese cristiano – copte che l’attentato alla moschea in Sinai decuplica il numero delle vittime.

Tutte sono accomunate nella tragedia, non importa la religione di osservanza, sono soltanto una platea indistinta di nemici da colpire per colpire il regime del Cairo.

E’ una lotta disperata e senza quartiere quella che le frazioni nordafricane del DAESH – ISIS combattono  nel mondo arabo, dopo che lo stesso DAESH – ISIS è stato costretto a ripiegare dal teatro di elezione fra Iraq e Siria.

Il bersaglio si trova ora a Qesm Bir Al Abd, il Governatorato del Sinai Nord, una fascia di pietre e deserto non distante dalla Striscia di Gaza e da Israele. La terra di nessuno, dove nel 2016, ad opera pare dello stesso gruppo, fu abbattuto un aereo russo di linea con 226 passeggeri a bordo.

Il Sinai fu oggetto della Guerra dei Sei Giorni combattuta da Israele nel 1966 contro la coalizione di paesi arabi, Egitto in testa, che voleva estrometterlo dalla mappa mediterranea. Israele si spinse fino al Canale di Suez inglobando la Penisola, che restituì all’Egitto grazie agli Accordi di Camp David nel 1978. Da allora la Penisola è tornata sotto il controllo egiziano, è  smilitarizzata per non essere motivo di minaccia per Israele.

Il più grande esercito arabo, quello egiziano, non è in grado di garantire la sicurezza. Bande di predoni e terroristi solcano il Sinai pressoché impunemente: vuoi per i traffici illeciti, compresi quelli riguardanti le persone, vuoi per azioni di vera e proprio guerriglia.

Le azioni possono produrre risultati eclatanti nella loro tragicità, come nel caso della moschea.  Minacce erano state indirizzate al clero sufi, responsabile – agli occhi degli integralisti – di un’interpretazione spiritualistica dell’Islàm. Al solito, la propaganda intreccia motivi politici e religiosi.

L’Egitto è sotto tiro per vari aspetti. Le sue  vicende sono così problematiche da esporlo ancora più che in passato al groviglio delle vendette. Il regime di Al Sissi  reprime qualsiasi espressione politica collegata alla Fratellanza Musulmana del deposto Presidente Morsi.

Ha  un’alleanza con le altre potenze sunnite, in primis l’Arabia Saudita, per contenere il Qatar in quanto troppo vicino all’Iran. Esercita un ruolo di rilievo in Libia a favore del Generale Haftar.

Ha facilitato la riconciliazione fra le due anime politiche del popolo palestinese, quella che fa capo alla Autorità Palestinese di Mahmud Abbas e quella che si riconosce in Hamas. Grazie a questo compromesso, Hamas starebbe per restituire la Striscia di Gaza al controllo dell’Autorità Palestinese.

L’Egitto è strategico in qualsiasi questione riguardi il Medio Oriente e il Golfo. Un vecchio detto israeliano vuole che la guerra è impossibile senza l’Egitto e la pace è impossibile senza la Siria.

Gli attacchi terroristici hanno conseguenze sul piano economico. Il turismo, la principale fonte di valuta per il paese, si riduce inesorabilmente. Troppe le mete dei viaggiatori che sono prese di mira dagli attentatori perché gli occidentali continuino ad amare quelle rotte.

Dall’altra parte del Mediterraneo si consuma l’ennesima tragedia. E noi da questa parte  a compiangere l’ennesima perdita del senso di umanità.

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