Ass. ‘Io Salerno’: Salerno città del talento e delle arti

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(segue da Mercoledì 06/12/17A via Mercanti non andavamo con piacere, nonostante le vetrine di giocattoli di Pernigotti e di Spirito. Il rione ci incuteva timore.

E cominciavamo a lamentarci quando, quasi trascinati, arrivavamo all’altezza di Caterina, negozio storico di tessuti, proprio alla confluenza con via Botteghelle.

Così, per molti anni, della Fontana dei Pesci di Largo Campo sentivamo solo parlare. Gli amici più grandi descrivevano l’area come vecchia, sporca e brutta, con budelli scuri e umidi dove di sera anche loro evitavano di avventurarsi.

Oggi, quel rione è divenuto il riferimento delle nostre uscite in Città perché ne abbiamo apprezzato il recupero, dopo lo scossone del terremoto, e abbiamo imparato a rispettarlo leggendo in ogni suo angolo la storia millenaria della nostra comunità.

Per questo, riteniamo di dover esprimere la nostra delusione per le tante opere incompiute, per l’approssimazione di taluni interventi, per la ricomparsa del degrado, per i fili elettrici “appesi”, per le invadenti tubazioni di acqua e gas, per la pulizia insufficiente, per le affissioni selvagge e i graffiti, sintomi evidenti di una inadeguata attenzione verso un ambiente urbano che costituisce l’espressione del livello di dignità e di decoro della Città agli occhi di chi viene per capire, studiare e conoscere. Non per “girare in tondo” in attesa di un treno o di un vaporetto.

E pensiamo che, dopo aver “puntato” su investimenti ritenuti più produttivi ai fini della nostra crescita economica e aver conseguito risultati deludenti in termini di ricchezza prodotta, di posti di lavoro, di coesione sociale, di rispetto per l’ambiente, di difesa dell’identità culturale e storica, sia venuta l’ora di indirizzare nuovamente i progetti di sviluppo verso la valorizzazione di ciò che rientra nella nostra disponibilità utilizzando, per questo, le nostre risorse in termini di capitali e di forza lavoro.

Perché siamo una “piccola” comunità di 134.500 abitanti e per tale dovremmo comportarci, con orgoglio, senza complessi di inferiorità e senza tentativi di improponibili imitazioni.

Ma abbiamo, purtroppo, “grandi” problemi ancora irrisolti. Li abbiamo elencati negli interventi dei Mercoledì precedenti.

Il primo tra questi è certamente quello della creazione di posti di lavoro per il 50% dei giovani fino a 29 anni in cerca di impiego. Non possiamo consentirci di “abbandonarli” costringendoli ad ingrossare gli elenchi della disoccupazione o, peggio ancora, le fila di organizzazioni devianti. Né possiamo “ingannarli” progettando fumose ipotesi di “recupero” fondate su inutili percorsi di formazione, buoni a spendere danaro pubblico e a creare deprimenti aspettative soprattutto in quelli non dotati di adeguata professionalità (il 75% di quelli fino a 29 anni è privo di laurea).

Partendo da tali considerazioni, noi pensiamo che tra l’esigenza del recupero della nostra storia e quella di creare occupazione per i giovani possa essere instaurato un rapporto di stretta interdipendenza, in termini di causa ed effetto, in grado di generare un virtuoso circuito di crescita per l’intera comunità.

Più precisamente, noi siamo convinti che con il recupero completo e dignitoso della parte antica e delle botteghe artigianali sarebbe possibile ampliare l’offerta turistica favorendo la trasformazione delle attuali “toccate e fughe” di neanche mezza giornata in visite “stanziali” di due giorni e oltre.

E che, collateralmente, l’insediamento nelle botteghe riqualificate di attività legate alla tradizione potrebbe offrire ampie opportunità di “riconversione” a quella preponderante frazione di “giovani dispersi” verso i quali non è ipotizzabile l’offerta di lavoro nei settori delle nuove tecnologie o della industria 4.0.

Bisogna essere realisti, di fronte a fenomeni che sono drammaticamente reali. Anche perché noi siamo convinti che, al di là di comportamenti talora segnati da indisciplina e ribellione, nei giovani non professionalizzati la ragione finisca, comunque, con il prevalere sulla irresponsabilità e sulla incoscienza, creando la consapevolezza degli errori compiuti per l’assenza di stimoli, per una visione debole della vita, per le delusioni patite o, ci sia consentito, per l’inadeguatezza dei livelli educativi offerti dalle scuole e dalle famiglie.

Noi pensiamo, cioè, che la volontà di “mettersi in gioco” possa essere riaccesa con l’inserimento in progetti in grado di coniugare passione, volontà e speranza, pur in mancanza di “scienza”, mediante concreti percorsi lavorativi quotidiani nei quali esprimere inclinazioni, sensibilità e doti artistiche per trasformarle in fonte di lavoro e di reddito.

Per tutto quanto sopra detto, nella consapevolezza dei nostri punti di forza e di debolezza, noi riteniamo che le ristrette risorse disponibili debbano essere prioritariamente investite in progetti di recupero delle potenzialità inespresse ai fini turistici della nostra componente storica e che siano contestualmente attuate politiche di recupero dei giovani scolasticamente “dispersi” o con non soddisfacente scolarizzazione.

A tal fine, noi proponiamo:

1) una FORMAZIONE operativa, non teorica, erogata in collaborazione tra Scuole Superiori, Camera di Commercio, Associazioni di categoria, strutture di Mentoring comprendente:

– corsi di indirizzo secondo le specifiche inclinazioni, preliminarmente individuate, per attività manuali artigianali (terracotta, ceramica, vetro, legno, ebanisteria, cuoio, veleria, corallo, oro, erbe officinali, servizi alla persona, etc.);

– corsi di istruzione per gli adempimenti amministrativi, contabili e fiscali per la gestione dell’autoimpiego;

2) un SOSTEGNO ALL’AVVIO con la messa a disposizione di locali, anche in “coworking” (coabitazione), utilizzando i negozi ristrutturati del centro storico nel rispetto di un progetto unitario volto alla costruzione di percorsi turistici (“la via del fare”, “la via del vetro”, “la via della ceramica” o “le botteghe di via Popilia”);

3) un CONTRIBUTO FINANZIARIO erogato da Istituti convenzionati con clausola di restituzione nel lungo periodo;

4) una CONSULENZA CONTINUATIVA per almeno un triennio in campo amministrativo, fiscale e commerciale;

5) una ATTIVITA’ DI TUTORAGGIO da parte di artigiani esperti.

Per i giovani dotati di talento artistico (musica, canto) o di doti sportive, potrebbero attivarsi corsi di studio e perfezionamento con l’inserimento in strutture specialistiche.

Noi sappiamo che l’abilità e l’espressione artistica hanno consentito a tante altre comunità, dimensionalmente anche più grandi della nostra, di raggiungere livelli di crescita economica di grande rilievo puntando sull’interesse e l’emozione che l’arte del sapere e del fare suscita in popoli privi della nostra creatività “mediterranea”.

E pensiamo che ciò sarebbe possibile anche da noi, a condizione che da Enti e Associazioni fosse “messa in campo” una incisiva attività di sostegno a favore di quella componente giovanile che rappresenta la parte più debole e indifesa della nostra comunità.

Per fare di Salerno un grande laboratorio ove identità, talento e arte siano fonte di lavoro e di vita.

I nostri giovani hanno bisogno di amore.

Associazione Io SalernoOfficina di Pensiero

(a Mercoledì prossimo)

 

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5 COMMENTI

  1. Come sempre ottima analisi di “Io Salerno” vorrei molto più modestamente aggiungere una considerazione che ci ricollega al progetto “luci d’artista”. Luci d’artista fu un eccellente progetto e ha avuto esito apprezzabile per Salerno, tuttavia il progetto, così come fu concepito, incomincia ad avere sintomi di invecchiamento. Viviamo purtroppo, ma è così, nel mondo globalizzato, nella società dei consumi e delle regole del capitalismo estremo ed è noto che in questo contesto o si innova continuamente o si ‘fallisce’. Il vero problema è che l’ottimo progetto ‘Luci d’artista’ non ha avuto la necessaria evoluzione, è statico, monotono, cristallizzato, ha centrato l’obiettivo di pubblicizzare l’immagine di Salerno in ambito regionale, nazionale ed europeo ma ora ha esaurito il suo potenziale e inizia a produrre effetti contrari. Questo, ribadisco, è secondo me il vero problema, e, vedo nell’articolo in discussione un prezioso contributo per il futuro:
    1)Innanzi tutto la città versa in condizioni igieniche inaccettabili quanto censurabili, sono carenti o assenti attività indispensabili come disinfestazione, spazzamento e lavaggio regolare delle strade, rifacimento marciapiedi e manto bituminoso. Attività propedeutiche per non perdere i turisti dai quali ci siamo fatti positivamente conoscere fino ad oggi;
    2)Veniamo al progetto luci in sé, come innovarlo? Per esempio riducendo le luci natalizie veramente artistiche e limitandole solo al centro storico e corso Vittorio Emanuele. Dopo di che le risorse rimanenti investirle in iniziative tipo offrire navette di collegamento con siti archeologici come Paestum, Pompei, Ercolano ecc. e siti artistici come nuovo teatro di Ravello, Amalfi ecc. Naturalmente in offerta gratuita ed esclusiva ai clienti di hotel e B&B che soggiornano almeno due notti e che, riportati per tempo nei rispettivi hotel, potranno poi usufruire della buona offerta di ristorazione, poi visite guidate nel centro storico e varie iniziative culturali in centro (proposta “Io Salerno”).
    Quali i vantaggi: puntare su un turismo di qualità, dove con questo termine si denota di solito un turismo di persone civili, interessate all’arte e alle bellezze naturali, che arrivano utilizzando i treni ad alta velocità, visitano sempre volentieri una città ricca di cultura e soggiornano in albergo e pranzano e cenano nei ristoranti, magari acquistano qualche oggetto prezioso nelle gioiellerie di via dei mercanti (se le trovano aperte); non affollare all’inverosimile la città creando disagio ai residenti, problemi di ordine pubblico, impossibilità di muoversi regolarmente e articolare percorsi e visite culturali, produzione di una massa di rifiuti che non si riesce a raccogliere in tempo … ecc. ecc.

  2. L’obiettivo dei nostri interventi è quello di stimolare un dibattito tra i “veri” cittadini su quanto è necessario fare per togliere la Città da una evidente palude economica e sociale, nonostante le tante dichiarazioni di ottimismo. Chi ha visto le vere Città Europee può ben concordare sul fatto che noi abbiamo ancora tanta strada da percorrere. Nei Mercoledì precedenti, abbiamo fornito delle idee in tal senso. Anche per “Luci d’Artista”.
    Continueremo, perché ci sorregge la speranza di un nuovo rinascimento in favore soprattutto delle generazioni che verranno. Perché possano lavorare nel luogo di origine ed essere fiere di viverci.

  3. Il problema è che a Salerno spesso si assiste al “tutto e al contrario di tutto”. Mi son trovato a passare nei pressi della “nuova” spiaggia di Santa Teresa. Ricordo che fu tanto avversata all’epoca del suo rifacimento con l’allestimento di un vasto solarium in legno. Poi c’è stato il successo rappresentato dalla sua frequentazione di massa. Ma questa ha provocata la quasi totale asportazione della pittura protettiva dei comenti di legno. Occorre ripristinare al più presto il manto di protezione, onde evitare danni irreparabili.
    Più in là c’è poi uno sconcio su cui i cosiddetti “difensori del torrente Fusandola” dovrebbero porre la propria attenzione e intervenire su chi di dovere, piuttosto che continuare a paventare esondazioni o altre calamità dovute alla parziale deviazione del tratto terminale della foce. Si tratta dei miasmi insopportabili che si avvertono alla foce del torrente in parola, sintomo di scarichi a monte non controllati, che ne fanno quasi una cloaca a cielo aperto.
    Non mi illudo che siano facili ed immediati gli interventi necessari per ovviare agli inconvenienti suddetti. Il primo vincolo da superare sarebbe la burocrazia che riesce a complicare anche le cose semplici.
    E a tal proposito le lodevoli iniziative e i suggerimenti dati da “Io Salerno” dovrebbero prevedere a monte anche l’elaborazione di regolamenti e norme a carattere locale che, comunque nel rispetto della legge, portino alla semplificazione dei processi autorizzativi per l’avvio di insediamenti creativi e produttivi. Fra questi suggerirei una location quasi naturale per creare un borgo marinaro di cui si avverte la mancanza a Salerno. E cioè quell’area di via porto già sede di pescherie e attività connesse che opportunamente allestite e condotte potrebbero ricreare un sito pittoresco e originale, anche per la presenza dell’antistante area portuale.

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