Il decreto Dignità, il bisogno di certezze (di Tony Ardito)

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La Ragioneria dello Stato ha dato il via libera e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato; dal 14 luglio il decreto Dignità è entrato in vigore. Il testo dovrebbe approdare alle Camere il 24 luglio.

Tra le misure del decreto, contenute in 17 pagine, c’è la stretta sui contratti a termine, la cui durata scende da 36 a 24 mesi. Ogni rinnovo, a partire dal secondo, avrà un costo contributivo dello 0,5%, fino a un massimo di 4 rinnovi. Sale, invece, a 36 mensilità l’indennità di licenziamento ingiustificato. Il pacchetto vale 220 milioni di euro, sui quali vigilerà l’INPS.

Da rilevare lo stop alla pubblicità sul gioco d’azzardo: da settembre, nuova imposta su slot e video-lotteria e dall’anno prossimo, invece, una tassa scatterà anche per le sponsorizzazioni e tutte le forme di comunicazione. Sono in arrivo multe del 5% del valore della sponsorizzazione e fino a 50 mila euro. Salvi i contratti in essere.

C’è altresì un capitolo dedicato alle delocalizzazioni: le imprese che hanno preso benefici statali non possono delocalizzare, né licenziare prima di 5 anni, pena sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto.

Contemplata, inoltre, una soluzione tampone per la vicenda riguardante le maestre senza laurea, ma con diploma magistrale ottenuto prima del 2001/2002: potranno insegnare, nonostante lo stop del Consiglio di Stato.

E’ prevista per loro, infatti, una proroga di soli 120 giorni, alla quale dovrebbe seguire una seconda, utile a garantire la continuità dell’anno scolastico. Abolito lo split payment, ovvero l’Iva sulle prestazioni trattenuta dallo Stato, ma solo per i professionisti.

Sul decreto Dignità il dibattito tra maggioranza e opposizione, ma non solo, è già apparso fin troppo aspro e nelle ultime ore si è tinto persino di giallo. La discussione in Parlamento non si annuncia, dunque, scontata e serena, considerato tra l’altro che una qualche divergenza era emersa anche dalle opinioni dei due maggiorenti del governo: Luigi Di Maio, M5S, e Matteo Salvini, Lega.

E’ di certo una misura che conduce verso un radicale cambio di prospettiva e una svolta, anche rispetto al recente passato. La situazione è molto delicata, ai limiti dell’incandescente, e credo che ai lavoratori, a chi ambisce a esserlo e alle imprese, le tattiche e le dialettiche di palazzo interessino davvero poco.

Il tempo, ormai, non da più ragione a nessuno.

Tony Ardito, giornalista

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