Associazione ‘Io Salerno: Sporca tu che sporco anche io!

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I metodi educativi della mamma offrivano due possibilità: il castigo, se eravamo indisciplinati, e il premio, se eravamo obbedienti. Spettava a Lei decidere.

Qualche volta, però, non applicava né l’uno né l’altro. “Si, è vero, vi ho promesso la Nutella e siete stati buoni. Ma non abbastanza”.

Non abbiamo mai capito se lo faceva perché temeva per la nostra salute, insidiata da troppo cioccolato, o perché del “boom economico”, a quel tempo, sentiva solo parlare.

In ogni caso, noi avremmo fatto di tutto per avere un cucchiaio di Nutella che costituiva il nostro massimo peccato di gola, insieme ai formaggini Lupetto al cioccolato.

In effetti, se il timore di una punizione aveva in se la forza per indirizzare (rectius: raddrizzare) i nostri comportamenti, una forza ben maggiore era esercitata dalla prospettiva di una promessa più trascinante e appagante.

E ci siamo convinti, così, che anche in una Comunità, espressione di persone che condividono quella che si chiama vita, possono più facilmente maturare le condizioni per la realizzazione del bene comune se risultano applicati, al suo interno, metodi premianti piuttosto che penalizzanti.

Uno degli argomenti più discussi in Città, nell’ultimo periodo, è quello della pulizia dei luoghi e della mancata osservanza delle norme per il conferimento della spazzatura.

Sacchetti di qua e di là, bottiglie a destra e a sinistra, carta e cartoni dappertutto, discariche di varia natura, cicche e gomme sui marciapiedi.

E’ un dato di fatto. Basta leggere i commenti di quotidiana denuncia.

Noi pensiamo che la causa sia duplice.

La prima, sarebbe da ricercare nelle accresciute difficoltà della vita e nella conseguente evoluzione “in negativo” del rapporto interiore tra ciascun cittadino e l’intera Comunità. Si sarebbe allentato, cioè, il sentimento di appartenenza e, con esso, la condivisione e la partecipazione. Liberi tutti!

La seconda, troverebbe origine in una generale mancata manutenzione dei luoghi pubblici e nella convinzione tra i cittadini di essere chiamati alla copertura di spese prive di un correlativo vantaggio nonché di essere destinatari di provvedimenti punitivi secondo la logica della responsabilità oggettiva anche quando i comportamenti possono essere conseguenti a deficienze strutturali. In sostanza, i cittadini sarebbero sempre in errore verso l’Amministrazione per una eventuale “carta a terra”, ma l’Amministrazione non sarebbe mai responsabile verso i cittadini per l’omessa pulizia o la mancanza di cestini e contenitori per la raccolta dei rifiuti.

Noi pensiamo che la modifica di una tale condizione sia possibile solo attraverso la ricostituzione di un rapporto di fiducia, di rispetto e di attenzione nella Comunità grazie a stimoli “in positivo” indotti da un sistema “premiante” riservato ai comportamenti virtuosi.

I provvedimenti che, per noi, possono servire ad avviare “un nuovo percorso” sono il baratto amministrativo e il riconoscimento di premialità.

Il baratto amministrativo è stato introdotto dal Decreto Sblocca Italia (Legge n. 164/2014 art. 24).

Per esso, è possibile rinunciare a specifici tributi acquisendo in cambio, da cittadini e/o associazioni, prestazioni per “la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade … e in genere la valorizzazione … del territorio urbano o extraurbano”.

La Legge non ha avuto immediata applicazione per esigenze interpretative ma oggi, alla luce di alcune decisioni della Corte dei Conti e della delibera n. 27/2018 del 07/05/2018 del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico del Ministero dell’ambiente, può trovare concreta attuazione.

Non è un provvedimento applicabile in via generale, ma solo in presenza di particolari requisiti soggettivi e oggettivi che, nel rispetto della “indisponibilità dell’obbligazione tributaria”, possono consentire ai meno abbienti di estinguere obblighi fiscali attraverso una prefissata attività di interesse sociale.

Spetta ai Comuni predisporre il “Regolamento” per la sua pratica realizzazione. Altrove è stato già fatto.

Sul secondo provvedimento, ricordiamo che già in occasione dell’apertura delle Isole Ecologiche si promise l’applicazione di “premialità” da quantificare in base ai rifiuti conferiti per incentivare il rispetto delle regole e sviluppare comportamenti emulativi.

Non c’è stato alcun seguito, purtroppo. Speriamo in un ripensamento che, chissà, potrebbe “convincere” anche i “grandi sporcaccioni” che lasciano rifiuti dell’edilizia lungo la Panoramica.

Una ulteriore azione potrebbe consistere nella assegnazione di “bonus pubblici collettivi” in favore di quei quartieri nei quali cittadini, condomini e commercianti si rendessero meritevoli per la qualità della differenziata, la puntualità e la precisione della consegna, la pulizia di androni, spazi interni, facciate dei fabbricati e marciapiedi o anche la manutenzione volontaria di aiuole e giardini. Una sorta di gara tra i rioni per far prevalere la cura, il decoro, la dignità e, auspicabilmente, far nascere un profondo sentimento di appartenenza tra i residenti.

I “bonus” potrebbero consistere in interventi straordinari di ornamento o di riqualificazione dei migliori quartieri, ovvero in riduzioni dei tributi per i residenti.

Ancora, si potrebbe sollecitare la installazione di contenitori per il deposito di plastica e vetro con il rilascio di modeste ricompense in danaro. Altrove lo fanno da tempo presso i Supermercati. Chissà, forse non si vedrebbero più plastica e vetro in giro.

Non abbiamo spazio a sufficienza per continuare. Ma riteniamo siano sufficienti i pochi esempi fatti per capire quali azioni avviare laddove si decidesse di “cambiare metodo di gestione”.

Noi pensiamo che pretendere il rispetto delle regole sia un diritto, ma che agevolare quel rispetto sia un dovere. E che la delusione per una gestione “non ottimale” può costituire un pretesto “ottimale” per assumere posizioni di rigetto nonostante telecamere, verifiche, ispezioni, diffide e sanzioni. Perché la pena di morte non ferma gli omicidi, né li ferma la polizia in ogni angolo di strada. E perché un cucchiaio di Nutella, anche piccolo, ci faceva stare più buoni rispetto a qualsiasi “terribile” minaccia.

La Città può riprendersi se rinasce il legame interiore e si espande la volontà di proteggerla.

Spetta ai cittadini difenderla. Spetta all’Amministrazione renderla degna di essere difesa.

Questa Città ha bisogno di amore.

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

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3 COMMENTI

  1. Attenzione a coltivare certo tipo di messaggi: non si può pretendere che ci siano cestini ogni 5 passi, e infatti i cestini/bidoni che chiamar li vogliate ci stanno. Appartiene al senso civico delle comunità più evolute fare anche 10 passi con una carta in mano (non pesa poi tanto) e buttarla nel primo cestino/bidone che si incontra.

    Conferire la spazzatura negli orari e nei giorni deputati è altrettanto segno di civiltà e maturità. Cosa che noi a Salerno invece non abbiamo ancora tanto maturato e vale anche per il primo esempio.

    Attenzione a propagare messaggi come il vostro che offrono un alibi (ammesso che ci leggano) a chi vive in spregio alle regole della buona convivenza.

    Sono invece d’accordo sulla premialità che potrebbe costituire un incentivo in più (ma non dovrebbe essere quello principale!) ma su questo aspetto, è vero, niente si è fatto da parte delle istituzioni locali, a quanto pare.

  2. In ogni caso ricordiamoci che il soggetto gestore del servizio di raccolta, trasporto e spazzamento rifiuti in città è la Salerno Pulita SpA che conta ben 500 (dico cinquecento) dipendenti nel proprio organico.
    Con tale esercito pagato dai contribuenti salernitani, la città dovrebbe essere pulitissima senza alcun altro problema di igiene urbana di cui parlare!

  3. Disfarsi dei rifiuti (di minore entità o speciali o di grandi dimensioni), smaltirli correttamente, effettuare i dovuti trattamenti per proficui riciclaggi, ecc. sono attività che prevedono adeguati comportamenti sul piano sociale, organizzativo, economico, amministrativo e gestionale. Si tratta in effetti di operazioni che, benché di media complessità se prese singolarmente, richiedono tuttavia uno svolgimento coordinato e cooperante, senza il quale tutta l’attività mostrerà delle crepe e quindi disfunzioni.
    Da dirette esperienze anche in altre città, si può testimoniare che strade attrezzate con numerosi cestini o contenitori per la raccolta dei rifiuti, sistemati anche a distanze ravvicinate, si presentavano o con gli stessi stracolmi e quindi con molta spazzatura nei dintorni sparpagliata a terra, oppure semivuoti ma ugualmente circondati da buste, carta, plastica, ecc., visibile nelle vicinanze.
    Allora la colpa è dell’uovo (Azienda rifiuti) o della gallina (cittadino medio)?
    E’ difficile stabilire la priorità come nel caso della nascita dei bipedi.
    Tuttavia il paragone è sintomatico per meditare prima di additare questo o quello come responsabile di certe situazioni.

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