Stop dell’Agcm ad Apple e Samsung (di Tony Ardito)

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È la prima volta al mondo che la cosiddetta obsolescenza programmata è stata sanzionata e per mano dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Apple e Samsung hanno realizzato pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo.

In sostanza, attraverso aggiornamenti dei sistemi operativi, gli smartphone diventano rapidamente più lenti e meno efficienti, costringendo così i proprietari a sostituirli con altri di nuova generazione.

10 milioni di euro per il colosso americano e 5 milioni per quello sudcoreano. Sono gli importi delle pesanti multe, rispettivamente comminate alle aziende produttrici di cellulari, il massimo previsto dalla legge.

Secondo l’Autority, entrambe hanno predisposto aggiornamenti dei sistemi operativi degli smartphone che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni dei cellulari meno nuovi.

Come riportato da una nota dell’Agcm, che ha condotto l’istruttoria insieme alla Guardia di Finanza, le due società hanno indotto i consumatori ad installare aggiornamenti su dispositivi non in grado di sopportarli adeguatamente, senza fornire le informazioni necessarie e neanche una possibilità di tornare al vecchio sistema operativo.

Alla Apple è stata, altresì, contestata una seconda pratica commerciale scorretta: non aver fornito ai suoi clienti informazioni adeguate sulle batterie a litio e sulle corrette procedure per farle durare più a lungo.

Nel gennaio scorso un gruppo di consumatori francesi denunciò Apple per obsolescenza programmata degli smartphone. Oltralpe le norme sono addirittura più severe delle nostre, la legge Hamon stabilisce dal 2015 che se un’azienda accorcia volontariamente la vita dei propri prodotti può subire una multa pari al 5% delle vendite annuali, e incarcerare i dirigenti fino a due anni.

Giganti o nane che le aziende siano, è fondamentale che si tuteli, il consumatore e che gli organi preposti si mostrino implacabili con chiunque. Per fortuna l’Italia, al pari di altri Paesi, ha elevato i livelli di attenzione. Vi è una maggiore sensibilità verso i reclami delle associazioni e dei singoli cittadini, purtuttavia è sempre presente il rischio che si possano aggirare le norme, complice una poco chiara informazione, nonché un approccio talvolta emotivo e, dunque, superficiale da parte di noi acquirenti.

Tony Ardito

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