Ass. ‘Io Salerno’: Il Cilento, questo sconosciuto – quarto atto

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(da Mercoledì 28/11/18)

L’approfondimento delle specificità territoriali, sociali e umane del comprensorio Cilentano, iniziato Mercoledì 14 dello scorso mese, ha consentito di elencare le principali cause del suo “ritardo” rispetto alle aree limitrofe. Peraltro neppure particolarmente brillanti.

A collaterale, la rilevazione delle profonde diversità tra la fascia costiera e quella interna ha indotto a denunciare l’assenza di ogni e qualsiasi forma di utile collaborazione tra le due anime, al punto da poter sostenere che i Cilentani “di mare e di terra” sono stranieri nella stessa Patria.

Siamo arrivati, così, al momento di capire se – e cosa – si possa fare per ribaltare tale situazione.

Anzitutto, noi riteniamo che “tutto il quadro delle criticità” sia di conforto alla nostra semplice tesi: non può essere il turismo balneare a sviluppare il territorio, come sostenuto da taluno, ma deve essere l’intero territorio a “puntare su se stesso” anche dando vita a una “differente modalità di fare turismo”.

Che la teoria sia realistica, è dimostrato, nei fatti, dagli esempi concreti offerti da altre aree del nostro Paese, o di regioni Europee, dove interventi di grande coerenza e di elevata compatibilità hanno stravolto similari contesti costituiti da territori complessi e con una popolazione disseminata in minimi villaggi dispersi nel tempo e nello spazio.

Possiamo far riferimento, in particolare, alle trasformazioni delle aree desolate del Trentino, o delle fredde e deserte lande della Scozia settentrionale, realizzate grazie al semplice “utilizzo intelligente” delle specifiche caratteristiche naturali, culturali, storiche e sociali, fino alla tutela delle produzioni tradizionali (tra cui le grappe e lo scotch, rispettivamente), e delle lavorazioni locali (legno, pietra, ferro, lana). In Scozia, anche lo “sport di lusso” ha avuto il suo peso, abbinato a residenze esclusive, con campi da golf realizzati perfino dentro le Città.

Bene. Il Cilento non ha niente di meno. Ha le stesse ricchezze ambientali. Ma anche di più, per il clima mite, il sole, le spiagge, la ruralità dell’ambiente interno e la naturalità di quello marino.

E ha memorie storiche e di cultura contadina. Ma anche di più, perché qui si è avviata la civiltà mediterranea (scusate se è poco) e si è consolidata, nei secoli, una tipica “modalità di vivere la vita” fatta di semplicità di rapporti e di difesa delle tradizioni, dei saperi e dei sapori.

Tuttavia, fino ad oggi, il Cilento non ha avuto le stesse capacità di “risurrezione”.

A chi spetta provvedere, assumendo il ruolo di “attore”?

Sembra naturale pensare agli Enti Locali. Ma, a parte i quattro centri maggiori (Agropoli, Castellabate, Vallo e Sapri), i Comuni del Cilento non contano, al massimo, più di un migliaio di abitanti, peraltro anziani. E le risorse sono poche. E, forse, non hanno le competenze giuste. E, forse, risultano “ingabbiati” in contrasti campanilistici incredibili al punto da non aver neppure immaginato forme di condivisioni amministrative. Ci penserà la nuova Legge sui piccoli Comuni? Chissà.

Oppure, si può pensare ai residenti, agricoltori e artigiani. Ma il Cilento si è impoverito delle forze giovani e dinamiche, a causa di una emigrazione “di massa” che dura ancora oggi, e le attività sono in gran parte gestite nel rispetto della cultura degli avi e con i timori e le diffidenze di non favorevoli esperienze pregresse.

Perché chi ritenne, in passato, di “inventarsi una iniziativa” sulla base di esempi altrove positivi, lo fece con le sue conoscenze e le sue risorse combattendo contro le Banche per ottenere un prestito, pagando più alti “tassi di piazza” e, forse, anche ricorrendo a quelli che i soldi li “davano” ma alle “loro” condizioni. Così molti persero anche quel poco che avevano.

Dal Cilento hanno preso tutti. Al Cilento nessuno ha dato.

Altri pensarono alle Cooperative e altri ancora si proposero per gestire strutture ricettive o locali commerciali. Ma lo fecero, forse, più per risolvere i loro problemi che per creare delle opportunità per i deboli. E hanno lasciato una scia di incagli, di protesti e di “case cadute”.

Quanti esempi possiamo fare? Lo evitiamo. C’è la privacy.

La verità è che mettere insieme le ristrettezze non significa creare ricchezza. E mettere insieme professionalità carenti, non agevola la nascita di attività economiche sane.

Attenzione, però: ci sono state, e ci sono, valide eccezioni. Ma sono eccezioni.

Restano, a questo punto, due ipotesi di possibili attori. L’Ente Parco e gli investitori professionali, residenti e non. Del Parco diciamo, sinteticamente, ora, degli altri parleremo Mercoledì prossimo.

Il Parco ha svolto, almeno fino ad oggi, una funzione amministrativa di “conservazione” e “difesa” del territorio senza utilizzare “dinamicamente”, come avrebbe potuto fare, le attività più qualificanti previste dall’art. 3 dello Statuto.

E, quindi, ha incassato i contributi statali, ha investito per le proprie sedi, ha pagato il personale, ha ristrutturato fabbricati, ha seguito le aree marine, ha curato gli spazi boschivi.

Ma ha fatto, purtroppo, anche debiti e non ha incassato crediti. E oggi ha da risanare posizioni che ne compromettono gli equilibri finanziari.

Certo, ha fatto pure dei progetti, ma – ci sembra di poter dire – senza grandi fortune.

Come sono finiti “QualiParco” e gli allevamenti ovi-caprini? E l’”Ospitalità da Favola”? E l’imprenditorialità rurale? E la “Carta del Parco”? Non proseguiamo.

Né può considerarsi un successo il “Primo Forum del Parco sul Turismo” tenutosi lo scorso 12 Aprile. La riunione, tra oltre 100 convenuti, è divenuta uno “sfogatoio” per denunciare i “lampioni rotti” o le “buche sulle strade” ovvero per sentir dire che i treni veloci arriveranno anche nella prossima stagione estiva (fonte: 105TV). Per il turismo del mare, però. Mica per le aree interne.

Lo stesso Centro della Biodiversità, quasi completato dopo nove anni e 9milioni di spesa, è stato riduttivamente destinato a sede della vigilanza Forestale e ad area museale aperta “alle scuole”.

Noi pensiamo che, per rivestire il “suo” ruolo, il Parco debba diventare motore di sviluppo con la ideazione e la attuazione di progetti condivisi nell’ambito di programmi ampi e coinvolgenti.

Ne parleremo la prossima settimana.

Intanto, potrebbe iniziare subito con la realizzazione di un sito web che non sia solo “statica” elencazione di luoghi, servizi e attività, ma uno strumento “dinamico” a disposizione di ciascun visitatore per scegliere un “percorso completo” di visita ovvero, disponendo di tutte le informazioni utili, per crearne uno “personalizzato” regolando anche le prenotazioni e le biglietterie.

Dal Parco, il Cilento si aspettava di più. E, riteniamo, meriti di avere di più.

Lo vedremo Mercoledì prossimo.

 

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

 

 

(Mercoledì prossimo parleremo dei progetti per il Cilento)

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