Ursula von der Leyen è la nuova Presidente della Commissione europea

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Ursula von der Leyen è eletta di misura Presidente della Commissione europea. Nata Albrecht, adotta l’aristocratico nome del marito in ciò seguendo l’esempio di Angela Kasner, che adottò quello del primo marito Merkel. L’altra somiglianza fra le due donne è che appartengono alla famiglia dei Popolari Europei in quanto esponenti dei  cristiano democratici di Germania, il partito centrale  nel Bundestag e nel Parlamento europeo.

E’ persona composta e non altera, ha studiato medicina, è madre di numerosa prole. Con i riflettori sempre  addosso dovrà mostrare l’aplomb di cui è accreditata anche per fare dimenticare le intemperanze del predecessore Juncker.

E’ di casa in Europa essendo nata a Bruxelles ed avendo frequentato la Scuola Europea di Uccle, la palestra dei figli dei funzionari europei. Conosce così bene il francese che in questa lingua inizia il discorso di accettazione. Lo prosegue in tedesco e in inglese per mostrare quanto sia poliglotta e anche per sgombrare il campo dall’equivoco che l’inglese scomparirà dall’Unione con Brexit.  L’inglese è lingua veicolare degli affari esteri, nella sua visione di una Europa forte all’esterno, è necessario per intrattenere i rapporti.

Avrà un gran da fare al Palazzo Berlaymont. Il percorso che l’ha portata fin là è tormentato. Comincia con la rinuncia della Francia alla prassi  dei candidati di riferimento, invalsa nel 2014 con la nomina di Juncker. Il partito di maggioranza relativa alle elezioni europee presentava il candidato alla presidenza della Commissione e questo veniva nominato dal Consiglio europeo e approvato dal Parlamento. Macron non gradisce il candidato di riferimento dei Popolari, il tedesco Weber, e si riserva sulla procedura portando dalla sua parte altri stati membri.

Fallisce pure il tentativo di ricorrere alla seconda scelta, il socialista olandese Timmermans. I Popolari pretendono comunque l’incarico, si opta per Ursula von der Leyen che ha il pregio di essere tedesca e popolare come Weber e soprattutto di essere donna, la prima a salire così in alto nelle gerarchie europee. Sarà affiancata da Christine Lagarde alla BCE. Due donne all’apice, era la volontà espressa da Macron, due donne all’apice saranno.

Il percorso si conferma difficile in Parlamento, la maggioranza di riferimento della candidata si sfalda. I socialisti tedeschi, a Berlino nella grande coalizione con Merkel, si sfilano per protesta contro la riserva su Timmermans. Altre frange di sinistra  seguono, non l’italiano PD che la vota.

La candidata deve allora contare sui voti di parte dello schieramento teoricamente avverso, fra cui i conservatori polacchi, il M5S italiano e altri. Rifiuta quelli della destra fra cui la Lega. Il fronte europeista è chiaro con la candidata: deve porre un argine alla deriva sovranista anzitutto rifiutando i voti potenzialmente inquinanti e poi presentando un programma che punti a rilanciare e non ridimensionare il disegno dell’integrazione. Il debutto va in questa direzione:   lotta al cambiamento climatico, socialità, fiscalità, flessibilità, difesa comune.

Ora le compete la scelta dei Commissari, vorrebbe donne per la metà del Collegio, tutte e tutti mossi da sincero europeismo. La rinuncia del Sottosegretario Giorgetti risponde probabilmente al timore di non passare il vaglio della Presidente per inidoneità politica e non curricolare.  Il Governo italiano dovrà presentare altri nomi, uno almeno al femminile come da generale indicazione di von der Leyen..

di Cosimo Risi

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