Quel sottile equilibrio tra numeri e parole per il controllo dell’ipertensione arteriosa

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Le parole, annodate in un discorso possono essere interpretate in modi diversi, esse possono essere attribuiti molteplici significati, non è così per i numeri, forse per questo amo più i numeri delle parole.

Quando cerco certezze, mi vengono in mente i numeri… Provo a incastrarli, così come facevo da bambino, alla ricerca di una soluzione. I numeri mi stimolano ragionamenti logici, pensieri dai quali uscire con una certezza o nei quali rimanere impigliato per sempre.

I numeri hanno la stessa distanza tra loro: 1955, 1956, 1957, 1958… Non è vero!

Erri De Luca ha scritto che due è il contrario di uno. Due: condivisione; Uno: solitudine, ma comunque vita.

Due è il doppio di uno, ma uno non è il doppio di zero.

Zero non esiste.

Tra zero e uno c’è una distanza incolmabile; zero e uno: il nulla e la vita.

Zero non esiste. Zero è nulla.

Cosa è il nulla? Se cerchi di dargli una dimensione scompare.

E così, tra un numero l’altro, mi vengono in mente i numeri dettati dalla Società Europea di Cardiologia per le linee guida sull’Ipertensione Arteriosa, uno dei maggiori fattori di rischio delle malattie cardio-cerebro-vascolari e prima causa di morte nel mondo. Mantenere i valori di pressione arteriosa al di sotto di 140/90 mm Hg è corretto.

La terapia deve assolutamente tendere a questo obiettivo, ma non è affatto semplice coglierlo. Lo sa il medico, lo intuisce il paziente. A volte però i numeri non bastano. La terapia richiede un sottile equilibrio.

Bisogna considerare le variazioni, a volte importanti, tra i valori pressori rilevati in estate e quelli durante l’inverno, le differenze tra quiete e stress, tra i valori che il paziente rileva autonomamente a casa e i valori rilevati in ambulatorio dal medico. È necessario sapere che le variazioni della pressione arteriosa, a volte anche al di sopra dei valori normali, possono essere fisiologiche.

La terapia deve ridurre la pressione, ma non in modo eccessivo. Inoltre, per evitare sproporzionate preoccupazioni, è importante sapere che le emergenze ipertensive non sono legate ai valori della pressione arteriosa, ma allo stato di salute dell’apparato cardiovascolare.

È utile misurare la pressione arteriosa anche in piedi, in modo particolare nell’anziano, perché nel passaggio alla postura eretta potrebbe verificarsi un’ipotensione ortostatica, calo eccessivo della pressione arteriosa, e non considerare questa evenienza potrebbe portare a una terapia eccessiva, con il rischio di sincope.

Dunque i numeri, a volte, non bastano e come in questo caso devono lasciare spazio alle parole… e diventa fondamentale il colloquio tra medico e paziente per ottimizzare il controllo dei valori pressori in tutte le condizioni.

Ritorno infine ai numeri astratti e mi perdo tra zero e infinito, tra numeri e parole.

di Vincenzo Capuano

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