Salerno e la metamorfosi necessaria… (di Pasquale Persico)

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Salernonotizie ospita sulle sue pagine, ogni lunedì, il professor Pasquale Persico Ordinario di Economia presso l’Università degli Studi di Salerno fino al 2015. Esperto di Politica Industriale, Politica Territoriale ed Ambientale con particolare enfasi sui temi della governance strategica dei processi di sviluppo. Attualmente è Direttore del Laboratorio Fattibilità del Master di II livello, Eccellenza per la Città Storica, DiARC, UNINA1.

Ecco il primo scritto di Pasquale Persico per Salernonotizie dal titolo: Salerno e la metamorfosi necessaria. Da città di fiume e di mare a vera città europea

L’esperienza amministrativa fatta in qualità di assessore allo sviluppo del Comune di Salerno mi consentì di ipotizzare la transizione di Salerno da città di fiume e di mare, che è il modo di esprimere il significato del nome di città, a città europea.

Non solo perché  la città aveva catturato il primo Euroinfopoint della Comunità Europea ma perché a partire dalla nascita  del progetto Urban e dalla liberalizzazione delle attività legate al commercio ed alla ristorazione, appariva evidente che Salerno avrebbe interpretato il paradigma “identità e sviluppo”.

Lo stesso paradigma suggeriva di guardare in più direzioni ed utilizzare la finanza di città, cioè la capacità di approfittare delle diverse combinazioni di cooperazione tra finanza agevolata e finanza privata per moltiplicare i casi di rigenerazione urbana, con uno sguardo lungo alla architettura contemporanea.

Salerno ha così mostrato una vitalità amministrativa unica dove la volontà politica ha sviluppato prassi di buona governance interistituzionale.

Al compimento dei sessanta anni del sindaco Vincenzo De Luca i miei auguri furono  accompagnati (il mattino di quel tempo) da  una nota pedagogica sulla necessità di guardare all’area vasta per salire di scala strategica, fino a cogliere quelle economie di scopo e di diversità che potevano accompagnare Salerno verso una visione che andasse molto oltre i confini amministrativi.

Questo augurio oggi è diventato urgenza politica e programmatica. La nota che va tenuta in strategica considerazione si intitola Classificazione dei Comuni secondo le Ecoregioni d’Italia.

Le Ecoregioni, o regioni ecologiche sono porzioni più o meno ampie di territorio ecologicamente omogenee (fino a vaste aree della superficie terrestre) all’interno delle quali specie e comunità naturali interagiscono in modo discreto con i caratteri fisici dell’ambiente.

Rappresentano, quindi, zone con simili potenzialità ecosistemiche e costituiscono un quadro di riferimento territoriale e geografico ottimale per l’interpretazione dei processi ecologici, dei regimi di disturbo, della distribuzione spaziale della vegetazione e delle diverse tipologie di paesaggio.

Nel panorama internazionale, i processi di classificazione ecologica che portano alla definizione delle Ecoregioni vengono promossi come strumento di indirizzo per le strategie di gestione e sviluppo sostenibile del territorio a diverse scale.

In Italia, il processo che ha portato alla mappatura e caratterizzazione delle Ecoregioni adottate per la statistica sperimentale deriva da un approccio scientifico alla classificazione ecologica del territorio definito a partire dai primi anni 2000 ( a cui non sono stato estraneo insieme ad altri colleghi dell’Università di Salerno).

Queste nuove unità possono essere considerate rappresentative dei caratteri paesaggistici più generali e rappresentare ed interpretare in chiave ecosistemica, con diverso grado di dettaglio e a diverse scale, la complessa articolazione di caratteri ambientali e usi del suolo che caratterizza il Paese, ponendosi come chiave di lettura complementare o sostitutiva  a quella basata sui tradizionali limiti amministrativi.

Salerno, allora, deve approfittare di questa nuova lettura del potenziale, perché in questo modo si rilegge la geografia scritta dalla natura ( identità geomorfologica) e la geografia scritta dall’uomo (identità culturale ) e consente un salto nell’interpretazione della governance strategica e collaborativa che porta la città nella nuova dimensione operativa di città contemporanea che interpreta i nuovi temi della Macroregione Europea Mediterranea.

Parlare di Grande Salerno, o di Salerno larga – che rompe i confini amministrativi e va oltre l’orizzonte di città di fiume e di mare – non può non significare paralare di Salerno che produce un nuovo sguardo programmatico con una nuova visone politica.

Questa volta  la riconnessione tra capitale naturale e capitale culturale riposiziona il potenziale e richiede un nuovo modello manageriale dove la governance orizzontale dialoga con più efficacia con la governance verticale (government) e ingegnerizza un prisma aperto di opportunità che dà voce alle nuove densità urbane connesse alle reti di area vasta.

Le elaborazioni teoriche su queste necessità non mancano, il dopo Sarno e le accumulazioni scientifiche ed applicate del centro interuniversitario Cugri segnalaono che non c’è più tempo da perdere. Le città sono diventate infrastrutture complesse, aperte ed incomplete, che   vivono  bene se mantengono la nuova caratteristica di essere infrastruttura ad investimenti crescenti, favorendo la nascita di economie esterne per le imprese, e servizi al benessere delle popolazioni insediate come scuola, sanità e sicurezza, ma soprattutto legati alle nuove esigenze di standard immateriali che caratterizzano la modernità.

Non si tratta di scimmiottare gli slogan appartenenti alle città globali ma di trovare nuovi dispositivi adatti a connettere città ed altra città ( le valenze del territorio vasto) in modo da riproporre un specificità nell’interpretare i temi dello sviluppo sostenibile ad ecologia profonda (vedi le connessioni con le tante Valli delle Orchidee presenti anche oltre il confine provinciale, che ispirano i temi della nuova visone delle reti ecologiche connesse alla città urbanizzata).

Si riconfigurano, quindi, i temi delle quattro “A” manifatturiere campane: Aerospazio, Agroindustria, Automotive e Abbigliamento e Moda. Queste attività potenziali  possono trovare nuove interpretazioni in termini di smart city guardando al patrimonio archeologico e del contemporaneo, fino a moltiplicare le connessioni di queste cinque “A” con i temi infiniti legati alla “A” di Ambiente come risorsa non ostile ed ancora poco esplorata.

La città di area vasta moltiplica le @ di connessioni e interpreta la metamorfosi delle tecnologie ICT che oggi sono riconoscibili in termini di ICCCKIT, dove le due nuove “C” fanno riferimento al tema del capitale cognitivo ed al capitale collaborativo necessario a potenziare e moltiplicare il capitale di conoscenze (knowledge) sempre più necessario a sviluppare vantaggi competitivi localizzati.

La stessa università dovrebbe perdere la sua specificità territoriale che nasconde il pericolo già vissuto di altre università italiane, di provincializzazione spinta, per diventare anch’essa infrastruttura complessa ed aperta che diventa motore riconoscibile della Macroregione euro mediterranea ecomponente strutturale di un’Europa delle Regioni finalmente a civiltà plurale e contemporanea.

 

 

 

 

 

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