Quel foglio bianco e la prevenzione del tumore al colon (di V. Capuano)

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Era un vecchio medico di famiglia. Aveva l’abitudine di prendere appunti per ogni cosa, lo faceva fin da bambino. Alla fine della giornata il foglio che la mattina metteva in tasca era pieno di frasi scollegate, ma che avevano il potere di ricordargli fatti, eventi, uomini, volti, cose da fare.

Da oltre settanta anni un foglio bianco lo accompagnava.

Quel giorno uscì da casa tardi. Dopo aver fatto colazione si era intrattenuto al computer a leggere degli articoli scientifici. Il lunedì e giovedì pomeriggio faceva ancora qualche visita per dei vecchi pazienti che non volevano sentire di andare da altri medici.

Fece una lunga passeggiata per il corso della città e si fermò a un bar, si sedette a un tavolino e ordinò un caffè schiumato. Osservò la gente passare nei loro abiti invernali. Dall’interno del bar usciva una musica, era il suono di un sassofono che si disperdeva nell’aria.

Accarezzò la superficie del giornale che aveva acquistato in edicola, gli piaceva l’odore della carta stampata, annusò l’aria secca e profumata della mattina e infine gustò, a piccoli sorsi, il caffè.

Pensò ai tempi in cui esercitava la professione di medico in maniera assidua e si fermava in lunghi colloqui con i pazienti.

Per un’associazione di idee si ricordò dell’articolo letto qualche giorno prima sulle linee guida dell’American College of Physicians sulla prevenzione del carcinoma del colo-retto (CRC).

Andrebbero sottoposti a screening per il CRC gli adulti asintomatici a medio rischio tra i 50 e i 75 anni. Sono possibili le seguenti metodologie: (1) test immunochimico fecale (FIT) o test del sangue occulto fecale, ogni due anni; (2) colonscopia ogni 10 anni; (3) sigmoidoscopia flessibile ogni 10 anni più FIT ogni due anni. Il test più idoneo andrebbe concordato con il proprio medico.

Questo vale per gli adulti a rischio medio di CRC che non presentano sintomi, mentre i soggetti con storia familiare di CRC, sindromi genetiche come polipi cancerosi familiari, con anamnesi personale di malattia infiammatoria intestinale di lunga data, di polipi benigni o altri fattori di rischio, devono seguire programmi di sorveglianza personalizzati.

Chiuse gli occhi allontanò dalla mente le linee guida e si soffermò ad ascoltare le note del sassofono, infine prese il foglio dalla tasca e con decisione scrisse delle righe. Ripose il foglio in tasca e riprese a passeggiare, dirigendosi verso casa.

Incalzava un vento freddo. All’improvviso avvertì un dolore al petto, portò la mano al torace per cercare sollievo, ma il dolore non recedeva, diveniva sempre più forte, sudava; capì immediatamente cosa stesse succedendo. Pensò alla sua lunga vita, ai figli, alla moglie e sorrise.

In silenzio si accasciò al suolo, e lì rimase immobile. Il vento portò via il foglio che aveva in tasca. Rotolò insieme alle foglie finché si fermò ai miei piedi e potei leggerlo.

Lo feci lentamente, poi piegai il foglio, mi avvicinai all’uomo a terra, aveva il volto sereno e con il sorriso ancora sulle labbra, gli rimisi in tasca il foglio.

Non aveva preso appunti quel giorno. Seduto al bar aveva scritto:

Vorrei che non finissero mai: / i colori della vita / le onde sulla spiaggia / i libri da leggere / le foglie gialle / le estati con i piedi scalzi / le grida dei bambini che rincorrono il pallone / i giorni / le pagine bianche / vorrei che non finissero mai.

di Vincenzo Capuano

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3 COMMENTI

  1. Struggente e finalmente qualcosa di bellissimo seppur nell’epilogo tragico, un’articolo che fa meditare ed apprezzare la vita. Stavolta vi dico grazie.

  2. La penna è leggera, e con garbo e competenza dona ai lettori informazioni professionali importanti, condite da emozioni.
    Nessun paragone con altri interventi “qualificati” che, invece, con autocelebrazione ed arroganza, travalicando le proprie competenze, discettano in forma censoria.

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