Quando l’arbitro segna il goal: il voto della Commissione Giustizia sulla riforma della prescrizione

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La partita sulla prescrizione in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati finisce come pronosticato: PD. LEU e M5S votano compatti per cancellare la proposta dell’ on. Costa, che aveva previsto l’abolizione della riforma del Ministro Bonafede, denominata “processo penale senza fine”.

Vi è da dire che la proposta di legge dell’on. Costa comunque approderà alla Camera dei Deputati il 27 gennaio, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ma  il percorso legislativo resterà, comunque, più complesso e ricco di ostacoli procedurali.

A dispetto della prassi e della stessa “grammatica” parlamentare, è stato possibile raggiungere la maggioranza solo con il voto del Presidente della Commissione, l’on. Francesca Businarolo del M5S. Se si legge il curriculum dell’on. Businarolo, pubblicato su Wikipedia, si scopre che la stessa è laureata in giurisprudenza, ha svolto attività nel settore amministrativo privato, ma non ha mai conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.

In sostanza, il voto determinante su un argomento così rilevante nell’ambito del processo penale è stato “offerto” da una persona che presumibilmente non è stata mai in un’aula di Tribunale né è mai rimasta consapevole dei meccanismi (a volte, perversi) del processo penale.

Ma in un contesto parlamentare in cui si rinvengono, per avventura e per caso, soggetti che hanno arricchito il loro curriculum solo con attività di contestazione (in quello della Businarolo, da quanto emerge sempre da Wikipedia, risultano iniziative di contestazione della TAV e di altre opere pubbliche), non possiamo aspettarci nulla di diverso. Del resto,  anche l’ inconsapevole Ministro della Giustizia ha già dato ampia dimostrazione della sua profonda cultura giuridica, manifestandola in varie occasioni, che hanno suscitato pesanti ironie e giustificate rampogne.

Intanto, leggo interviste di magistrati (da ultimo, Carlo Nordio) e di giuristi (quelli veri, e non i soggetti evocati in precedenza) che riaffermano la follia che è dato rinvenire nella riforma Bonafede: ad esempio, la parte lesa di un omicidio stradale difficilmente potrà veder soddisfatto il proprio diritto al risarcimento, posto che il giudizio di appello sarà affidato alla sorte dei tempi e del caso.

Sarebbe stato, allora, più opportuno procedere nella riforma del processo penale, e non affidarsi alle vane promesse del Ministro, che, naturalmente, sulla scorta delle brillanti opinioni di qualche magistrato più aduso alle trasmissioni televisive che al lavoro giudiziario, già individua nell’eliminazione (sostanziale) dell’appello il rimedio per ovviare ai “mali” della giustizia penale.

Invero, si dovrebbe prendere consapevolezza che l’introduzione del modello americano del processo accusatorio (voluto dalla Legge Vassalli) è rimasto estraneo alla cultura giuridica e processuale italiana, e, sia pure non ritornando alla figura del Giudice istruttore, sarebbe il caso di rafforzare il ruolo e le funzioni del Giudice delle Indagini preliminari, troppo spesso appiattito sulle richieste del Pubblico Ministero, attribuendo allo stesso qualche necessaria funzione istruttoria e valutativa (più approfondita dell’attuale), che potrebbe risultare utile anche nella successiva fase dibattimentale.

Si dovrebbe, poi, porre rimedio alle lungaggini, incidendo sulla disposizione a mente della quale in caso di sostituzione di uno dei componenti del collegio giudicante, in assenza del consenso delle parti, va ripetuta l’intera istruttoria dibattimentale.

Nulla di questo, però, si rinviene nelle prospettive del giustizialismo populista, che oggi ricomprende tra le sue fila anche deputati avvocati del PD e LEU,  con l’apporto “esterno”  di qualche legale affascinato dalle comparse televisive. In questo contesto di evidente imbarbarimento della società e della politica,  la protesta contro lo scempio evidente dei principi costituzionali resta affidata a qualche “voce” libera, che ha fatto della  professione forense e della difesa dei diritti nel processo lo scopo anche della propria attività divulgativa.

Giuseppe Fauceglia   

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4 COMMENTI

  1. Solo in parte condivisibile…..la verità è che vi sono troppe garanzie formali e sostanziali in tutto il procedimento penale (spesso ingiustificabili) e soprattutto nell’esecuzione vera e propria della pena…in sostanza sembra quasi che la parte offesa sia un optional ( nu’ pizzc’….come diceva un avvedutissimo giurista napoletano) che subisce leggi e provvedimenti magistraturali schizofrenichi.

  2. ANONIMO
    IN PARTE ANCH’ IO SONO D’ ACCORDO ANCHE PERCHE’ I NOSTRI ILLUSTRI GIURISTI E POLITICI IN QUEST’ANNI COSA HANNO FATTO SIA PER RENDERE PIU’ CELERI I PROCESSI, E SIA PER IMPEDIRE A CERTI PERSONAGGI , DI GIOCARSI SEMPRE LA CARTA DELLA PRESCRIZIONE, SIAMO , E LO ERAVAMO ANCHE PRIMA, NELL’AMBITO DELLA GIUSTIZIA IL FANALINO DI CODA EUROPEO

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