Vivere bene e psicoterapia (di Vincenzo Capuano)

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Quando il giorno sta per iniziare e la notte va diradandosi appaiono nella mente ancora confusa immagini di sogni lontani, di incontri impossibili…

Urbe. Anno 54.

Di notte è visibile nel cielo della città una cometa. Claudio ha da poco tempo dato inizio al porto di Ostia e alla fondazione di colonie in Germania, Britannia, Balcani, Siria. Rafforza il sistema difensivo sul Danubio. Espelle gli Ebrei da Roma. Pronuncia continue condanne a morte per i senatori. Si diletta a scrivere tragedie che andranno perdute.

Mattina. Foro Romano.

Lo attendo nei pressi del Tempio di Saturno. Lo scorgo da lontano tra la gente. Avvicinandosi mi scruta. Incrocio il suo sguardo intenso. So che ha poco tempo da dedicarmi e porgo subito la prima domanda con voce tremante: “Maestro sono alla ricerca del tutto, forse perché in maniera inconscia, credo di poter trovare in esso la gioia, ma esiste la gioia, la vera gioia?”

“Le cose di cui si diletta il volgo danno un piacere effimero e a fior di pelle; e qualunque gioia viene dall’esterno è inconsistente. La gioia duratura è quella che nasce e si espande da di dentro. Il vero bene nasce dalla buona coscienza, dai pensieri onesti e dal retto operare, dal disprezzo degli avvenimenti fortuiti, dal sereno e costante sviluppo di un’esistenza che batte sempre la stessa via”.

Intervengo: “Perseguire l’obiettivo fino in fondo caparbiamente, dunque?”

“Sono pochi quelli che decidono saggiamente su se stessi e sulle proprie cose. Tutti gli altri, a somiglianza degli oggetti che galleggiano nei fiumi, non vanno da sé, ma sono trasportati. Dobbiamo stabilire ciò che vogliamo ed essere perseveranti sulla decisione presa.”

Intervengo nuovamente: “Si ma esiste una meta oggettiva? Io ho viaggiato in tutti i continenti, quando credevo di essere prossimo alla meta mi risvegliavo nel caos più completo.” Il Maestro scrutò nuovamente nel fondo dei miei occhi e con toni bassi riprese il suo dire: Ti meravigli di non essere riuscito a liberarti dalla tristezza e dalla noia, malgrado i lunghi viaggi e i luoghi visitati. È l’animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi. Socrate disse – a uno che si lamentava per lo stesso motivo – ‘Perché ti meravigli che non ti giovino i viaggi? Tu porti in ogni luogo te stesso; t’incalza sempre lo stesso male che t’ha spinto fuori’. Nessun luogo ti piacerà finché non avrai abbandonato il peso che hai nell’animo. Ora tu non viaggi, ma vai errando e sei spinto a passare da un luogo ad un altro, mentre quello che cerchi, la felicità, si trova in ogni luogo. L’unico bene, la condizione fondamentale per una vita felice, è la fiducia in se stessi.” Intervenni: “ma qual è la via che conduce alla verità” Lui rispose: “I nostri maestri ci hanno lasciato non verità già definite, ma problemi da risolvere. Io tengo gran conto del pensiero dei nostri maestri, ma rivendico qualche diritto anche al mio pensiero.”  “Va tenuto in conto il pensiero dei Saggi, ma dobbiamo osare anche noi?”

“Considera gli uomini singolarmente e nel loro insieme: tutti vivono con lo sguardo rivolto al domani. Mi chiedi che male c’è in questo? Un male immenso. Essi non vivono, ma sono sempre in attesa di vivere. Rimandano tutto al futuro. Alcuni cessano di vivere prima di cominciare”.

Maestro ma qual è il mezzo per raggiungere l’obiettivo?”  “Dobbiamo preferire la ricerca della saggezza a ogni altra occupazione. La letizia viene meno a chi non ha raggiunto la perfezione, mentre la gioia del saggio ha una continuità che non si spezza per nessun motivo. Essa, infatti, non dipende da altri né attende il favore della fortuna e degli uomini. La felicità del saggio è tutta intima: non può uscire dall’animo, perché non vi è entrata, ma è nata nell’animo stesso.” Ripresi a parlare e traspariva, dal modo in cui pronunciavo le parole, una flebile ansia, mi vennero allora in mente le sedute dallo psicologo e i suoi consigli, per contenerla.

Mi aiutava a risolvere il problema con l’approccio Cognitivo Comportamentale, ampiamente dimostratosi valido, tanto da essere introdotto nelle linee guida internazionali che indicano i percorsi di cura più adeguati. Mira a eliminare i timori esagerati e i comportamenti di controllo ed evitamento che mantengono i disturbi d’Ansia, nel tentativo di riacquisire un senso di sicurezza e di confidenza nelle attività della vita quotidiana. Per raggiungere tale obiettivo, la Terapia Cognitivo Comportamentale (Caselli, e coll.) si serve di:

  • Interventi psicoeducativi – al paziente vengono fornite nuove modalità di lettura di pensieri e stati d’animo.
  • Tecniche di esposizione – si stabiliscono con il paziente graduali step per affrontare l’evento o la situazione temuta, in modo da confrontarsi con le paure temute in diversi contesti, solitamente da quello meno fastidioso al più spaventoso.
  • Eliminazione dei comportamenti di controllo – a volte talmente abituali da risultare automatici, i comportamenti di controllo sono tutte le azioni messe in atto per prevenire l’evento temuto (evitare di andare in certi luoghi, di trovarsi in determinate situazioni…). Spesso sono proprio i costi che le strategie di controllo implicano a convincere la persona del bisogno di aiuto.
  • Ristrutturazione cognitiva – si identificano e discutono i pensieri che mantengono la sintomatologia ansiosa, ad esempio le convinzioni di pericolo o la tendenza a catastrofizzare un evento spiacevole.

Sedata l’ansia mi rivolsi nuovamente al mio interlocutore che attendeva pazientemente: “Vivo ora in un posto colmo di quiete e pure spesso mi riscopro inquieto”. “Non il silenzio esterno, ma il placarsi delle passioni dà la vera quiete. Non il fiume, né le querce giganti ti doneranno quiete, solo quando questo tua sconfinata ansia di capire si sarà placata potrai cogliere la quiete”.

“Ma può esistere quiete in questa vita o la quiete appartiene solo al dopo? Potrà esistere mai quiete se non riusciamo a fare luce sul dopo?”

“Liberiamoci da questa smania di vivere e impariamo che poco importa in quale momento soffriremo quello che, presto o tardi, dovremo soffrire. Che è importante vivere bene, non vivere a lungo; e che spesso vive bene chi non vive a lungo. Addio.”

Lucio Anneo Seneca si voltò, in modo deciso, e senza più guardarsi indietro si allontanò. Lo persi di vista solo quando lasciò la via Sacra, per svoltare nella strada alla sua sinistra. Scomparve dietro la Basilica Emilia, mentre Roma si specchiava nel celeste tenero del cielo e si apprestava a vivere un’altra giornata da padrona della Terra.

di Vincenzo Capuano

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