Di alcune “amenita’” al tempo del coronavirus (di G. Fauceglia)

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In questo tempo di pandemia e di emergenza sanitaria avevamo sentito la mancanza degli interventi del dott. Davigo. Ma il nostro ha recuperato il tempo perduto. Profittando delle disposizioni in tema di organizzazione delle attività giudiziarie, anche con il possibile ricorso alle udienze da remoto, il dott. Davigo, che sogna un processo penale senza avvocati e con imputati privi di difesa (come potrebbe essere diversamente da chi ritiene che l’assoluzione è il premio ad un colpevole che “l’ha fatta franca” ??), e forse anche senza “Giudici” terzi ed indipendenti, ha lanciato la provocazione della celebrazione di un processo penale senza udienza ovvero, meglio, con una udienza da remoto.

E’ evidente il tentativo di privare di ogni reale valore la discussione e l’emersione dibattimentale della prova, nonché l’efficacia di quel contraddittorio incrociato che caratterizza la dialettica tra difesa ed accusa nel processo accusatorio.

Non oso pensare a quante disfunzioni tecniche potrebbero verificarsi nel “sistema” e come queste potranno inficiare le stesse deposizioni dei testi o le difese degli avvocati. Ma non fa niente.  Probabilmente, secondo il nostro, l’arringa o le deduzioni difensive sono elementi inutili e dannosi per poter pervenire alla aspirata condanna. A questo punto, potremmo – profittando della pandemia – addirittura “abrogare” il dibattimento ed eliminare gli avvocati (come inutili orpelli) dal processo.

Si dimentica, però, il richiamo fatto dal Presidente della Corte Costituzionale sulla certezza ed intangibilità delle norme costituzionali, che non possono essere limitate o incise dalla legislazione di emergenza sanitaria, e tra queste ricorderei proprio il diritto di difesa, da esplicarsi in un processo che garantisca “la parità delle armi” e l’effettività dell’attività difensiva.

Altra questione “amena” è il ricorso frequente, nelle numerosissime conferenze stampa e dichiarazioni governative, al termine “liquidità”, che con grandi promesse è stata garantita alle imprese italiane sull’orlo del collasso. A proposito, l’agenzia internazionale Fitch ha declassato il rating sui titoli di Stato  italiani a BBB, con pericoloso avvicinamento ai titoli cc.dd. “spazzatura”, rappresentando che l’Italia ha sprecato in questi ultimi anni molti dei risparmi consentiti da interessi più bassi sul debito pubblico.

Il declassamento è stato accolto con stupore ed irritazione sia dalla Banca d’Italia che dal Ministro dell’Economia, il quale, però, dimentica di essere componente di un Governo in cui una forza politica addirittura propone ulteriori interventi assistenziali (reddito di emergenza) e si disinteressa del sostegno alle imprese, senza il quale non vi può essere né ripresa economica né sviluppo, e magari pensa anche ad una patrimoniale punitiva per il ceto medio.

Invero, il Governo, per pura esigenza di propaganda, confonde “liquidità” con “debito”: alle imprese servono soldi veri e non debito, servono contributi a fondo perduto per far ripartire le aziende, specie nel settore turistico e nell’edilizia; servono contratti di appalto per opere e servizi, liberati dalle pastoie burocratiche,  dai ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali o dai provvedimenti di sequestro penale, che – ed è sotto gli occhi di tutti – sono solo idonei a bloccare per decenni l’esecuzione dei contratti e degli appalti.

Ciò, naturalmente, non esime da una rivisitazione delle norme anticorruzione, che hanno solo bloccato i processi decisionali della pubblica amministrazione, senza apportare un beneficio concreto nella lotta al “malaffare”.

Infine, una terza, ma non secondaria questione, che attiene questa volta alla  denominata Fase 2, in cui va ricercato un giusto equilibrio tra esigenze della produzione e quelle della tutela della salute. La confusione è alta sotto il cielo: sfido chiunque a comprendere le scelte concrete del Governo, su cui si innestano quelle di alcuni Governatori regionali, affetti da sindrome di onnipotenza imperiale (utilissima a fini elettorali): aperura il 4 maggio oppure no ? cosa accade l’11 maggio ? si protrae il lockdown sino al 18 maggio ed oltre ?.

La crisi cancellerà oltre mezzo milione di posti di lavoro, l’ingresso sul mercato del lavoro sarà precluso per anni a centinaia di migliaia di giovani, per cui vi è bisogno di scelte politiche non solo di studi epidemiologici (in tal caso, l’inossidabile prof. Burioni potrebbe essere nominato Presidente del Consiglio, con Fabio Fazio Sottosegretario alla Presidenza). Quanto sta accadendo in Germania, con l’aumento dei malati, deve però farci riflettere, la ripresa deve essere progressiva e ragionata, ma non può essere rimandata all’infinito, in assenza di qualsiasi prospettiva seria.

Ho rappresentato tre questioni sulle quali il dibattito è come sempre divisivo, guelfi e ghibellini si contendono il campo, ma, in questo momento, forse, sarebbe necessaria più consapevolezza e responsabilità, quello che gli italiani chiedono ad un classe politica, che si presenta un tantino dandy.

Giuseppe Fauceglia  

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5 COMMENTI

  1. “Si disinteressa del sostegno alle imprese” non mi pare proprio. Intanto, c’è la cassa integrazione, quindi l’impresa si è disfatta praticamente gratis del fardello degli stipendi dei dipendenti: questo ha sostenuto l’impresa o no? Inoltre, ci sono una moratoria sui prestiti, la garanzia Sace, il potenziamento del Fondo di Garanzia e diverse altre misure. In totale, tra famiglie e imprese si è arrivati a 750 miliardi. Poi, se si deve fare come succedeva con una famiglia italiana di industriali divenuta praticamente una azienda parastatale a forza di “assistenzialismo”, ce lo faccia sapere, così come Paese ci mettiamo nell’ottica di sostenere nuove generazioni di geniali prenditori.

  2. Liberisti d’accatto invocano l’intervento statale quando sono in difficoltà e invocano mani libere da lacci e lacciuoli quando si tratta di massimizzare i profitti.

  3. Va bene questa rubrica della cui presenza mi sfugge la ratio, ma credo che il nostro in questione sia un avvocato, un professore universitario di materie giuridiche, non un economista, quindi tante cose non gli sono note.

  4. Senza la cassa integrazione (in massa), l’accesso al credito agevolato e tanto altro le imprese italiane avrebbero chiuso direttamente. Chi sostiene il contrario dovrebbe indicare cos’altro si sarebbe potuto fare. Inoltre, in un periodo come questo, attaccare eventuali misure di contenimento della miseria, oltre che insensato, mi sembra anche ingiusto (come dovrebbe campare la gente?)

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