Batterio in ospedale: secondo caso ad Eboli, vittima una anziana

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C’è preoccupazione ad Eboli per quanto avviene in alcuni reparti per la presenza di presunti batteri. Nelle ultime ore, nella struttura sanitaria, è deceduta un’anziana affetta da patologie ed anche dal clostridium, un batterio che i sanitari hanno combattuto in tutti i modi con terapie antibiotiche, e che potrebbe essere la causa del decesso.

«La situazione è sotto controllo – ha affermato a Il Mattino il direttore sanitario dell’ospedale Maria Santissima Addolorata, Mario Minervini –.

All’ospedale di Eboli ci sono altri pazienti affetti da pericolosi batteri, e una donna è in fin di vita. Il decesso della signora, avvenuto venerdì scorso, potrebbe essere legato al clostridium solo per pura coincidenza e, tenuto conto che la donna era affetta da altre patologie, potrebbe essere che il batterio non abbia influito sullo stato della signora. Purtroppo, però il clostridium e l’acinetocbacter, altro batterio, sembrano annidati nel reparto di medicina del Santissima Maria Addolorata. Un mese fa un anziano, di 72 anni, fu ricoverato sempre all’ospedale di Eboli dopo una rovinosa caduta dal tetto della sua abitazione

L’allarme era stato lanciato dall’ospedale Cotugno di Napoli dopo il trasferimento del paziente che, da Eboli, era giunto presso il nosocomio napoletano in fin di vita. Solo lo scorso 17 settembre l’Asl di Salerno aveva disposto la chiusura momentanea del reparto di medicina, su disposizione del direttore Mario Minervini, per procedere alla sanificazione della zona, proprio dopo l’identificazione del batterio acinetobacterbaumanni.

In quell’occasione tre erano i pazienti ultraottantenni risultati infetti. Il numero è successivamente aumentato e, ad oggi, i pazienti, sarebbero 7- scrive Le Cronache – . Di questi due donne, una delle quali in fin di vita e i medici stanno provando tutte le terapie previste per salvare la vita. L’altra donna, invece, è risultata negativa al tampone di controllo.

Nel frattempo diversi medici restano in isola mento precauzionale, onde scongiurare una ulteriore diffusione dell’infezione. La paziente più grave è stata sottoposta ad emocoltura per verificare se l’infezione sia dovuta anche all’altro batterio.

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