La seconda ondata Covid frena la richiesta di mutui, crollano i consumi

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Anche il mercato dei mutui, che aveva dato prova di resistenza e capacità di rimbalzare durante la tregua estiva, ha tirato il freno a mano mentre la cartina d’Italia iniziava a colorarsi di rosso e arancione e le misure restrittive tornavano a minare la fiducia delle famiglie.

Un indicatore della cautela con la quale gli italiani stanno affrontando questa seconda ondata e che va a braccetto con il balzo della liquidità lasciata in banca e arrivata ormai a superare quota 1.700 miliardi, hanno accertato i dati Abi, dopo una crescita di 32 miliardi in ottobre per arrivare a un livello di 1.714 miliardi.

Crescita dei depositi, calo dei consumi. Visco: “Non ritirare sostegni”

Secondo i numeri diffusi martedì dall’Associazione delle banche, è come se gli italiani avessero messo da parte il controvalore di una intera manovra finanziaria, in un solo mese. I depositi di ottobre sono infatti saliti del 9,5% a 1714 miliardi di euro: in valore assoluto su base annua i depositi sono saliti di oltre 149 miliardi di euro.

Cifre commentate dal vice dg Abi, Gianfranco Torriero, ricordando che “il risparmio di per sé è positivo e le banche devono poter contare su esso per finanziare” famiglie e imprese “ma, come ha detto anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, i depositi devono essere mobilizzati. Per questo vanno create le condizioni per poter avere maggiori investimenti e quindi un miglioramento della crescita economica”.

Lo stesso governatore, d’altra parte, nell’intervento al meeting in streaming “The Global Foundation – Rome Roundtable 2020” è tornato oggi ad ammonire sul fatto che “la ripresa che ha preso piede nel terzo trimestre dell’anno, sebbene vigorosa, è parziale e fragile” e per questo “le autorità fiscali e monetarie dovrebbero continuare a fornire sostegno e adattare prontamente la propria azione all’evolversi della situazione”.

Secondo il numero uno di Palazzo Koch, “ritirare il sostegno troppo presto e l’assenza di un intervento tempestivo, se necessario, potrebbe mettere a repentaglio la ripresa e aggravare le perturbazioni sociali”.

Consumi al palo per servizi ricreativi, alberghi, ristoranti

Sul fronte delle spese, invece, sta accadendo il contrario. Una spia del circolo vizioso tra risparmi e mancati consumi è emersa oggi dall’indicatore congiunturale della Confcommercio, secondo il quale le spese sono scese dell’8,1% rispetto allo stesso mese del 2019 interessando “in misura più immediata e significativa la filiera del turismo, servizi ricreativi (-73,2%), alberghi (-60%), bar e ristoranti (-38%)”.

Indicazioni preliminari che portano l’associazione a prevedere un contraccolpo sul Pil nell’ordine del 4% sull’intero ultimo trimestre dell’anno, a meno di un “eccezionale ma improbabile” recupero di dicembre. Se l’anno dovrebbe comunque restare intorno al -9%, visto il rimbalzo che era stato superiore alle attese nel terzo periodo, non è certo un buon viatico per iniziare il 2021.

Anche i finanziamenti per la casa tornano in rosso

Restando ai mutui, l’ultimo aggiornamento sul mercato è arrivato dalla Bussola di Crif e MutuiSupermarket e mostra chiaramente il duplice andamento in forte accelerazione estiva e di nuovo in sofferenza negli ultimi tempi. Nel primo semestre dell’anno, nonostante il lockdown primaverile, il valore aggregato delle nuove erogazioni è salito del 10% sul 2019, 2,2 miliardi di euro in più.

Le banche erano dunque riuscite a chiudere le operazioni che erano state avviate prima della crisi e a riprendere il filo subito dopo maggio, sfruttando anche il fatto che i tassi schiacciati verso il basso hanno aumentato la convenienza da parte delle famiglie a sottoscrivere nuovi finanziamenti.

Su internet ad esempio, il 90% delle richieste ha riguardato indebitamenti a tasso fisso, proprio per cogliere l’occasione di garantirsi per sempre queste condizioni: i costi non sono troppo distanti da quelli variabili. L’esempio portato nel rapporto è per acquistare una casa di valore 220.000 euro con un mutuo di 140.000 euro a 20 anni: comporta un tasso di interesse fisso pari allo 0,40% mentre per l’omologo mutuo il tasso di interesse variabile risulta essere pari allo 0,30%.

Queste condizioni extra-favorevoli hanno rinnovato la convenienza a surrogare i vecchi finanziamenti, anche per chi aveva aperto relativamente da poco tempo i propri mutui e quindi aveva già sfruttato le occasioni generate dall’attivismo della Bce. Ma nel 2020 sono anche andate a crescere le nuove richieste con finalità d’acquisto, il cui peso è arrivato – sul canale online – al 46% delle richieste raccolte nel terzo trimestre, dice la Bussola.

“Questa progressiva inversione di peso fra la finalità surroga e acquisto sul canale online è correlata a una serie di fattori: da un lato, valutazioni degli immobili che continuano a rimanere a livelli sempre molto interessanti, dall’altro tassi di interesse che permangono a livelli di minimo da diversi trimestri e un bacino di potenziali mutuatari interessati alla surroga del proprio mutuo che si restringe sempre più nel corso del tempo”.

Se si guarda alle vere e proprie istruttorie formali presentate sul Sistema di Informazioni Creditizie di Crif, dopo il congelamento primaverile a causa lockdown le richieste di mutuo hanno segnato un progresso sensibile durante i mesi estivi: +13,3% a giugno, 30,1% a luglio, +33,7% ad agosto e +13,0% a settembre.

“Le rilevazioni relative alle prime tre settimane di ottobre, però, mostrano una brusca interruzione della dinamica positiva (con una flessione prossima al -8%) che potrebbe essere riconducibile anche alla crescente preoccupazione delle famiglie per il veloce aumento dei casi di positività al Covid-19 nel nostro Paese e alla conseguente riprogrammazione degli impegni di spesa più onerosi, come nel caso dell’acquisto di un’abitazione”.

Proprio sul fronte del superbonus, Stefano Magnolfi, executive director di Crif Real Estate Services, ne spiega l’importanza ricordando che uno studio promosso dalla Commissione Europea e coordinato da EMF (European Mortgage Federation) che ha preso in esame circa un milione di linee di credito di cui quasi 100 mila con dati relativi all’efficienza energetica degli immobili abbia dimostrato che “esiste una correlazione negativa fra efficienza energetica degli immobili e rischio di credito, ovvero che più elevata è la classe energetica, minore è il rischio che il mutuo vada in default”.

Fonte: LaRepubblica

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