Zona gialla e zona arancione, verso parametri più severi

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La statistica va molto più lenta del virus, specialmente della nuova versione determinata dalla variante inglese. Bisogna cambiare e introdurre parametri più severi e valutazioni dei dati ogni 15 giorni. La tempistica del sistema di valutazione va rivista: si prendono decisioni su dati che spesso sono riferiti a 10-14 giorni prima.

Niente lockdown alleggerito o zona arancione scuro in tutta la Penisola. Al contempo, però, si chiede di modificare il sistema in due direzioni: il primo è rendere ancora più rigorose le regole dell’arancione, aumentarne l’efficacia. Una sorta di arancione rafforzato. Dall’altro, si spinge perché ci siano maggiori aperture in fascia gialla.

A fare paura adesso è infatti la diffusione delle varianti, in particolare di quella inglese, in media al 35%, che potrebbe compromettere la campagna vaccinale, già problematica di suo. Nel verbale della cabina di regia di ieri si legge che “la diffusione della variante inglese, riscontrata su gran parte del territorio nazionale, comporta un aumento della trasmissibilità compresa tra il 36.3% e il 39.0%”.

Se da una parte la proroga del divieto di spostamento oltre i confini regionali sembra ormai certa, ancora in forse è il secondo provvedimento di cui si sta discutendo, ovvero una zona arancione nazionale. Per questa servirà un confronto tra governo e governatori. Molti di loro vorrebbero modificare il sistema attuale di divisione per fasce di colore.

Le Regioni starebbero stilando un documento da sottoporre sia al premier Draghi che ai ministri della Salute Roberto Speranza e agli Affari regionali Mariastella Gelmini. Il documento potrebbe includere come proposta quella di colorare tutta l’Italia di arancione per circa un mese., così da cercare di arginare la diffusione delle varianti.

Di sicuro, ciò che tutti i presidenti chiedono è di evitare le continue aperture e chiusure che creano confusione sia ai cittadini che agli esercenti, penalizzando anche questi ultimi.

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