Immunologo Mantovani: “Estate soft, autunno possibile 4^ondata. Fuori tunnel dopo Natale”

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L’emergenza Covid è in una delle sue fasi più critiche. Siamo in piena terza ondata, i vaccini vanno a rilento e molti italiani guardano con speranza all’arrivo dell’estate, che potrebbe rappresentare una pausa nella diffusione del virus. Ma non bisogna essere troppo ottimisti perchè con le varianti il rischio della quarta ondata è reale e  la prospettiva di uscire dalla pandemia non è imminente, anzi. Probabilmente ci vorranno ancora parecchi mesi, fino alla fine del 2021 .

Covid quando finirà? Ecco lo scenario tracciato da Alberto Mantovani (direttore scientifico Humanitas Milano)
“Se ci impegneremo il Natale prossimo sarà più normale del passato. L’estate potrebbe essere una tregua, ma senza le illusioni dell’anno scorso”. A dichiararlo è Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano, in un’intervista al quotidiano La Stampa.

Innanzitutto, la variante inglese complica la situazione: “Il British medical journal e Nature danno gli stessi numeri: la variante inglese è più infettiva, ma aumenta anche la mortalita’ dal 30 al 60 per cento. Oltre a contagiare di piu’ uccide maggiormente e per questo bisogna vaccinare in fretta”.

Ma ci sono anche altre varianti che destano preoccupazione: “Non possiamo dimenticare che si tratta di una pandemia e due delle attuali varianti che ci preoccupano sono nate in Sudafrica e in Amazzonia. Solidarieta’ e sicurezza camminano insieme. L’associazione Medici con l’Africa, che sostengo, si occupa di portare i vaccini a tutti”.

E per quanto riguarda le polemiche sui vaccini, in particolare su Astrazeneca e il rischio di tromboembolie? Mantovani sul vaccino di Oxford spiega: “Già a novembre dai primi studi pubblicati si capiva che dava una buona risposta negli over 65. Poi nelle sperimentazioni cliniche il numero di anziani è stato relativamente basso. L’Ema lo ha autorizzato comunque per tutti, mentre Germania e Italia sono state più conservative” ma nel Regno Unito “su 25 milioni di vaccinati ci sono stati 30 casi per Oxford e 38 per Pfizer, tutte tromboembolie al momento non collegabili ai vaccini” tanto che “con le dovute proporzioni i casi avversi europei equivalgono gli inglesi, dunque la spiegazione e’ sociologica o politica”.

Fonte Affari Italiani

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